In un’era di “get agility” vince la grinta

Gli opinionisti di Mak Up (da Mark Up n. 260)

In un mercato di continui cambiamenti velocizzato dalla digitalizzazione, è fondamentale per la crescita delle nostre imprese comprendere i cambiamenti per poter essere competitivi in uno scenario culturale dove la certezza di oggi è solo un pensiero domani. Oltre alla riconosciuta importanza delle capacità cognitive e dell’intelligenza sociale ed emotiva, è emerso (da uno studio di Angela Lee Duck Worth) il contributo determinante della grinta (e non del QI o dell’intelligenza sociale) per prevedere il successo: e per grinta intendo il potere della passione e della perseveranza orientate a raggiungere obiettivi a lungo termine nonostante i continui mutamenti, basate sull’adattabilità (resiliency) e sulla tenacia per realizzare il futuro ogni giorno. La grinta è vivere la vita come una maratona, non come una gara di velocità. L’azienda dovrebbe adottare una strategia “grintosa”, per prepararsi alla maratona dell’evoluzione continua: un obiettivo che deve essere compreso e inseguito non solo a partire dal leader, ma anche da ciascun manager di un team. Vi sono talenti o aziende di talento che non sempre riescono a portare a termine i propri impegni a lungo termine in circostanze di continuo mutamento: la grinta può anche essere inversamente proporzionale al talento. Per insegnare la cultura della grinta ci rifacciamo a un’idea della Stanford University da Carol Dweck chiamata “mentalità di crescita” secondo la quale l’abilità d’imparare non è fissa ma cambia con i propri sforzi e cresce in relazione alle sfide: anche quando si fallisce (purché si creda che il fallimento non sia permanente) e si persevera fino a raggiungere l’obiettivo.

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