Largo agli smoothies (frullati), il frutto fresco adesso si beve

Beverage Succhi e nettari –

Per fronteggiare un mercato
sempre più competitivo le
aziende puntano anche sull’aumento
del contenuto di frutta
nelle bevande e sull’aggiunta di
ingredienti freschi. Un esempio è
dato dagli smoothies, segmento
“nuovo” solo per i consumatori
italiani, cronicamente poco inclini
al consumo di succhi. Negli Usa
erano già in auge negli anni ’60
grazie a un movimento vegetariano-
macrobiotico particolarmente
radicato soprattutto in
California. Nel Regno Unito hanno
fatto capolino nel 1999 e ora possono
contare su un mercato ben
consolidato. Dallo scorso gennaio
sono in vendita anche nella grande
distribuzione italiana.

Largo agli smoothies (frullati),
il frutto fresco adesso si beve
Il marchio Chiquita propone la
linea “frullati 10 e lode” a base di
frutta fresca in 4 referenze caratterizzate
da due frutti ciascuna.
Altri player hanno deciso di entrare
in questa nicchia. Per esempio,
Spumador ha recentemente lanciato
Sanattiva, una “vellutata di
sola frutta” nel formato da 200 ml
in tre gusti.

Quanto al packaging, tutti i competitor
hanno optato per una piccola
bottiglia, vista come la confezione
più adatta per favorire il
consumo on the go del prodotto.
L’abbigliaggio semplice e diretto
sottolinea in tutti i casi l’elevata
presenza della frutta, la naturalità,
la qualità e l’autenticità del
frullato.

  Un aiuto dalle nuove tecnologie  
  Il trattamento termico permette di conservare le bevande a base frutta a temperatura ambiente, ma un riscaldamento troppo drastico decurta le caratteristiche nutrizionali e organolettiche del succo. Si sta quindi diffondendo la tecnica del riempimento asettico a freddo che prevede la sterilizzazione separata del contenitore, del contenuto e del tappo e il loro successivo abbinamento in ambiente sterile, facendo in modo di prevenire eventuali ricontaminazioni dall’ambiente. Dopo una blanda pastorizzazione il succo è confezionato in un contenitore sterilizzato con raggi Uv o con sterilizzanti chimici, quali perossido d’idrogeno, alcol, acido peracetico. Il confezionamento asettico è la soluzione ideale soprattutto per le bevande che contengono tè, caffè, cioccolato e per i prodotti non gassati e a bassa acidità.
Si stanno anche sperimentando tecniche miste che accoppiano trattamenti termici a temperature relativamente basse con l’applicazione di alte pressioni, campi pulsanti, riscaldamento ohmico ecc. Tra le più promettenti vi è la tecnologia ad alte pressioni (circa 6.000 atmosfere) che mantiene la qualità degli alimenti e la loro naturale freschezza, prolungandone al contempo la shelf-life. Nel classico trattamento alle alte pressioni, l’alimento confezionato in un contenitore relativamente flessibile (pouche o bottiglia di Pet) è introdotto in una camera contenente un fluido idrostatico. Quest’ultimo è portato in pressione che mantenuta per circa 3-5 minuti, è trasmessa all’alimento. Pur trattandosi di un processo discontinuo e pertanto a bassa resa oraria, questa tecnica si è dimostrata davvero promettente nel comparto dei succhi. Permette, infatti, di ottenere ottimi risultati dal punto di vista organolettico anche per i succhi particolarmente delicati in termini di caratteristiche organolettiche e nutrizionali come kiwi, anguria e fico d’India.
 

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