Il rapporto degli utenti con le aziende su Instagram

Il 92% usa questo social per seguire dalle 6 alle 10 aziende. Preferiti i contenuti divertenti. Paga anche la strategia dell'assenza

Dopo aver parlato di come stanno cambiando le performance dell'influencer marketing sui diversi social e di come i brand debbano affinare le relative strategie, passiamo ad un focus sul più ampio rapporto degli utenti con le aziende attraverso Instagram. Ad offrirci un quadro della situazione è la ricerca svolta da Passport-Photo.Online nel mese di maggio 2022, che ha coinvolto 1.040 statunitensi attivi sulla piattaforma tramite uno strumento di sondaggio personalizzato online* (ulteriori dettagli sulla metodologia a fondo articolo).
Un primo significativo risultato che emerge dall'indagine è che il 92% degli utenti usa Instagram per seguire dalle 6 alle 10 aziende. Solo il 29% si posiziona nella fascia 0-5 realtà. Guardando al numero di interazioni con le stesse, il 65% ne ha da una al giorno (20%) a poche volte a settimana (25%), mentre una minoranza si limita a contatti mensili. Se si guarda poi i dati relativi alla semplice visita dei profili dell'impresa/brand, solo il 18% vi naviga con frequenza mensile, mentre per tutti gli altri si va dall'abitudine quotidiana o quasi (40%), oppure settimanale. Si tratterebbe di tendenze, per altro, cui non sottendono particolari differenze generazionali o di genere.

Un rapporto (e dei contenuti) che favoriscono gli acquisti

Se TikTok deve il suo successo all'intrattenimento istantaneo e breve in primis, Instagram ha immagini e foto nella sua natura nativa. Eppure, divertimento e concisione sembrano prendere in parte piede anche qui tra le preferenze, segno di un approccio in evoluzione al social. I primi tre tipi di contenuto che, infatti, dichiaratamente si preferisce vedere sono sul fronte lunghezza quelli più corti, soprattutto quando si tratta di descrizioni nei post (89%), mentre lato tipologia si prediligono i creativi (66%), seguiti dagli informativi (62%) e dai divertenti (58%). La direzione attuale, in sintesi, sembrerebbe quella dell'info-tainment, ma in chiave preferibilmente innovativa (estetica in primis) nonché riassuntiva. Sono le stories il formato preferito (58%), seguite dai post (51%), dai video postati sul feed (47%) e dai reels (41%), mentre a netta distanza si posizionano le dirette (25%).
Un quadro, quello delineato sopra, che non si riduce a passatempo, ma diventa motore per le conversioni. Il 71% degli utenti, infatti, si sente più vicino alle aziende che segue su Instagram. Il 93% degli acquirenti si dichiara altresì meglio disposto a comprare da una realtà con cui crea un legame su Instagram, piuttosto che da altre. Non solo. Il 79% ha ammesso di essere stato invogliato da questo canale all'acquisto anche quando non era nelle sue intenzioni. Per il 71%, poi, si tratta proprio del social preferito per lo shopping, percentuale che sale all'82% tra i giovani Zeta.

Attenzione alla reputazione

Vi è infine un'ultima considerazione da fare. Se è vero che gli utenti sviluppano con le aziende seguite un maggiore legame, è altrettanto vero che il 57% giudica neutralmente la mancata presenza di una realtà/brand su Instagram, segno che non si tratta di un prerequisito essenziale, per lo meno sul fronte della reputazione. Anzi, vi è un cluster del 33% che giudica positiva o molto positiva la scelta di un'azienda di non avere un profilo su questo social, segno che, pure nell'abitudine ormai consolidata, si riconosce in alcuni casi l'utilizzo meramente strumentale e poco dignitoso fatto del canale, nonché quelle che sono le sue criticità. Nel complesso, la situazione sembra invitare ad esserci (imprescindibilmente per alcuni settori come beauty e fashion), ma senza dimenticare una certa cautela rispetto a quello che vuole essere il proprio posizionamento sul mercato. Leggerezza sì, superficialità no.


*Nota metodologica: lo studio si è composto di diverse fasi di ricerca, crowdsourcing e sondaggi. Tutte le risposte date sono state oggetto di controllo qualità a cura di data scientist. Il sondaggio presentava un quesito mirato alla verifica dell’attenzione.

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