La green economy va oltre l’ecolabel

Consumi consapevoli – Grazie alle nuove tecnologie la certificazione ambientale fa passi avanti e consente di ricevere informazioni dettagliate su provenienza, sostenibilità e carbon footprint di ogni tipo di prodotto.

La discussione sulle ecolabel è aperta: quanto sono attendibili? Esistono regole condivise? Come giostrarsi tra le oltre 377 ecolabel in circolazione? E come si regola il consumatore consapevole con quei prodotti che tipicamente non dichiarano la provenienza, come l'elettronica da consumo (la tracciabilità per i prodotti ortofrutticoli è regolata dal decreto legislativo 306/02)?
Le ultime evoluzioni della certificazione ecologica hanno come parola d'ordine la trasparenza. Ma insistono anche sull'opportunità per le aziende grandi e piccole di pubblicizzare la propria anima green, guadagnandoci in immagine e clientela consapevole.

Gda e CO2

Dopo provenienza e tracciabilità, sotto i riflettori è finita la Carbon footprint, la quantità di gas serra generata dalla produzione / trasporto di un bene. La Gda chiamata in causa risponde. In Giappone è stato attivato un progetto che etichetta tutti i cibi con le unità Poco (chilometri percorsi per raggiungere il pdv moltiplicati per il peso). Ma la carbon footprint appare già da un paio d'anni sulle store brand dell'insegna francese Casino e nel Regno Unito da Tesco, che a Ramsey ha anche aperto il primo store “zero-carbon”. In Svezia 400 supermercati sono certificati con la Nordic Ecolabel (devono usare prodotti eco per la pulizia, ridurre i consumi energetici, formare il personale a problematiche green, riciclare e avere in assortimento una buona scelta di prodotti bio e con ecolabel). E perfino Walmart, gigante americano del retail, pensa di apporre ecolabel su migliaia di prodotti in vendita nei suoi supermercati. Carrefour ha 150 prodotti non food etichettati Agir Eco Planète. in Italia Coop si è impegnata a vendere acque di fonti regionali e incentiva l'uso dell'acqua del rubinetto.

Aziende come Timberland hanno aderito al progetto Green Index e arrivano a votare i propri prodotti secondo una scala di sostenibilità.
L'etichetta però, oltre a rischiare di perdersi nel chiasso di certi packaging, sembra essere un mezzo un po' arcaico. Le evoluzioni più interessanti infatti vengono dall'uso della tecnologia mobile, che consente, tramite Qr code, di fornire molte più informazioni sul prodotto di quanto si possa infilare in pochi cm2 di etichetta.

Tracciabilità open source

Non una semplice ecolabel, ma informazioni dettagliate sull'impatto ecologico di un prodotto (generato da un complesso mix di materie prime utilizzate, dal trasporto al luogo di assemblaggio ma anche dall'uso e dai costi di smaltimenti a fine ciclo prodotto). La novità del sito Sourcemap, un progetto open source del Media Lab del prestigioso Mit, è che oltre all'impatto della “solita” cotoletta o del viaggio aereo per organizzare un meeting (dove è meno impattante considerando la provenienza dei partecipanti?) si occupa anche di quei misteriosi (dal punto di vista della sostenibilità) prodotti non edibili. Le apparecchiature elettroniche ad esempio spesso assemblano componenti provenienti anche da decine di paesi diversi. Una xBox viene composta in fabbrica assemblando parti da 17 luoghi sparsi per il Pianeta, i 50 componenti di un iPhone3 viaggiano per arrivare alla fabbrica in Cina 326.000 Km. Con l'ausilio di Google maps il percorso viene visualizzato sul mappamondo. Alcune aziende hanno visto il sito - aperto ai contributi di tutti - come risorsa: il produttori di articoli per ufficio britannico Office Depot e l'eco azienda New Leaf Paper hanno messo sui loro prodotti un codice che rimanda alla mappa di sourcemp che mostra ai consumatori “il cammino della carta”, dal bosco al negozio. Facilissimo perché a ogni mappa nel sito è associato un codice Qr che può essere stampato e utilizzato per attivare collegamenti istantanei a smartphone: da esporre sullo scaffale di fianco al prezzo o sul menu di un ristorante.

.eco, il web si tinge di verde

Un nuovo suffisso green per i domini di aziende di provata sostenibilità. È questa la proposta che viene da Oltreoceano. Per ottenerlo aziende di servizi e prodotti e associazione dovrebbero venire certificate e controllate da un ente apposito. Lo scopo? Rendere più facile al consumatore identificare aziende e prodotti “green”. La possibilità di ampliare la gamma di suffissi possibili oltre i tradizionali .com, .net, .edu, .org ecc (attualmente sono 21 più quelli dei paesi come .de o .it) è stata data dall'Internet Corporation for Assigned Names and Numbers e dovrebbe essere resa operativa entro il 2012. I siti .eco utilizzeranno il web come vetrina per mostrare le proprie politiche eco e la loro carbon footprint se non immacolata, almeno piccola piccola. Come dire, un dominio etichettato.

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