Il retail va verso il “grocerestaurant”

A Cibus Connect un dibattito con quattro top retailer nazionali e internazionali ha sottolineato il ruolo chiave della trasversalità dell’experience e della socialità. Grocerestaurant è un insieme di spazi ibridi, dove si può anche mangiare quello che si è comprato nello store

Qualcosa deve sempre sorprendere il consumatore in quello che si potrebbe definire “grocerestaurant”, un insieme di spazi ibridi, dove si può anche mangiare quello che si è comprato nello store.  E dove tutto è controllato da big data, mentre la scelta d’acquisto è suggerita da un voice device basato sull’intelligenza artificiale. Punta sui concetti di experience multisensoriale, comunità, socializzazione, trasversalità, tecnologia e omnicanalità il retail 4.0.

Questo scenario è già il presente. Ed è stato raccontato in un incontro che si è tenuto a Parma, a Cibus Connect (Dal category management alla supply chain strategy:  i best case history internazionali nel rapporto tra distribuzione e industria alimentare), moderato da Cristina Lazzati direttore di Mark Up, Gdoweek e Fresh Point Magazine. A illustrare i modelli del futuro, i rappresentanti di quattro top retailer nazionali e internazionali, Hankyu Oasis (Giappone), Amazon, Freshippo-Hema (Cina), esordiente in un convegno in Italia, e Unes-Viaggiator Goloso.

La ricerca di PwC

A dare un overview del mercato internazionale una sintesi di due ricerche presentata da Erika Andreetta, partner di PwC (Changes and challenges in the retail & consumer ecosystems) focalizzate da una parte sulle aspettative e priorità degli amministratori delegati e dall’altra su quelle dei consumer.

Nel ricco dossier presentato, spiccano alcuni dati su cui riflettere. Il primo, che ha preso come campione 1.378 Ceo da 91 Paesi, di cui il 30% nel settore retail & consumer good,  dice che in un quadro di sfiducia crescente sulla crescita dei fatturati nel prossimo triennio, il 49% dei ceo consumer punta su piani di internazionalizzazione. E i primi tre mercati sono Usa, Cina e Uk (la ricerca è stata fatta prima dell’accordo di libero scambio tra Ue e Giappone).

Un secondo elemento trasversale è la difficoltà ad avere dati sulla supply chain e la mancanza di figure chiave che sappiano leggerli. Mancano, insomma, i data scientist, figura carente negli stessi Usa, come ha rilevato uno studio di McKinsey Global. In ambito consumer è un altro dato rilevante: il 9% dei consumatori globali (su un campione di 21mila di 27 Paesi) utilizza un voice device per gli acquisti. E il 55% dice che migliora l’esperienza. Un elemento disruptive, tanto che l’84% dei ceo mondiali ritiene che sarà l’intelligenza artificiale il vero game changer dei prossimi 5 anni.

I casi internazionali: Freshippo (Alibaba)

Prodotti ordinati online spediti a domicilio in 30 minuti, un modello che rende gli acquisti piacevoli grazie alla digitalizzazione più totale, senza casse tradizionali, i cibi acquistati nel grocery e cucinati negli on-site eatery, i ristoranti, i pesci in acquari didattici per i bambini.

creative esperience e servizi, raccontati da Shirley Xue,senior marketing leader di Hema- Freshippo ( gruppo Alibaba) in 150 store dislocati in Cina. E che diventeranno 300 entro la fine dell’anno

Una crescita vertiginosa dalla nascita nel 2015, basata sull’innovazione. Da Shangai a Pechino, questi luoghi offrono percorsi emozionali. Fino al ristorante robotico aperto a Shangai con i piatti trasportati su nastri da robot-camerieri. Fare comunità è la chiave. Il retail diventa un mix tra un mercato rionale e una food entertainment. “Nello store si sceglie l’aragosta e lo chef che la prepara sul posto”. Massima tailorizzazione. Ma tutto è tecnologico. La piattaforma è governata da big data che controllano la spedizione in tempo, la filiera, l’assortimento prodotti (20mila referenze), la strategia dei prezzi. Con la possibilità di acquisti, nelle grandi città, in un cloud store delle merci, non ancora arrivate in negozio.

Dalla Cina al Giappone: Oasis

Questa trasversalità è un fil rouge internazionale. Il ruolo del supermercato è chiamato a seguire i cambiamenti sociali, come ha fatto notare Shunsuke Ozaki, executive officer di Hankyu Oasis, una catena di 78 store nella regione di Kansai. Living & dining: la socialità è la chiave.  E un retail deve offrire servizi come i caffè, luoghi per ritrovarsi.

Che i festival del cibo italiano funzionino (eventi che Oasis ha promosso), è dimostrato dalle pizzerie che si possono trovare nei vari store della catena. Ospitano  anche corner del cibo italiano (e non solo), perché “da prodotti luxury oggi sono diventati quotidiani”. I luoghi di dining diventano spazi anche per lezioni di cucina o sull’olio d’oliva. All’interno dei supermercati ci sono angoli gourmet per pasta, pizza, pesce, insalate, per lunch box e prodotti ready to use che vanno moltissimo anche in Giappone, bar dove bere birra artigianale. Alcuni sono di partner. Creare una community è l’obiettivo.

Il fattore tempo: Amazon Prime Now

Anche Amazon, partita 25 anni fa da un  garage a Seattle e oggi con un fatturato di 232 miliardi di dollari, punta sul lato della customer experience, da quando ha acquisito Whole Foods. Con cibo fresco e di qualità ma anche corner che vendono prodotti Amazon diversi dal cibo. Ma non va dimenticato che c’è anche il fattore tempo. Il 40% dei consumatori chiede un percorso d’acquisto in store veloce intuitivo. E Amazon Prime Now risponde a questo, con “consegna ultra veloce, in un’ora o 2 ore” come ha ricordato Nikolay Yanev, Head of Prime Now Business Italy. Prime Now, che punta sulla capacità di innovare, è attivo dal 2015 in Italia (Roma e a Milano) e si avvale di 3 partner come U2, Natura Sì e Pam. Aperto dalle 8 alle 24 offre una selezione di 26mila prodotti solo nella città meneghina, food e non food.

L’esperienza italiana: Il Viaggiator Goloso

“Lussuosamente popolare”. Così Roberto Comolli, direttore generale, ha definito il progetto del Viaggiator Goloso, brand da 150 milioni di Unes, gruppo che fattura circa 1 miliardo di euro. Nato nel 1999, ma rilanciato nel 2016, vanta 1700 prodotti  a marchio Vg, oltre a 1400 prodotti a marchio U!. Rappresenta la prima esperienza di alta gamma nel panorama distributivo. Una proposta innovativa: fino al 10% di prodotti progettati da zero a partire dagli ingredienti. Il cibo che diventa desiderio, come dice Farinetti per Eataly, ma in più “accessibile a tutti”. Ci sono anche la bellezza italiana e il piacere del consumo, come driver. E la ricerca di un’etichetta clean e green in un prodotto buono. Autenticità e trasparenza. “Se siamo costretti a mettere una E per un conservante, scriviamo cos’è”.

Con l’inaugurazione del primo negozio Viaggiator Goloso, a Milano, il futuro porta verso la completa autosufficienza: “Negozi monomarca solo Vg”. Un marchio a sé, che guarda  all’internazionalizzazione dello stile italiano. “Abbiamo cominciato a esportare: vantiamo come partner un’azienda in Svizzera e una in Russia. La nostra strada è l’estero. Sperimenteremo anche nuovi format: a Milano, in settembre, apriremo un nuovo modello”.

Il prodotto sentinella del made in Italy? Acqua minerale. Non solo pasta, olio d’oliva, vino e salse, insomma

Il made in Italy in Cina e Giappone

Oriente nuova mecca? Attenzione ha ammonito Shirley Xue: “Per vendere in Cina serve pazienza. Il mercato è molto competitivo”. Per sfondare in Giappone serve invece storytelling ha ricordato Shunsuke Ozaki . L’esempio vincente è il sushi che da noi è popolare perché qualcuno lo ha spiegato. ”Serve qualcuno che anche là racconti i prodotti italiani, come si preparano, la storia. E il prodotto italiano deve richiamare l’allegria anche nel brand ”. Occhio poi ai pre-requisiti stringenti sulla sicurezza alimentare.  “Per l’export ci sono poi ostacoli dovuti a normative limitative e stringenti, l’embargo in Russia” ha ricordato Comolli. Vedremo se la Via della seta e l'accordo Jefta daranno frutti.

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