La dura sfida vissuta all’interno dei caseifici

Cosa sta accendendo al settore lattiero-casearia sottoposto, come tanti altri, all’emergenza da Covid19? A questa domanda cerca di rispondere un recentissimo rapporto Ismea che, oltre a uno sguardo generale, focalizza l’attenzione su alcune filiere

Dopo un 2019 sostanzialmente positivo, anche i primissimi mesi dell’anno il settore lattiero-caseario ha mostrato un andamento favorevole. Ma la dinamica di mercato si è bruscamente invertita con l’emergenza dovuta all’epidemia dal nuovo Coronavirus che, partita dalla Cina, ha provocato il rallentamento degli scambi commerciali generando eccedenze proprio nel periodo di maggiore produzione dell’emisfero boreale (Ue e Usa). A titolo indicativo, – si legge nel Rapporto Ismea – sul mercato tedesco, nelle ultime quattro settimane si sono registrati cali dei prezzi dell’ordine del 6%, del 3% e del 4% rispettivamente per il latte scremato in polvere, il burro e il latte intero in polvere.

 

 

Prendendo in considerazione il mercato nazionale, per capire è bene fare un piccolo passo indietro. Dopo il significativo recupero registrato per gran parte del 2019, i prezzi all’ingrosso dei principali formaggi hanno iniziato a cedere già durante l’autunno, mostrando una flessione via via maggiore col passare dei mesi. Il Parmigiano Reggiano, con stagionatura di 12 mesi, è passato da 11,15 euro/kg di agosto 2019 a 9,50 euro/kg di gennaio 2020 (-15% in cinque mesi).

Situazione simile anche per il Grana Padano, seppure con un ritmo lievemente più contenuto: per il prodotto con stagionatura inferiore ai 12 mesi si è passati da 8,02 euro/kg di agosto a 7,15 euro/kg di gennaio 2020 (-11% in cinque mesi).

I prezzi di queste due Dop casearie, nel periodo appena successivo all’insorgere del coronavius e poi  con la sua diffusione soprattutto nelle aree di maggior produzione (Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna), hanno evidenziato una brusca frenata: a partire dalla seconda metà di febbraio, per il Parmigiano Reggiano il calo è stato di 40-50 cent/kg e il Grana Padano ha perso circa 15 cent/kg. Inevitabili le ripercussioni sui prezzi del latte alla stalla – spiega Ismea – che si fanno sentire per le consegne effettuate nel mese di marzo – che tra l’altro coincide con il picco produttivo della campagna – e considerando che a febbraio con 38,52 euro/100 litri (media nazionale, senza premi e Iva esclusa) si era già registrato il 5% in meno rispetto allo scorso anno.

Nel momento in cui i decreti del Governo hanno bloccato bar e ristoranti, l’impatto immediato sul comparto lattiero-caseario è stato sensibile, proprio per la rilevanza che ha il canale Horeca in questa filiera. Se per i formaggi stagionati – sottolinea la ricerca Ismea – è possibile differire nel tempo il collocamento, la situazione è particolarmente critica per i formaggi freschi e per il latte fresco, la cui shelf life si scontra inevitabilmente con le difficoltà logistiche e distributive e con l’assenza di domanda da parte di bar, pasticcerie e gelaterie.

A partire da fine febbraio, i caseifici hanno vissuto difficoltà. Da un lato il calo delle vendite e dall’altro, almeno in alcuni casi, il blocco della lavorazione per assenza di manodopera, hanno influenzato il ritiro del latte presso gli allevamenti conferenti, determinando anche il crollo delle quotazioni del mercato del “latte spot”, la cui disponibilità risulta in forte crescita.

La corsa iniziale ai supermercati, che ha portato al noto fenomeno dell’accaparramento alimentare da parte dei consumatori italiani, anche se non in grado di bilanciare l’azzeramento del canale Horeca ha però incrementato le vendite di lattiero caseari presso la Grande distribuzione organizzata. In particolare, si registra una forte crescita delle vendite di latte Uht, con un +28% dei volumi registrato nelle stesse settimane dello scorso anno, che viene decisamente preferito al latte fresco proprio per le caratteristiche di maggiore conservabilità. Aumenti considerevoli anche per la di mozzarella vaccina (+21% per il prodotto confezionato) – probabilmente per un aumento dell’impiego in preparazioni casalinghe – e i formaggi duri confezionati (+23%), sia grattugiati che venduti a spicchi. Questo balzo delle vendite di latte Uht – spiegano da Ismea – particolarmente accentuata nelle aree del Centro-Sud, ha spinto alcune latterie a riconvertire, almeno in questa fase, la produzione dal fresco a quello a lunga conservazione, continuando tra l’altro ad assicurare il ritiro della materia prima presso gli allevamenti locali.

Sempre dalla ricerca Ismea e per quanto riguarda la domanda estera si evince che nei primi tre mesi del 2020, a fronte dei timori scatenati dai primi segnali della pandemia, i buyer della Gdo di altri paesi hanno accelerato gli acquisti di formaggi assicurandosi una buona disponibilità di prodotti stagionati, anche in considerazione del fatto che all’estero gli esercenti del canale Horeca hanno continuato a lavorare per più tempo rispetto all’Italia. Però, proprio a seguito delle scorte accumulate e della successiva chiusura di bar e ristoranti anche in quelle realtà, Ismea stima come probabile per i prossimi mesi un calo delle esportazioni di molti prodotti lattiero-caseari italiani.

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