L’agricoltura è pronta a investire nel proprio futuro

Una survey realizzata da Nomisma e CRIF ha analizzato i vantaggi e i limiti dell’adozione del 4.0 nella filiera agroalimentare italiana. Ma in direzione di un ribaltamento del modo di produrre si muovono grandi e piccoli. Ascolta le interviste a Denis Pantini, Paolo De Castro e Giovanni Giambi (Agrisfera)

Il mondo agricolo preferisce parlare di agricoltura di precisione. Questo tema coinvolge ormai la totalità delle imprese di settore in Italia. Mentre l'agricoltura 4.0 pare più lontana, tanto da interessare solo il 60% dei potenziali riferimenti. Una survey realizzata da Nomisma e CRIF ha analizzato i vantaggi e i limiti dell’adozione del 4.0 nella filiera agroalimentare italiana. L’indagine ha coinvolto 1.034 aziende agricole italiane e 55 contoterzisti. Analizza da una parte la percezione e conoscenza dell’innovazione e degli strumenti di agricoltura 4.0. Dall’altra gli investimenti effettuati dalle aziende in questo senso.

 

 

Chi ha già investito

Nell'ultimo triennio una azienda agroalimentare su cinque ha investito in strumenti per l’agricoltura 4.0. La propensione all’investimento è maggiore nelle aziende con sede al Nord che operano nei settori dell’allevamento, cerealicolo e delle colture industriali. Hanno una classe di fatturato di oltre 50.000 Euro e un organico composto prevalentemente da Millennials (18-35 anni). Tra le principali motivazioni che hanno portato il 78% delle aziende italiane a non investire nelle tecnologie di agricoltura 4.0 vi sono il tema economico (35,8% dei casi), e le piccole dimensioni dell’azienda (31,9%). Per il 6,9% degli intervistati invece, non appaiono chiari i vantaggi derivanti dall’adozione di questi strumenti, mentre per il 6,4% non apporterebbero alcun beneficio utile all’azienda.

Dove si percepiscono vantaggi

Tra gli strumenti 4.0 più efficaci vi sono: macchine operatrici a dosaggio variabile, Trattrice con guida assistita o semi automatica e GPS integrato, software di gestione aziendale e altri software, centraline meteo. Le risorse indirizzate all’acquisto della strumentazione derivano per il 69% da capitale d'impresa, per l’11% dal finanziamento dell’istituto di credito, per il 9% dal Finanziamento del PSR, per il 7% da leasing. Nella maggior parte dei casi (il 45%) le aziende hanno speso una cifra al di sotto di 5.000 Euro per strumenti come software, centraline, mappe e sensori; solo il 9% delle aziende ha investito una cifra superiore a 100.000 Euro.

 

 

Benefici

Tra i benefici portati dall’adozione di tecnologie 4.0 vi è al primo posto la riduzione delle quantità di fitofarmaci, concimi e acqua distribuiti per ettaro (31%), la riduzione dell’impatto ambientale e un miglioramento della qualità del prodotto (24%), seguita dall’abbattimento dei costi di produzione e dall’incremento delle rese per ettaro/capo (20%) e una riduzione dei tempi di lavoro (16%).

Durante i lavori diverse aziende italiane hanno raccontato con esempi concreti i benefici dell'utilizzo del 4.0 nella gestione dei processi. È il caso di Fileni – che nel 2015 – a causa dell'aumento dei volumi di produzione ha dovuto rivedere completamente l'intero processo logistico. Ha sviluppato un simulatore ad hoc per tornare a garantire spedizioni on time. L'investimento –prima tecnologico e a seguire la re-ingegnerizzazione dell'intero processo di spedizione- ha portato al 45% del recupero di tempo lavoro, alla riduzione dell'indice di errore e al miglioramento della qualità.

Agrisfera, invece, ha ricordato come il proprio investimento in agricoltura 4.0 sia stato avviato a partire dalla georeferenziazione. Essa ha permesso una mappatura completa dei propri appezzamenti. Ulteriore investimento è stato condotto in strumenti di guida assistita con l'obiettivo di ridurre i costi e aumentare la produttività. Attraverso questo sistema di controllo si sono ridotti del 18% i margini di sovrapposizione. Con una riduzione dei costi di circa 200mila euro l'anno.

Altro caso è quello di Wenda Food Integrity Tracking, start up nata nel 2015. L'azienda ha sviluppato una piattaforma digitale che rende tracciabile l'integrità del cibo con lo scopo di ridurne gli sprechi. Attraverso un dispositivo da inserire nella spedizione è possibile controllarne la temperatura, l'umidità, gli urti, la sicurezza e la posizione. Si ricevono notifiche in diretta su un dispositivo mobile. Un'innovazione, rispetto alla tracciabilità garantita per legge.

La posta in gioco

“Il 4.0 è in una fase iniziale. I cambiamenti strutturali che queste tecnologie porteranno alle filiera produttiva sono ancora agli inizi. La filiera agroindustriale per come si caratterizza avrà qualche difficoltà in più ad adeguarsi al nuovo contesto anche se ci sono contro esempi interessanti. Le sfide per le imprese sono molteplici e la principale è legata al capitale umano. È necessario investire in nuove risorse che siano in grado di gestire le nuove tecnologie. Ma devono conoscere anche le logiche della filiera. C'è, inoltre, un problema di regole. Il cuore delle tecnologie 4.0 sta nella condivisione di dati e informazioni. La protezione, la proprietà dei dati e il loro uso diventa fondamentale. Infine c'è un problema dimensionale. Per le imprese più piccole alcune delle tecnologie in fase di sviluppo hanno costi che non giustificano l'investimento. Per le grandi la vera sfida sarà gestire il rapporto con i grandi colossi mondiali (da Amazon, a Alphabet, da IBM ad Alibaba) che gestiscono, tra le altre cose,  i flussi di dati. Hanno un fortissimo potere di mercato”  ha ricordato Giorgio Prodi, Segretario Comitato Scientifico di Nomisma.
Aprendo di fatto il grande tema di fondo: come farà il mondo agricolo a difendere il valore aggiunto conquistato, respingendo l'assalto degli altri protagonisti della filiera?

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