Google: dalle nuove funzionalità audio-video ai corsi universitari

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Ottimizzazione dei contenuti audio digitali e l’entrata a gamba tesa nel mondo della formazione universitaria sono due delle novità in casa Google

L’estate 2020 delle Big Tech è stata alquanto movimentata tra l’audizione davanti al Panel Antitrust della Commissione Giustizia del Congresso americano che ha visto impegnati per oltre 5 ore di fila i CEO di Amazon, Apple, Google e Facebook a rispondere al fuoco bipartisan repubblicano e democratico in merito ad un’indagine di oltre un anno relativa alle pratiche commerciali controverse da loro condotte, a tutte le nuove dinamiche innescate dalla pandemia che li coinvolgono, mettendo sempre più in evidenza nuove situazioni e bisogni a cui saper rispondere, declinandole dal globale al locale. Tutti i trend tecnologici in essere, e i loro spill over, accelerati dall’imminente urgenza di risposta, stanno incentivando sempre le uscite di nuove funzionalità ad un ritmo serrato per battere i competitor, e facendo coincidere un vantaggio competitivo e ricadute positivi per i propri utenti, soprattutto viste le difficoltà che la pandemia sta accentuando sempre più.

 

 

In particolare, Google si sta concentrando sulle tecnologie audio e video, annunciando nuove funzionalità audio in Display & Video 360 per semplificare il processo di creazione degli annunci e la possibilità di consultare la nuova sezione di inventario audio di Marketplace. Tale soluzione è volta ad offrire agli utenti di Display & Video 360 funzionalità di ricerca facile e veloce dei publisher e degli inventari dei publisher più adatti agli obiettivi e alle impostazioni delle campagne. Sempre nell’intento di supportare i publisher nell’ottimizzazione dei loro contenuti audio digitali, Google Ad Manager sta aggiornando il supporto per gli annunci audio con nuove funzionalità come Dynamic Ad Insertion, la monetizzazione programmatica e nuove capacità di previsione audio. Con l'ausilio di queste nuove funzionalità, i publisher avrebbero l'opportunità di monetizzare i loro contenuti audio digitali mentre gli inserzionisti sarebbero in grado di raggiungere un pubblico più rilevante e gli ascoltatori potrebbero sperimentare annunci di migliore qualità.

Su un piano decisamente differente, ma altrettanto strategico, è da registrare il lancio da parte del colosso di Mountain View di una sorta di “Google University”, che rilascerebbe, nello specifico, il cosiddetto Google  Career Certificate. Il progetto, che è – per ora – circoscritto agli USA, farebbe in modo che corsi universitari dal costo massimo di 300 dollari in materie d’interesse per il core business di Big G e della sua filiera (Data Analysis, Project Management, UX Design, IT Specialist, ecc.) fossero equipollenti a titoli di studio quinquennali o esennali rilasciati da università vere e proprie. Tale iniziativa in ambito formativo di Google, in altri termini, mirerebbe a bypassare il tradizionale sistema universitario e i suoi ingenti fardelli di costi e tempo, in quanto inadatto alle logiche di flessibilità di programmi e tempistiche per l’entrata sul mercato del lavoro. Il trend delle piattaforme online per la formazione è al momento, inoltre, “popolare” tra gli studenti e il corpo docente, dato che durante il periodo del confinamento hanno trovato in piattaforme tech (come G Suite, ad esempio) uno strumento funzionale per poter portare avanti i programmi di studio.

 

 

Com’era ovvio aspettarsi, la scelta del Google Career Certificate, ed in generale l'ambizione di accreditarsi come università, ha generato fazioni opposte a favore o contro, soppesando i costi-benefici effettivi da un lato, e l’interesse di un’istituzione privata come Google ad incentivare la rete dei  propri “simpatizzanti”, ospitando all’interno dello stesso corpo formazione e inserimento lavorativo. Facendo parlare i numeri, il fatturato di Google ammonta nel 2019 a 161,857 miliardi di dollari, quasi il 18% in più rispetto all’anno prima, e la digitalizzazione “forzata” degli ultimi mesi gioverà sicuramente anche per la chiusura del bilancio 2020. Dietro tali cifre vi è un ecosistema complesso, per cui la formazione è solo un altro tassello del suo "leverage", della sua influenza generale. Certo è che un percorso di 5-6 anni, non può essere sostituito in 6 mesi, se non altro per l’acquisizione del cosiddetto spirito critico e di tutta una serie di soft skill affini, che, al di là del bagaglio di informativo e di conoscenze tecniche stesso, dovrebbe (non sempre viene fatto, e di certo molto viene demandato alla buona volontà personale) essere prerogativa di ogni esperienza universitaria e scolastica.

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