Il capitolo della crescita rimane senza risposte

Editoriale – Pur riconoscendo la situazione drammatica in cui volgeva il Paese al momento dell'insediamento del governo dei tecnici, è difficile a distanza di quasi un anno condividere le ultime scelte fatte per reperire risorse (da Mark Up 214)

In particolare per quanto riguarda l'ipotesi di
incremento di un punto dell'Iva. La situazione, lo ripetiamo, era drammatica e gli interventi non potevano che richiedere la scure: l'attesa, tuttavia, era che passata la prima fase si arrivasse al tema della crescita, della restituzione del potere di acquisto, di una stabilizzazione se non di una riduzione dell'imposizione fiscale arrivata ormai, per imprese e cittadini onesti, a livelli ben oltre la soglia dell'accettabilità. Purtroppo così non è stato: le manovre, con qualche occhio alla crescita (ma nell'ambito di manovre di sistema, quindi con effetto in tempi molto lunghi) e qualche occhiolino ai tagli alla spesa pubblica improduttiva, hanno riguardato essenzialmente l'aumento dell'imposizione fiscale.
Anche l'ultima ipotesi, contenuta nella legge di stabilità, va in questa direzione: lieve diminuzione delle prime due aliquote Irpef, lieve aumento di un punto (invece di due) dell'Iva. Peccato che proprio l'Iva abbia un effetto moltiplicatore: applicandola maggiorata sul costo dei trasporti, tanto per fare un esempio pratico, si finisce per l'aumentare indirettamente il prezzo del prodotto per il consumatore finale, che si vedrà scaricare addosso tutti i singoli aumenti sopportati in ogni passaggio della lunga filiera che in Italia collega il produttore al consumatore.
Senza dimenticare, al netto di ogni considerazione, che gli sgravi Irpef per la famiglia media verranno ampiamente annullati proprio
da un eventuale incremento dell'Iva. Che il nostro governo non sappia queste cose, considerato il valore dei tanti tecnici che lo compongono, è ipotesi altamente irrealistica. Sorge quindi spontanea la domanda: perché? Per quale motivo si continuano a spremere i contribuenti onesti invece di tagliare la spesa improduttiva? Per quale motivo il tanto annunciato piano Giavazzi è partito come una montagna (dieci miliardi di euro di risparmi) e se tutto va bene partorirà un topolino (meno di un miliardo)? Per quale motivo le dismissioni delle proprietà pubbliche viaggiano con il rallentatore (quando va bene) mentre per aumentare il carico fiscale su famiglie e imprese basta qualche ora di consiglio dei ministri? Per quale motivo la prima ipotesi per evitare l'aumento dell'Iva è la richiesta di un contributo di solidarietà ai redditi più alti? Insomma, per quale motivo è sempre e solo l'incremento delle tasse il sistema che si trova per reperire risorse? Le risposte, come sempre, non arriveranno: resta però un dato certo, ossia che la ripresa in queste condizioni è impossibile. È destinata a restare una chimera per un Paese in ginocchio al quale, sotto le ginocchia, vengono anche sparse manciate di sassolini appuntiti. Per trovare soluzioni diverse, più che la fantasia, occorrerebbe mettere in pratica le idee che molti dei tecnici oggi al governo hanno mostrato di avere quando, dalle cattedre universitarie, ci insegnavano come si poteva intervenire per risanare uno Stato malato. Ma tra quelle idee l'aumento dell'imposizione fiscale, Iva in testa, non ha mai trovato posto.

ml@ilsole24ore.com

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