La via dei ricercatori americani: ecco la caraffa alimentare

Beverage Gassate –

Come spesso accade e per
quanto impegno mettano le
aziende nel miglioramento dei propri
prodotti anche in chiave salutistica,
non manca chi si schiera
su posizioni molto rigide e che
hanno il pregio di stimolare il confronto.
Una proposta a complemento
alle Dietary Guidelines
Usda che non ponevano un forte
accento sull’apporto calorico delle
bevande nella dieta, un gruppo
di ricercatori di diverse università
americane ha proposto di schematizzare
in una caraffa (l’equivalente
liquido della piramide alimentare)
quale dovrebbe essere il
ruolo delle bevande nella alimentazione
quotidiana. È utile premettere
che gli autori della guida
partono dal presupposto che in
una dieta sana nutrienti e calorie
devono venire dai soli alimenti e
non dalle bevande.

La caraffa è stata suddivisa in sei
sezioni. Al livello 1 l’acqua (l’unica
bevanda indispensabile) per una
corretta idratazione e che può
eventualmente apportare altri
nutrienti essenziali (calcio, magnesio,
fluoro). Il secondo livello è
occupato dalle bevande nervine
(tè e caffè non zuccherati). Il primo
è considerato una buona fonte di
micronutrienti (soprattutto fluoro)
e di sostanze fitochimiche (flavonoidi,
antiossidanti). Al terzo livello
ci sono il latte (parzialmente e totalmente scremato) e le bevande
a base di soia. I prodotti descritti
nel livello 3 contengono nutrienti
essenziali (soprattutto calcio),
sono una buona fonte di proteine,
possono contribuire a una dieta
sana, ma gli autori non li ritengono
indispensabili per gli adulti,
in quanto le stesse sostanze sono
presenti nei cibi solidi (soprattutto
frutta e verdura-ortaggi). Al livello
4 lo studio colloca le bevande dietetiche
intese come soft drink contenenti
dolcificanti acalorici. Possono
sostituire i propri corrispettivi
standard contribuendo a un
miglior controllo dell’apporto calorico,
ma possono condizionare il
senso del gusto creando un’abitudine
al dolce difficile da superare.
Il livello 5 comprende le bevande
che apportano nutrienti e calorie.
Il latte intero per il suo tenore
di grassi saturi è relegato a questo
livello. Si pongono qui i succhi di
frutta e di verdura che apportano
importanti nutrienti ad azione
protettiva per la salute ma che
essendo privi di fibre e di alcuni
nutrienti labili e avendo inoltre
maggior densità calorica rispetto
ai vegetali da cui sono ricavati non
dovrebbero sostituirli.

L’uso degli sport drink ipercalorici
deve essere limitato agli sport di
resistenza e con molta cautela in
tutti gli altri casi. Infine, le bevande
alcoliche se consumate in modiche
quantità possono avere alcuni vantaggi
per la salute degli adulti purché
non si arrivi alla dipendenza.
Il limite è di 2 drink al giorno per
l’uomo e 1 per la donna (equivale
a 14 g di alcol). Anche le nostre LG
consigliano 2 Unità Alcoliche nell’uomo
e 1 nella donna, dove 1 UA
è però 12 g di alcol e non 14.
In conclusione la quota di liquidi
della dieta può essere fornita per
il 100% da acqua, ma è anche
possibile combinare bevande
classificate in diversi livelli, purché
non più del 20% del volume
delle bevande ingerite provenga
dai livelli 3-6. Gli autori suggeriscono
che idealmente non più del
10% delle calorie della dieta debba
essere fornito da fluidi, anche se
ritengono accettabile un limite
massimo del 14%.

  La caraffa a strati: guida per il consumo giornaliero di bevande  
         
  LIVELLO BEVANDA QUANTITÀ CONSIGLIATA  
  1 Acqua 1.500 ml (range 600-1.500 ml)  
  2 Tè, caffè senza zucchero 840 ml (range 0-1.200 ml), circa,
mantenendo la caffeina <400 mg
 
  3 Latte scremato, parzialmente scremato, bevande a base di soia 480 (range 0-480 ml) circa  
  4 Soft drink con dolcificanti acalorici 0 (range 0-960 ml)  
  5 Latte intero, succhi, alcolici 120 ml (range 0-240 ml) circa, per i succhi;
0 per il latte intero,
0 per l’alcol (range 0-1 drink alcolico per la donna e 0-2 per l’uomo)
 
  6 Bibite gassate classiche 0 (range 0-240 ml. NB: al massimo poco più di 2/3 di una lattina piccola)  
 
Fonte: rielaborazione da the American Journal of Clinical Nutrition
 

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