La fotografia dell’Ismea su un mercato che cambia

Pubblicato un report sull'impatto che le misure restrittive, cui il Paese è stato necessariamente sottoposto, hanno avuto sulla domanda e l'offerta dei prodotti alimentari a partire dalle prime settimane di diffusione del virus

È la realtà: dopo l’emergenza sanitaria, la maggior urgenza è quella economica. In campo agrifood, Ismea ha pubblicato un report sull'impatto che le misure restrittive, cui il Paese è stato necessariamente sottoposto, hanno avuto sulla domanda e l'offerta dei prodotti alimentari. La situazione, come è noto, è in rapida e intensa evoluzione. Tuttavia secondo Ismea è possibile e utile tracciare dalla prima fotografia alcuni elementi che caratterizzano le nuove dinamiche di mercato e che interessano trasversalmente tutte le filiere agroalimentari, sia pure con diversa intensità. Il fenomeno più rilevante – si legge nel rapporto – è l’azzeramento del canale Horeca (ristorazione collettiva privata e pubblica), con l’esclusione delle mense ospedaliere e di poche altre eccezioni. A tale riguardo, la sostituzione della somministrazione diretta con le consegne a domicilio ha solo in minima parte compensato l’annullamento di questo canale cui, inoltre, è direttamente legata la rilevante domanda di cibo dei turisti stranieri, anch’essa abbattuta.

 

 

Molti cambiamenti sono in atto anche per la distribuzione al dettaglio. A cominciare dalla progressiva perdita di peso dei mercati rionali, molti dei quali chiusi in assenza di strutture fisse, e la chiusura dei centri commerciali, con la conseguente perdita di peso del canale iper, spesso prevalente in questi contesti. Ci sono poi da considerare altri fattori – spiega lo studio Ismea – quali la gestione del personale e la situazione della logistica. Nonostante l’adozione di misure tendenti a ridurre l’impatto, la presenza di rischio di contagio in caseifici, centri di lavorazione ortofrutticola, macelli e centri di lavorazione delle carni, oltre che presso le ditte di trasporti ha reso più complesso il funzionamento delle filiere; sia in termini di approvvigionamento di materie prime e di consegna dei prodotti, che di maggiori costi di produzione o minore capacità lavorativa. In alcuni casi, l’incerto funzionamento dei servizi di logistica, soprattutto internazionali, ha già messo in difficoltà alcune imprese per il reperimento di materia prima o di materiali di consumo (ad esempio, imballaggi).

 

 

Grandi trend

Per quanto invece riguarda i consumi finali, le passate settimane si sono rivelate estremamente dinamiche, non solo per lo scontato incremento degli acquisti “ma anche per la mutevolezza dei comportamenti anche in un così breve periodo” scrive Ismea. L’esame puntuale di quattro settimane rende comunque possibile individuare alcuni grandi trend. Per esempio la tendenza all’approvvigionamento di prodotti conservabili (pasta, riso, conserve di pesce, conserve di pomodoro, ecc.) “per creare stock casalinghi e prepararsi a eventuali situazioni di futura scarsità”. Il forte orientamento a utilizzare la spesa on line la cui crescita esponenziale ha mandato in tilt il sistema delle consegne (+57% nella penultima settimana di febbraio, + 81% nell’ultima di febbraio +97% nella seconda settimana di marzo). Il notevole orientamento, almeno nella fase iniziale della crisi, ai prodotti di quarta e quinta gamma (ortaggi e pizze pronte) ma – attenzione – con successivo affievolimento della tendenza. Ma ancora, Ismea registra l’incremento sotto media del segmento bevande (+9%), un comparto che negli ultimi anni aveva trainato la dinamica del Food&Beverage. Infine, a livello di format distributivi, si è visto l’aumento delle vendite nei supermercati (+23% nelle 4 settimane su base annua) dove sono avvenuti quasi la metà degli acquisti (43%) e nei discount (+20%).

Più nello specifico

Questi i grandi trend rilevati, ma il report elaborato da Ismea va più in profondità su alcuni aspetti, analizzando in particolare particolari dinamiche prendendo come riferimento i prodotti alimentari confezionati, dotati di codice Ean, venduti presso la grande distribuzione. Secondo questa indagine, nel corso della settimana tra lunedì 9 e domenica 15 marzo le vendite alla gdo hanno continuato a crescere a doppia cifra rispetto alla settimana precedente; si tratta infatti della “terza settimana con trend positivo a doppia cifra: +15,4% a valore sulla settimana precedente e +30% sull’analoga dello scorso anno, con fatturati che hanno superato quelli della settimana delle festività natalizie”.

Nel complesso, nelle ultime quattro settimane la spesa degli italiani per i prodotti confezionati ha superato del 17% quella delle precedenti quattro settimane, e del 19% quella delle analoghe settimane del 2019; vale a dire che nella distribuzione moderna in questi giorni di emergenza (in cui il canale Horeca è stato gradualmente annullato) si sono spesi circa 750 milioni di euro in più rispetto alla norma (analogo periodo 2019).

Incrementi importanti anche nei punti vendita di ridotte dimensioni dove le vendite sono aumentate nel complesso del 17% rispetto allo scorso anno, le limitazioni sempre più stringenti degli spostamenti hanno favorito la spesa nei negozi di prossimità pertanto la crescita di questo canale risulta ancora più evidente in termini congiunturali (+20% rispetto cumulato mese precedente). Meno intensa la crescita dei fatturati negli ipermercati, penalizzati in parte dalla chiusura dei centri commerciali all’interno dei quali molti di questi si trovavano (+11% su base annua)

Il carrello della spesa

È “l’effetto stock” quello a prevalere nella composizione del carrello della spesa. Come indica l’analisi condotta da Ismea, in queste settimane, tra i prodotti più acquistati si hanno infatti il latte UHT (+55% solo nell’ultima settimana), pasta (+44% con punte del +66% nell’ultima settimana), farina (+79% punte del +162% nell’ultima settimana), uova (+26% nel complesso con punte di +59% per valori in crescita di oltre 9 milioni di euro nell’ultima settimana), ortaggi surgelati, riso, conserve rosse (+45% con punte del +75% nell’ultima settimana pari ad oltre +12 milioni di euro su analoga settimana 2019) e carni in scatola (+66%). Peraltro, nel sacchetto della spesa non sono mancati i “prodotti comfort”, quali affettati (+39% nell’ultima settimana), mozzarelle (+43,4%), patatine (+31,3%), birre (+13,8%), spalmabili dolci (+57,7%), pizza surgelata (+54,3%) e tavolette e barrette di cioccolato (+21,9%).

Sempre nel  corso di queste settimane sono invece diminuiti gli acquisti di ortaggi quarta gamma, probabilmente per la maggior disponibilità di tempo e la minor conservabilità rispetto ai prodotti freschi tal quali. Tra i comparti, continuano a essere i derivati dei cereali i prodotti più acquistati, rappresentando oltre il 17% del valore dello scontrino, con un incremento del +24% del valore acquistato nelle quattro settimane su base annua.

 

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