La riscoperta di specie botaniche aiuta il rinnovamento del settore

Beverage Succhi e nettari – Varietà talmente fragili da poter essere trattate solo mediante tecnologie avanzatissime

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1. Non solo per placare la
sete, ma per sostenere
uno stile alimentare
sano

2. Il settore è sempre più
indirizzato verso
prodotti naturali,
genuini e privi di
additivi di sintesi

Le bevande analcoliche non
servono più soltanto per
placare la sete, i consumatori
si aspettano di più: prodotti
naturali, ad alta percentuale di
frutta, caratterizzati da ricette
sempre nuove che gratificano il palato apportando i nutrienti
essenziali. Bevande dunque
capaci di soddisfare esigenze
nutrizionali e capricci momentanei.
Tra i principali fattori di
novità del settore spiccano i succhi
di frutta in tutte le varianti
di gusto, i drink a base di siero
di latte e i functional drink. Per
rispondere velocemente a tante
e mutevoli esigenze del mercato
i produttori devono poter
affiancare alla creatività tecnologie
affidabili e altrettanto
flessibili.

Frutti dimenticati
Se fino a qualche tempo fa la
maggior parte dei produttori
di succhi si limitava a proporre
i frutti più presenti in tavola
usati soli o mescolati in proporzioni
differenti, oggi l’inventiva
si spinge fino alla “riscoperta”
di specie botaniche di cui
si era perso il ricordo. Alcuni di
questi frutti sono talmente delicati
da dover essere trattati solo
con tecnologie capaci di preservare
anche i loro preziosi fattori
nutrizionali più termolabili.
Uno degli esempi eclatanti è
l’acerola. Questo frutto, noto
anche come “ciliegia delle Indie Occidentali” o “ciliegia di Barbados”,
esternamente è molto
simile a una comune ciliegia,
ma il suo interno è suddiviso in
spicchi. Il sapore è aspro a causa
dell’alto contenuto di vitamina
C. Un’altra riscoperta è la mela-grana dal gusto relativamente
aspro, ricca di vitamina C e di
polifenoli. C’è poi il mirtillo
considerato tra i maggiori
apportatori di antiossidanti,
e per il quale recenti ricerche
attestano che sia meglio assumerlo
tal quale o sotto forma di
succo e preferibilmente non in
associazione con il latte.
Il succo dei frutti “riscoperti” è
spesso abbinato a infusi di tè o
di erbe. I prodotti così ottenuti
apportano benefici salutistici
“mirati”. Solo in alcuni casi sporadici
il frutto ritrovato costituisce
la parte preponderante
della bevanda. È per esempio il
caso di MonaVie, miscela della
bacca brasiliana açaì berry e di
altri 18 frutti (cupuaçu, camu
camu, aronia, acerola, blueberry,
bilberry e melagrana).
Dal lancio, avvenuto nel 2005,
le vendite continuano a crescere,
superando le attese degli
stessi produttori. Tre i fattori di
successo: il packaging, la formula e un sistema di distribuzione,
inconsueto nel settore
bevande basato su un network
marketing.

La bottiglia
Il prezioso nettare è, infatti,
contenuto in una tipica bottiglia
bordolese da vino, nera,
ornata da un’etichetta piccola,
minimalista ma molto colorata.
Il tappo è protetto da un’appariscente
capsula di derivazione
enologica, a sottolineare l’immagine
premium e ricercata
del prodotto. Per la formulazione,
l’azienda ha scelto un
approccio “integralista”, mirato
al rispetto di tutte le peculiarità
dell’açaì berry, perfino di quelle
che possono apparire indesiderate.
L’elevato tenore di grasso
(circa il 50%) della buccia del
frutto determina la presenza di
fiocchi nel succo e la bevanda
assume una consistenza gelatinosa.
Per migliorare l’immagine del
prodotto la maggior parte dei
produttori di succo di açaì berry
chiarifica la bevanda. Mona-
Vie ha invece deciso di lasciare
il succo tal quale, assicurando
ai consumatori tutto il pregio
naturale della bacca brasiliana.
Altrettanto originale la scelta
di affidarsi a una distribuzione
“da persona a persona”: i clienti
sono, infatti, anche i distributori
del prodotto. L’offerta è
composta da MonaVie Original,
MonaVie Active con glucosamina
vegetale, MonaVie Pulse
con steroli vegetali.

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