La crescita vivace degli oli del benessere

Il comparto si caratterizza per dinamismo e un’offerta molto diversificata, che unisce salute e servizio. Il punto raccontato da Zucchi, Benvolio e Joe & Co

Non solo extravergine. Il mercato degli altri oli, definiti del benessere, continua a crescere sospinto dalle due tendenze del momento, quella salutistica, e quella legata alla piena tracciabilità del prodotto, cui il Covid ha dato ulteriore forza. Un comparto dinamico, che si caratterizza per un’offerta molto diversificata, con ingresso di continue novità: ai tradizionali oli di semi, si sono aggiunti riso, sesamo, avocado, vinacciolo, zucca, canapa. Positive nutrition (si pensi all’olio di semi di lino, il più ricco di Omega-3, essenziali per il sistema immunitario), servizio, è il caso della frittura (si veda la crescita dell’olio di girasole alto oleico), free from (olio di cocco, senza lattosio, sostituisce il burro): l’offerta risponde a una domanda sempre più segmentata, che premia il bio, italianità e controllo della filiera.
I primi 8 mesi del 2020 vedono un mercato molto vivace e in crescita: 13,4% a volume, 15,6% a valore rispetto al pari periodo del 2019 (fonte Nielsen). Tutte le categorie sono in espansione, in particolare arachide e girasole, dove va rilevato soprattutto il trend positivo del girasole alto oleico. Nella categoria degli oli speciali, spicca la crescita dell’olio di semi di vinacciolo, sempre più diffuso tra i consumatori, insieme a tipologie più di nicchia come sesamo e lino.

 

 

“Nel primo semestre 2020 abbiamo registrato in gdo una crescita a doppia cifra, trainata dalla linea degli oli di semi 100% Italiani da filiera tracciata e certificata, ma anche dai nostri oli speciali” fa sapere Alessia Zucchi, Amministratore delegato di Oleificio Zucchi. Per Oleificio Zucchi i prodotti più performanti al momento sono proprio quelli ricchi di proprietà nutrizionali, come la linea di oli speciali Zucchi (olio di semi di vinacciolo, di avocado, semi di sesamo e semi di zucca) e la gamma di oli di semi 100% italiani Zucchi. Quest’ultima, che nasce dalla collaborazione con Legambiente e Cereal Docks (Alimento Italia), è composta da quattro referenze di oli di semi a provenienza 100% italiana e da filiera tracciata e certificata (Olio di Semi di Girasole, Olio di Semi di Soia, Friggimi e Olio di Semi di Girasole Altoleico). “Attraverso il QR Code posto sulla bottiglia il consumatore può scoprire la provenienza dei semi da cui è stato ottenuto l’olio contenuto nella propria bottiglia. Nella gamma semi, lanciata nel 2014, abbiamo inserito l’olio di semi di girasole altoleico 100% Italiano Zucchi. Questo prodotto, grazie al suo punto di fumo elevato, sta conquistando sempre più i consumatori per le fritture e le cotture ad alta temperatura”. L’olio di semi di girasole e il mix olio di semi di girasole-olio extra vergine di oliva, destinato ai mercati asiatici, sono anche i prodotti di punta per l’export: “Pesa per il 36% ed è in continua crescita, con una sempre maggiore presenza in Asia, Nord Europa e Stati Uniti”.
Sul fronte degli oli di semi, per garantire la tracciabilità alla gamma dei 100% italiani, sono stati fondamentali gli investimenti in campo tecnologico (come accaduto per gli Evo). E in particolare sui Big Data, contenenti tutte le informazioni necessarie per mappare e controllare ogni fase della filiera, e renderli così totalmente trasparenti allo sguardo del consumatore. “Abbiamo implementato in maniera significativa gli investimenti sull’Industria 4.0: un piano che prevede la conversione totale delle linee produttive nei prossimi anni, adottando tecnologie digitali che, grazie alla raccolta e analisi di Big Data, consentiranno controlli in tempo reale sull’andamento della produzione e set up automatici. Grazie a un sistema Internet of Things sarà inoltre possibile applicare la manutenzione predittiva, rendendo più efficace l’intero processo produttivo”. Cresce anche il segmento del biologico, che comprende olio di semi di girasole, mais, lino e Friggimi. “Rappresenta ancora una nicchia (pesa circa lo 0,3% a volume e l’1,5% a valore), ma continua a registrare percentuali di crescita importanti a doppia cifra”.

L’azienda Joe&Co guarda anche ai mercati esteri. Nel 2017 ha fondato la Crudolio GmbH in Germania per espandere la distribuzione del marchio Crudolio nel Paese. “Al giorno d'oggi contiamo molti punti di vendita. E abbiamo appena lanciato il nuovo progetto di oli in bottigliette da 100 ml, che racchiude 23 diversi tipi di oli e salse”.

Joe & Co, azienda veneta specializzata nel bio, punta su una gamma molto articolata, 30 tipologie diverse di oli estratti a freddo da frutta e semi. Ogni articolo è certificato biologico e ottenuto esclusivamente con mezzi fisici senza l'utilizzo di solventi. Una vasta gamma di prodotti al dettaglio con i marchi Crudolio e Yes Organic, disponibili anche per la Private label. Prodotti garantiti da rigorose certificazioni come CCPB, Vegan OK, IFS, Kosher. Tra questi, semi di lino (vergine, deodorato, aromatizzato con limone e arancia), girasole (vergine, deodorato), cartamo, frittura, canola, sesamo (vergine e tostato), mais, argan, semi di canapa, avocado, cocco (vergine, deodorato, aromatizzato con curcuma), sacha inchi (un frutto superfood originario della foresta Amazzonica, conosciuto come arachide dell’Inca), riso, vinaccioli, camelina e le due miscele di omega 3 (3&6 e 3-6&9). “Nel 2019 abbiamo potenziato il nostro stabilimento produttivo e di confezionamento, con un investimento nell'industria 4.0, che ci ha portato a migliorare la nostra capacità produttiva da 20 mila a 100 mila bottiglie al giorno –sottolinea il Ceo Giuseppe Matticari-. Grazie a 16 nuove cisterne in acciaio inox possiamo garantire che ogni fase della produzione è esclusivamente dedicata al biologico, con un efficace sistema di controllo qualità che cura la tracciabilità e la certificazione di tutto il ciclo produttivo. Grazie a questa innovazione abbiamo avuto la possibilità di lavorare con nuovi importanti clienti”. Dalla fine del 2019 l’azienda ha anche rinnovato la grafica delle etichette Crudolio, per consentire al cliente di ottenere una migliore informazione. Il brand, come Yes Organic, ha avuto un restyling che ha dato maggiore chiarezza. “Dal 2020 abbiamo deciso di investire nel digitale, rinnovando dapprima i nostri siti web in quanto c'era la necessità di modernizzare completamente le comunicazioni con clienti e consumatori, partendo dalla descrizione dei prodotti, per aggiungere una pagina dedicata alle ricette”.

Tutti i prodotti Benvolio fanno parte della grande famiglia degli Oli del Benessere. La linea di oli Benvolio bio si divide in formati da 900ml e 750ml e più piccoli, 500ml o 250ml. Comprende olio di lino, sesamo, canapa, girasole, girasole alto oleico, mais, arachide, cocco: “Avocado e zucca sono gli ultimi lanci di completamento. Ci sarà una sorpresa sul cocco. Con il marchio storico Benvolio 1938 ci siamo concentrati su prodotti per palati raffinati e su chi ricerca benessere e gusto. Con il marchio JOYL ci siamo specializzati invece sul portare il biologico sulla tavola degli italiani con i prodotti più tradizionali”.

Benvolio ha chiuso il 2019 con un fatturato in crescita del 9,5% in Italia, trainato proprio dalla crescita degli oli di semi, +19%. L’azienda è leader nel mercato di marca per l’olio di cocco biologico e di lino biologico. Nel primo quadrimestre del 2020 con l’olio di cocco biologico Benvolio si è confermato il brand più venduto a valore e a volume in Italia nel comparto degli oli di semi biologici (fonte: Nielsen HomeScan, totale food, gen-apr 20 vs AP). Nello stesso periodo le vendite complessive Benvolio (Italia+estero) a volume sono cresciute dell’80% rispetto allo stesso periodo del 2019. La crescita è guidata soprattutto dai mercati internazionali che hanno raggiunto il 43% del giro di affari. “Prevediamo di chiudere l’anno con un aumento di fatturato per i prodotti confezionati del 60%, con una percentuale export del 43% - fa sapere Martina Manna, direttore commerciale- Il made in Italy per noi è un must in tutti i prodotti dove è possibile. E siamo specialisti del biologico. Puntiamo su prodotti bio con grande contenuto qualitativo, di design e servizio. Il nostro obiettivo è continuare il percorso di valorizzazione della categoria, consolidare le recenti innovazioni. E implementare concetti concreti di sostenibilità, come il plastic free che stiamo adottando nella nostra comunicazione grazie alle nostre confezioni in metallo 100% riciclabile che proteggono meglio dalla luce solare”.

L’azienda Benvolio ha deciso di puntare sugli strumenti dell’agricoltura 4.0. “Tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020 abbiamo investito molto sulla sostenibilità aumentando la tracciabilità dei prodotti grazie alla tecnologia blockchain, utilizzando per i nostri oli materiali riciclati e ‘leggeri’. Allo stesso tempo abbiamo puntato sulla qualità per ridare valore alla categoria. I prodotti vengono raccontati nel loro viaggio dal campo allo scaffale, in un’ottica di trasparenza verso il consumatore, grazie al QR Code e a dati memorizzati in una blockchain”.

La sostenibilità ambientale

Zucchi sta portando avanti il progetto Soave (Seed and Vegetable Oils Active Valorization through Enzymes), che vede la collaborazione del Politecnico di Milano, nello sviluppo di nuovi processi chemoenzimatici sostenibili che possano condurre a ottenere sottoprodotti ad alto valore aggiunto poiché impiegati nell'industria farmaceutica. L’attenzione alla sostenibilità ambientale trova piena attuazione anche nel packaging dei prodotti. “Negli ultimi mesi per le bottiglie della linea di oli di semi 100% Italiano Zucchi da 1 litro siamo passati dal 30% al 50% di R-PET, il massimo previsto dalla legge. Mentre sulle bottiglie da 2 litri partiremo al 30%. Per gli oli di semi, come per quelli di oliva, abbiamo introdotto dei cartoni 100% riciclati e riciclabili stampati con inchiostri UV a base d’acqua”.

L'ultimo arrivato

L’olio di mela, derivato dalla valorizzazione dei semi, è l’ultima novità tra gli altri oli. I ricercatori del Food Technology Lab della Libera Università di Bolzano, diretto dal professore Matteo Scampicchio, ospitato al Noi Techpark della città, hanno sperimentato un metodo senza l’uso di solventi chimici che ne permette l’utilizzo alimentare e non solo cosmeticoSecondo i dati di Assomela, in Trentino Alto-Adige, si coltivano 1,5 milioni di tonnellate di mele. Le province di Bolzano e Trento rappresentano il 75% della produzione nazionale, con l’Italia sesto produttore mondiale. Circa il 20% di una mela è però scarto e i semi ne rappresentano il 4%. Una parte trova impiego come prodotto industriale, ma lo spreco è consistente.

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