Internet delle Cose: il Web e i vantaggi per l’economia

Internet delle Cose genere donne TolunaLa possibilità di connettere oggetti intelligenti (così definiti in letteratura) alla rete Internet ha come scopo quello di monitorare in tempo reale i fenomeni al fine di generare le informazioni che ne descrivano la dinamica. Queste informazioni possono essere impiegate in vari modi ma solo in ambito IoT si ottiene il massimo delle possibilità. La sensoristica, per esempio, già utilizzata da diversi anni in vari settori, non è assimilabile tal quale allo IoT: ne è concettualmente una parte. L’Internet of Things è caratterizzato da un’architettura su tre livelli. Il primo layer è l’interfaccia con il mondo fisico in cui molteplici oggetti, detti nodi, interagiscono con l’ambiente attraverso sensori di vario tipo. I dati raccolti sono inviati al secondo layer detto di mediazione in cui dai nodi, attraverso gateway, le informazioni contestuali sono trasferite ai centri di controllo. In questo terzo livello i dati convergono in sale di controllo in cui sono memorizzati, elaborati e utilizzati.
La disponibilità di dati “ambientali” a generazione sistematica è gestita in modo efficiente da tecnologie cloud che consentono di virtualizzare le applicazioni in funzione delle esigenze.

 

 

Governare i fenomeni. Lo IoT è già presente in forma embrionale in molti ambiti, soprattutto quando si fa riferimento a reti di sensori distribuite. A oggi gli ambiti applicati sono comunque svariati. Al tema Internet of Things il Politecnico di Milano dedicata un osservatorio giunto alla terza edizione. Emerge una crescita sostanziosa anche in Italia soprattutto nell’ambito Smart Home & Building e Smart Car. Secondo il Politecnico, a dicembre 2013 le auto connesse hanno raggiunto quota 2 milioni. Tutto questo in un panorama di 36 milioni di smart meter e oltre 6 milioni di oggetti. Le previsioni delle varie società di ricerca danno un’idea della portata del fenomeno. Per Gartner entro il 2020 gli smart object connessi a Internet saranno 26 miliardi per un valore di mercato di 1.900 miliardi di dollari. Idc si spinge a 2.121 miliardi di oggetti connessi nel 2020. Per Accenture, nel 2030 la tecnologia IIoT varrà per l’economia mondiale 14.200 miliardi di dollari.

Internet delle cose oggetti connessi smartUso e percezione. Nell’ambito agricolo l’utilizzo della sensoristica è già invalso da anni. Soprattutto per la tracciabilità di filiera del bestiame sono utilizzati tag Rfid Vhf in grado di risalire all’allevamento di origine. Il grande passo successivo è connettere la sensoristica alla Rete. In agricoltura lo Iot è utilizzato per monitorare il microclima sui campi coltivati oppure nelle serre. Sul versante retail esistono esperienze oltreoceano di gestione dello scaffale tramite monitoraggio in real time dei prodotti presenti. Mediante diversi livelli di allert si prevengono le rotture di stock e si effettua il refurbishment nei tempi migliori. Una frontiera ulteriore dello Iot è nell’interazione con il consumatore. Ma qui le criticità non mancano. Un punto critico è valutare l’impatto dello Iot sulle persone. Una ricerca di Toluna condotta nel dicembre 2014 su un campione nazionale rappresentativo di 1.000 adulti sopra i 18 anni da un overview sul tema. Un primo dato rilevante è che quasi nove donne su dieci sono disposte a usare l’internet delle cose per semplificare la quotidanità: un desiderata rilevante per il 72% del campione. Altri elementi di gradimento per lo IoT è tutto ciò che ruota attorno all’eHealt, il controllo dei parametri biologici a fini diagnostici e terapeutici. Accanto a questo importante grado di accettazione, c’è anche un rovescio della medaglia: la preoccupazione che un mondo iperconnesso la privacy sia a rischio (35% del campione maschile rispetto al 23% di quello femminile). Si aggiunge anche il timore per l’hackeraggio dei dati personali, il loro furto e utilizzo. Un dato forse inaspettato è quanto gli italiani abbiano una conoscenza e un grado di adesione maggiore alle tecnologie IoT di quella statunitensi. Soprattutto gli italiani vedono di buon grado l’introduzione di automobili con sistemi di ausilio alla guida (62%), o addirittura (44%) automobili volanti!

 

 

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