In ambito ortofrutticolo il nodo è quello del lavoro in campo

Pubblicato un report sull'impatto che le misure restrittive, cui il Paese è stato necessariamente sottoposto, hanno avuto sulla domanda e l'offerta dei prodotti alimentari a partire dalle prime settimane di diffusione del virus

Negli ultimi due mesi la filiera ortofrutticola ha operato quasi regolarmente, nonostante la crisi sanitaria da Covid-19 e le tante restrizioni imposte dal lockdown e nonostante le difficoltà emerse nella catena produttiva e della distribuzione. È quanto emerge da un rapporto appena pubblicato da Ismea sull'impatto delle misure restrittive cui il Paese è necessariamente sottoposto sulla domanda e l'offerta dei prodotti alimentari nelle prime settimane di diffusione del virus.

 

 

Per l’ortofrutta, il problema principale è rappresentato dalla mancanza di lavoratori, soprattutto stranieri, per le operazioni di raccolta e lavorazione degli ortaggi e della frutta, con conseguenti rallentamenti (non sempre tollerabili) nello svolgimento di tali operazioni. Al contrario le problematiche legate alla logistica sembrerebbero essersi alleggerite nelle ultime settimane, sebbene in alcuni casi si riscontrino ancora rallentamenti nel trasporto su gomma a causa dell’indisponibilità di qualche vettore. Inoltre la filiera lamenta alcune difficoltà di gestione a causa dell’aumentata richiesta della grande distribuzione di prodotti ortofrutticoli confezionati.

 

 

In termini più generali – spiegano da Ismea – a fronte di un inizio anno positivo dove, complice un inverno particolarmente mite, nei primi mesi erano presenti sui mercati prodotti nazionali di vario genere in un’offerta ampia e diversificata, ha fatto seguito, tra la fine di marzo e l’inizio di aprile, un periodo con condizioni climatiche in netto peggioramento, con qualche nevicata anche a bassa quota e con gelate notturne. I danni arrecati sia alle colture orticole in pieno campo sia ai fruttiferi in fase di fioritura o allegagione (albicocchi, peschi, kiwi e noccioli) non sono ancora quantificabili. D’altro canto è probabile che vi siano stati danni anche per le produzioni spagnole, più avanti in termini di sviluppo, per le quali si prevede una riduzione della produzione.

Per quanto riguarda i consumi – prosegue il report Ismea – si consolida la tendenza a preferire prodotti ortofrutticoli più facilmente stoccabili quindi a più lunga conservabilità (mele, kiwi, patate, cipolle), sebbene nel periodo pasquale si sia assistito a una buona domanda per prodotti come carciofi, asparagi e fragole.

In generale nel periodo tra la seconda metà di marzo e la prima metà di aprile la domanda di prodotti ortofrutticoli da parte della grande distribuzione si è confermata sostenuta e superiore alla media. Interessante è anche l’aumento della domanda da parte della grande distribuzione estera, soprattutto Germania, Belgio, Svizzera, Austria e Polonia. Ciò rende più fluido il mercato di alcuni prodotti e determina la correzione al rialzo dei listini all’origine e all’ingrosso, come nel caso di arance, mele, kiwi, patate, peperoni e pomodori. Mentre risultano in flessione gli ortaggi quarta gamma.

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