Il nuovo ruolo delle città e il contributo culturale

Un punto di partenza per un progetto di rigenerazione urbana è il coinvolgimento di una molteplicità di elementi che permettano all’insediamento di vivere di vita propria. Il “Creative Europe: Towards the next Programme Generation” redatto per il comitato Cult (Cultura ed Istruzione) del Parlamento europeo utilizza questo approccio

È un tema preso in considerazione anche a livello istituzionale quello evidenziato dal “Creative Europe: Towards the next  Programme Generation” redatto per il comitato Cult Cultura ed Istruzione del Parlamento europeo. I settori economico e creativo impattano sull’economia, con oltre 12 milioni di posti di lavoro a tempo pieno (7,5% della forza lavoro dell’Ue) e 509 miliardi di euro di valore aggiunto al Pil dell’Ue. E tutto ciò avviene nelle città. Da qui uno strumento innovativo messo a punto dal Direttorato Generale della Commissione europea  Joint Research Centre  che ha realizzato una metrica di valutazione di 168 centri cittadini europei con una classificazione parametrica innovativa. Un set di indicatori che descrivono il livello di “fermento culturale”, di “economia creativa” e di “ambiente abilitante” di una città, utilizzando dati quantitativi e qualitativi.

 

 

L'importanza delle città e delle regioni per i settori culturali si riflette anche attraverso gare d'appalto e inviti a presentare proposte ad hoc finanziate dall’Ue nel quadro della sezione transettoriale, vale a dire una sezione di finanziamenti aventi lo scopo di facilitare l'accesso al credito da parte delle Pmi e delle organizzazioni attive nei settori culturali e creativi. Più nello specifico, la sezione transettoriale sostiene "lo scambio transnazionale di esperienze e know-how in relazione a nuovi modelli di business e di gestione, ad attività di apprendimento tra pari e alla creazione, tra le organizzazioni culturali e creative e i responsabili politici, di reti legate allo sviluppo dei settori culturali e creativi, promuovendo, ove opportuno, la creazione di reti digitali". Sotto il cappello sezione transettoriale, sono stati pubblicati studi, in particolar modo quello sulle catene di valore creative e sulla raccolta fondi per i settori creativi e culturali. Entrambi gli studi sottolineano, al di là della loro specificità, particolari risvolti del digitale, sia che si tratti del ruolo degli intermediari di internet, di piattaforme online, delle economie di scala create dalla digitalizzazione oppure di iniziative come il crowfounding.

Vi sono, inoltre, numerosi progetti che lavorano direttamente ai punti di contatto tra città, cultura e creatività. Volendo esemplificarne due, entrambi progetti di cooperazione su vasta scala, possiamo citare Future Divercities, un’ iniziativa di 10 partner in Europa e in Canada, tutti attori chiave nel campo di quello che in gergo è chiamato “citymaking” e di nuove forme artistiche, anche digitali, finalizzate alla creazione della Città 3.0 (www.futuredivercities.eu); e Human Cities, un progetto che esplora come gli abitanti (ri)inventino la città contemporanea rendendola in continua evoluzione, soprattutto attraverso esperimenti nello spazio urbano (http://humancities.eu).
Risulta importante sottolineare il ruolo della politica di coesione dell’Ue, che costituisce la seconda voce più ampia del bilancio europeo, con una dotazione finanziaria pari a 351 miliardi di euro per il periodo 2014-2020, e rappresenta la base per moltissime di queste iniziative a vari livelli, sia su scala locale che regionale. In riferimento all’aspetto culturale, infatti, essendo importanti catalizzatori di innovazione, competenze trasferibili e coesione sociale, i settori culturali e creativi possono essere efficacemente integrati in strategie di specializzazione intelligente finanziate dai fondi strutturali e di investimento europei (fondi SIE, noti anche con l’acronimo inglese ESIF - European Structural and Investment Funds). La loro finalità è quella di colmare le disparità economiche e sociali tra le regioni. Infatti, da ciò, deriva anche lo sviluppo dell'economia della conoscenza collegate a un accrescimento complessivo delle competenze  e delle specializzazioni del capitale umano dei territori, che contribuiscono in misura sempre maggiore all'economia attuale e allo sviluppo sociale.

 

 

Il quadro finanziario che l’Europa ha delineato prevede, in ambito culturale, soprattutto priorità per azioni di investimento a favore del rafforzamento della competitività delle PMI culturali, lo sviluppo delle infrastrutture di un turismo culturale e sostenibile, le risorse culturali, la trasformazione del declino delle regioni industriali, lo sviluppo di tecnologie di informazione e comunicazione e il miglioramento dell'accesso ai servizi culturali.
Inoltre, avere indetto per il 2018 l'Anno europeo del patrimonio culturale sta determinando ulteriori opportunità per integrare la cultura nelle priorità di investimento del Fondo europeo per lo sviluppo regionale (FESR).  Il FESR ha come priorità di investimento come, ad esempio, la ricerca, l'innovazione, la competitività delle PMI, lo sviluppo del potenziale intrinseco (determinato dalla stessa struttura e natura del sistema), l'inclusione sociale, l'istruzione e la formazione; e in quest’ottica gli investimenti nel patrimonio culturale dovrebbero contribuire sia allo sviluppo del potenziale intrinseco sia alla promozione dell'inclusione sociale, in particolare tra le comunità emarginate, migliorando l'accesso ai servizi culturali e ricreativi nelle aree urbane e rurali.

Anche l’iniziativa delle Capitali europee della cultura fa in modo che le città vincitrici del titolo siano sempre più valorizzate come laboratori che promuovono l'impegno dei cittadini, lo sviluppo locale e le opportunità di investimento nel risanamento delle città. Sempre più città di dimensioni ridotte e i loro circondari rurali si candidano per il titolo, che sta, pertanto, diventando sempre più regionale. Sicuramente tutto ciò è da tenere d’occhio per migliorare diversi aspetti critici ricorrenti nei territori come la sfida demografica, la necessità di responsabilizzare i cittadini, evitando lassismo e disaffezione alla cittadinanza attiva, e sviluppare migliori partnership tra amministrazioni locali e spazi culturali e creativi.

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