La consueta maratona della responsabilità sociale d'impresa conferma il fermento in questo ambito, con progetti sempre più ambiziosi e pervasivi, in tutti i comparti produttivi

L'arte della sostenibilità è andata in scena al Salone della Csr (Corporate Social Responsibility) e dell'innovazione sociale, che si è tenuto all'università Bocconi di Milano il 3 e 4 ottobre scorso. Un'arte sperimentata in tutte le sue forme con interventi musicali e artistici, uno fra tutti Michelangelo Pistoletto, ma soprattutto con le testimonianze delle 161 organizzazioni presenti. Quello che ha colpito nell'edizione di quest'anno è stata la pervasività della responsabilità sociale in tutti i settori produttivi e dei servizi. Notevole anche la rilevanza dei progetti sempre meno di facciata e sempre meno marginali. “Ascoltare le esperienze raccontate da oltre 300 relatori ci ha fatto capire che la strada è avviata e non si può tornare indietro", ha dichiarato Rossella Sobrero, membro del Gruppo promotore del Salone. "La sostenibilità sta rapidamente diventando un impegno per molte organizzazioni: sempre più spesso si è parlato di Valore Condiviso, un insieme di politiche e pratiche operative che accrescono la competitività delle organizzazioni e allo stesso tempo migliorano le condizioni economiche e sociali all’interno delle comunità in cui operano”.

La moda si tinge di green
Il settore che sembra fare passi da gigante in termini di sostenibilità è quello tessile e della moda. Quattro le direttrici su cui si sta muovendo: riduzione delle sostanze chimiche più inquinanti, benessere animale nel caso siano utilizzati come materia prima, rispetto dei lavoratori ed economia circolare. Alcuni grandi gruppi, come Benetton, hanno aderito al protocollo Detox di Greenpeace che li obbliga a eliminare 11 inquinanti in fase di produzione e tintura delle stoffe entro il 2020. In molti casi, come Gucci, il reparto deputato alla Csr interviene a vari livelli nella decisioni ed è diventato ormai pervasivo. Grazie a questo modello hanno deciso per esempio di comprare pellicce solo in Europa. Il gruppo VF, che produce i marchi Vans, The North Face, Timberland, Wrangler e Lee ha ormai un reparto che fissa standard sempre più alti e modulati intorno al valore del brand: per cui la piuma d'oca di Timberland è solo certificata bio, mentre nei capi The North Face è stata completamente sostituita da termofibre sintetiche.

Lotta allo spreco sempre più pervasiva
Dai tempi dell'Expo ne è stata fatta di strada. Ormai la riduzione degli scarti alimentari non coinvolge più solo supermercati e ristoranti, ma anche navi. Costa Crociere per esempio ha inaugurato un progetto per il recupero, in alcuni porti del viaggio, dei pasti preparati ma non consumati. Sta anche cercando di ridurre gli sprechi dei cibi serviti a buffet, attraverso una serie di stratagemmi che non annoiano il cliente. Perfino Justeat, l'app che recapita a casa i piatti di molti ristoranti, ha coinvolto alcuni dei loro fornitori a consegnare con i Ponyzero e a raccogliere gli scarti. Cosa che ha permesso di donare 700 pasti gratis alla Caritas in pochi mesi.

Il Decalogo per creare reti di impresa sostenibili
Proprio questa centralità della Csr e la necessità di essere sempre più efficaci nelle azioni sta spingendo le aziende e le associazioni che se ne occupano a consorziarsi. Il salone è stato il momento per stilare le linee guida di un decalogo su come creare una rete di imprese responsabili. Avere chiara la reason why, scegliere con cura i compagni di viaggio, creare le giuste alleanze con gli stakeholder, focalizzarsi su attività rilevanti e fortemente orientate alla sostenibilità, coinvolgere i media per contribuire ad accrescere la sensibilità delle persone. Sono alcuni dei punti di partenza di un decalogo che sarà stilato nel prossimo futuro.

 

 

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