La Cina è vicina

La bellezza dei luoghi non basta: per accogliere al meglio i turisti cinesi sono indispensabili azioni più coordinate e meno episodiche, capaci di rendere la permanenza in Italia un’esperienza unica e memorabile

Oltre 98 milioni di potenziali visitatori, circa 128,6 miliardi di dollari spesi (UNWTO;http://dtxtq4w60xqpw.cloudfront.net/sites/all/files/pdf/unwto_highlights14_en_hr_0.pdf): sono queste le cifre del mercato turistico cinese in outbound.

Un potenziale enorme, che però l’Italia fino ad oggi ha intercettato marginalmente: solo 0,45% del totale, infatti, ha scelto di visitare il nostro Paese (Rapporto Congiunto Ambasciate/Consolati/ENIT, 2015;). Eppure, l’interesse è alto: in Cina l’Italia è considerata un vero e proprio scrigno, il luogo ideale per trascorre una vacanza all’insegna del benessere e del relax, dove acquistare abiti di noti brand della moda, oggetti di design e prodotti dell’artigianato locale. Come mai, allora, solo 433 mila persone su 98 milioni hanno scelto di trascorrere una vacanza nel Belpaese?

Il numero ridotto, rispetto agli altri Paesi dell’area Schengen, di collegamenti aerei diretti è certamente un ostacolo non di poco conto; tuttavia, non si può non considerare che, ancora oggi, l’Italia viene percepita come una destinazione poco accogliente per un turista cinese (http://www.ansa.it/web/notizie/canali/inviaggio/news/2014/05/27/turismo-cinese-cresce-ma-italia-non-e-prima-meta-europa-_bc74d74f-1d35-4b3f-a98c-70f68cdcdb00.html): molto scarso il materiale informativo in mandarino; ridotte le conoscenze degli operatori di settore sulle basilari norme di comportamento vigenti in Cina; frammentario il sistema di trasporto pubblico (un vero e proprio ostacolo alla mobilità interna, per chi si aspetta di viaggiare per il Paese secondo la logica del gran tour); molto basso il livello percepito di sicurezza personale, soprattutto a causa dei borseggiatori.

Tutti elementi, questi, che rischiano di connotare negativamente l’esperienza del soggiorno in Italia: se, invece, si potenziassero gli strumenti di coordinamento tra gli operatori turistici e si avviassero delle azioni di portata globale in grado di far percepire ai turisti cinesi una pronta capacità di risposta di fronte a tali circostanze spiacevoli (i cui effetti sono però amplificati online dal passaparola), il senso di accoglienza e di comfort sarebbe per loro certamente maggiore.

Un ruolo cruciale, in questo senso, lo ha il settore ricettivo; per un turista cinese, infatti, l’albergo non rappresenta solo il luogo del dormire: esso è lo specchio del Paese ospitante, il primo luogo di contatto con la sua cultura e il suo stile di vita.
I servizi alberghieri, quindi, dovrebbero riconfigurarsi un’ottica più chinese friendly: ad esempio, prevedendo una versione in mandarino del proprio sito web; garantendo in tutte le camere un’ottima connessione Wi-Fi gratuita (contrariamente a quanto si pensi, i cittadini cinesi navigano su Internet ogni giorno per un tempo che, in media, è doppio rispetto a quello degli americani o degli europei); accettando come metodi di pagamento le carte del circuito Union Pay e, per le transazioni online, Alipay (il corrispettivo cinese di Paypal); dotando ogni camera di kit di benvenuto e di cortesia completi; assegnando stanze vicine o, se possibile, riservare loro un intero piano (in viaggio i cinesi sono molto vivaci: tengono in genere le porte aperte e si spostano di una camera all’altra).

Altrettanto essenziale sarà la cura dei particolari e la disponibilità a farsi carico della risoluzione dei problemi che dovessero presentarsi. Il turista cinese, infatti, si aspetta di essere trattato come un ospite di riguardo: il supporto degli operatori professionali, quindi, dovrebbe svilupparsi in ottica tailor-made, proponendo percorsi di fruizione al di fuori dagli itinerari convenzionali e offrendo servizi flessibili, altamente personalizzati e che permettano al visitatore di conoscere da vicino la cultura, le tradizioni e lo stile di vita del territorio in cui soggiorna.

In questo senso, la straordinaria ricchezza e la varietà del patrimonio culturale ed eno-gastronomico italiano sono una preziosa risorsa a cui attingere, non solo in ottica di costruzione del prodotto/servizio, ma anche in fase di promozione: se si incrementassero gli interventi per superare la frammentarietà della nostra offerta turistica, agli occhi di un cinese il “piccolo” dei nostri borghi potrebbe ancor di più diventare sinonimo di “autentico”, “emozionante” e “unico”.

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