Sharing e sostenibilità spingono le vendite online tra privati

Rispetto ad altri Paesi nel 2016 in Italia abbiamo utilizzato meno le piattaforme stile eBay per vendere oggetti inutilizzati, ma abbiamo guadagnato di più. I giovani saranno sempre più attivi sul tema.

Nel 2016 il 35% degli italiani dichiara di aver utilizzato piattaforme online per vendere i propri oggetti inutilizzati. Anche se la percentuale è inferiore a quella di Spagna (44%) e Francia (57%), gli utenti del nostro Paese hanno messo a segno i migliori risultati in quanto a ricavi economici: 135 euro in media contro i 124 euro degli spagnoli e 110 euro dei francesi.

Questo quanto emerge da una ricerca condotta da Ipsos per conto di eBay. Nel complesso, comunque, quello che emerge è una crescente predisposizione a questa attività, soprattutto da parte delle nuove generazioni: l'84% degli under 35 contro il 70% degli over 60 si dice disposto ad utilizzare il web per vendere qualsiasi tipo di bene.

La tendenza, si badi bene, non poggia solo sulla volontà di guadagno, che pesa in particolare per il 50% degli intervistati. La spinta alla vendita online tra privati deriva anche da un più ampio atteggiamento che fa di sostenibilità e sharing due valori portanti. Parliamo di una propensione anti-consumistica che guarda a uno stile di vita anti-spreco e che si realizza attraverso l'utilizzo "temporaneo" degli oggetti e la loro ri-destinazione ad altri.

"Le persone vedono nelle vendite online un modo nuovo e giusto per essere dei buoni cittadini in quanto rappresenta un buon rimedio per combattere l’eccessivo consumo e per contribuire a preservare l’ambiente", rileva Iryna Pavlova, responsabile comunicazione di eBay per l’Italia. Un fenomeno che apre a necessarie considerazioni da parte delle aziende sulle modalità di dialogo più efficaci con il target Millennial.

 

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