La gdo nel Mezzogiorno non è più sostenibile?

L’allarme lanciato da Federdistribuzione nel corso del 9° Consumer & Retail Summit di Milano. Il punto di Giovanni Cobolli Gigli. Da Mark Up n.244

“Se vogliamo consolidare la ripresa dobbiamo prima curare gli ambiti dove le ferite sono più profonde”. Giovanni Cobolli Gigli, presidente di Federdistribuzione, coglie l’occasione del parterre del 9° Consumer & Retail Summit di Mark Up e Gdoweek per riproporre in tutta la sua urgenza il tema del divario strutturale fra Nord e Sud che rischia di compromettere il vero rilancio del Paese. Il fatto nuovo è dato dal graduale abbandono del territorio da parte del retail moderno.

“Parlando della gdo -questo il segnale d’allarme lanciato da Cobolli Gigli- va constatato che i retailer stanno progressivamente abbandonando le regioni meridionali. Si tratta di una perdita grave: perché, da un lato, le imprese da noi rappresentate hanno un ruolo etico e di mantenimento delle regole, sia in termini fiscali sia in ambito lavorativo sia nella correttezza e sicurezza dell’offerta assortimentale. Dall’altro, lato gli spazi lasciati vuoti, in molti casi, vengono sfruttati da operatori che hanno una politica commerciale certamente più opaca. La concorrenza scorretta sostanzialmente precipita i consumatori in una situazione di grande difficoltà”.Cattura

È una ripresa debole, la più debole fra i principali Paesi europei. Ma l’aspetto più critico sottolineato da Luigi Bordoni, presidente di Centromarca, riguarda la disomogeneità della ripresa a seconda delle varie aree geografiche, dei settori merceologici e delle singole imprese attive nei settori merceologici. Ne deriva una fragilità generale che si ripercuote sulla fiducia, sballotata fra fattori positivi ed eventi che appaiono ingovernabili. “In quest’ottica il divario Nord-Sud ormai è strutturale e molto preoccupante”, conferma Bordoni.

La questione del Sud non è certo un inedito in agenda. “Sono 60 anni che il Paese affronta il problema del Mezzogiorno -lamenta Cobolli Gigli-. Vi sono state indirizzate molte risorse, ottenendo scarsi risultati”. Quello che cambia oggi è la mancanza della sostenibilità economica esistente prima della crisi. “Le nostre aziende, quelle più strutturate, con una base di costi fissi più pesante,gradualmente vengono poste nella necessità di abbandonare le regioni meridionali. Va risolta in primis la piaga del lavoro nero. Se si fa una politica seria di rilancio del Sud, la gdo sicuramente non avrà motivo di andare via ulteriormente”.

Apprezzamento per quello che sta facendo il Governo è stato espresso sia da Federdistribuzione sia da Centromarca nel corso dei lavori. “Siamo favorevolmente impressionati per la competenza e la determinazione con cui il governo sta intervenendo in tema di spending review -spiega Bordoni-. Non soltanto in ottica di tagli, ma anche di efficientizzazione nella conduzione. E noi auspichiamo che le risorse arrivino anche dalla lotta all’evasione fiscale per non tassare i consumi e per detassare il lavoro”.

Il contratto nazionale rimane nel frattempo per la gdo un traguardo da conquistare. Spiega Cobolli Gigli: “Il costo del lavoro è arrivato a un’incidenza del 12,7%, ma rappresenta quasi il 70% del valore aggiunto generato. Fatte queste considerazioni e aggiunto il fatto che in questi anni sono stati compiuti tutti gli sforzi necessari per mantenere occupazione, con importanti investimenti in formazione, restiamo disponibili a inserire gli ipotizzati aumenti contrattuali a condizione di alcuni miglioramenti in termini di sostenibilità economica, flessibilità e di produttività”.

1 COMMENTO

  1. Non può generalizzare, perché posso garantire che la mia azienda un gruppo leader della godo al sud come Megamark pur operando in un contesto critico come il sud, rispetta i contratti di lavoro e tutelando i suoi collaboratori, ma servirebbe incentivare esempi come la Megamark e non sperperare i fondi a delle aziende mercenarie che speculano e poi vanno via e rendendo la situazione ancor più deleteria .

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