I social media: dalla chiacchiera da bar al business

Gli opinionisti di Mark Up: Massimo Giordani (da Mark Up 251)

Era il 1999 quando Rick Levine, Christopher Locke, Doc Searls e David Weinberger divulgarono The Cluetrain Manifesto, 95 tesi rivolte a tutte le aziende operanti nel nuovo mercato interconnesso. I mercati sono conversazioni, questo il principio fondamentale introdotto dal manifesto che innescò discussioni accese in tutto il mondo, ben prima dell’avvento dei social media come li conosciamo oggi. A distanza di 17 anni, con oltre due miliardi di iscritti ad almeno una piattaforma social, pochi dubbi sono rimasti sul ruolo che hanno le conversazioni tra utenti online. Vero è che la stragrande maggioranza dei contenuti riguarda argomenti futili, riconducibili alla classica chiacchiera da bar portata su scala globale, ma ciò non toglie che le aziende capaci di valorizzare le potenzialità dei social media ne stanno traendo reali vantaggi. Quali? In primo luogo, hanno a loro disposizione strumenti capaci di sviluppare un rapporto costo/contatto con i potenziali clienti drasticamente più basso di qualunque altro mass media. Inoltre, e questo è un aspetto importantissimo, tutto ciò che accade online è misurabile e non effimero, sempre a disposizione dell’azienda, a differenza dei tradizionali canali di comunicazione. La tracciabilità del comportamento degli utenti è insita nel web e tutti i social media dispongono di strumenti di analisi più o meno sofisticati, integrabili da sistemi di business intelligence le cui versioni più avanzate si avvalgono di sistemi esperti in grado di effettuare analisi molto complesse. Tutto ciò richiede strategie e investimenti adeguati, altrimenti si rischia di trasferire la chiacchiera da bar in azienda, cosa sconsigliabile in una sana strategia digitale.

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