Il futuro del retail sarà dell’intelligenza artificiale?

Gli opinionisti di Mark Up (da Mark Up n. 278)

Chiunque abbia fatto acquisti online conosce il meccanismo dei consigli per i clienti. Questa è solo la più banale delle applicazioni dell’Intelligenza artificiale: l’algoritmo permette ai rivenditori di consigliare ai clienti prodotti su misura, in base agli acquisti precedenti. Pensate che, secondo le stime, oltre il 30% delle vendite di Amazon sarebbe generato da queste funzionalità.
Molti brand del retail fisico stanno cominciando ad applicare le tattiche “intelligenti” dell’online: non solo i consigli personalizzati, ma anche sistemi di monitoraggio per raccogliere, nel punto di vendita, lo stesso tipo di dati forniti dal traffico digitale (monitorando il percorso fisico seguito dal cliente all’interno dello store). E ancora: grazie al riconoscimento dell’immagine, la stessa Ikea, solo per fare un altro esempio, già consente ai clienti di fotografare le immagini nel proprio catalogo al fine di recuperare informazioni sul prodotto, cambiare colori e persino vedere che effetto farebbe nella loro casa.
Scenari ricchi di opportunità per le imprese, ma anche per i consumatori, a condizione però che non venga trascurata l’etica che deve ispirare il ricorso all’Intelligenza artificiale: ce lo chiede l’Europa che sollecita i Paesi membri all’elaborazione di strategie volte a facilitare gli investimenti, la formazione di nuove competenze e lo sviluppo dell’Ai nel rispetto dell’individuo. Proprio su questo versante potrò dare un contributo in prima persona, essendo stato selezionato dal ministero dello Sviluppo Economico per far parte del gruppo di esperti di alto livello per l’Intelligenza artificiale.

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