Le 5 grandi sfide che il marketing dovrà affrontare nel 2016

Nel report di Bloomberg Media 26 top senior marketer parlano di opportunità e faccia a faccia obbligatori per conquistare il futuro.

Nel contesto della 24 Hour Global Conversation il mondo del marketing ha fatto il punto della situazione presente e futura, individuando i punti chiave da sviluppare come must imprescindibile in agenda. Al tavolo del confronto promosso da Marketing Society una rosa di 26 top senior marketer  internazionali, che hanno pronosticato per il comparto una risalita in prima linea all’interno del business aziendale, complici 5 sfide prioritarie per il 2016:

  1. digitale digitalizzazioneTrasformazione digitale. A confermarlo sono anche i 70 responsabili Ict dell’ultima edizione della CIO Survey, che ha delineato i 7 trend evolutivi delle imprese italiane in direzione digitale, tra gestione e investimenti. Come sottolinea Wayne Arnold, global chief executive of MullenLowe Profero: “ Uber è la più grande company di auto al mondo, ma non ha una macchina propria. Amazon è il più grande retailer del mondo, ma non possiede dei negozi. Il digital distrupter è un concorrente per ogni singola attività fisica”. Concorde Alison Orsi, vice presidente UK delle marketing communications di IBM: “Stiamo iniziando a parlare di un’era cognitiva, dove i dati rappresentano l’opportunità e l’analisi è il fattore fondamentale”.
  2. Cyber security sicurezza protezioneCyber security. In linea con l’aumento della cyber-criminalità, che rappresenta un fenomeno ad alto potenziale di rischio per il business e per la reputazione di un’azienda. Come nota Andrew Cocker, senior marketing director di Expedia: “Non è una questione pubblicitaria. Il nostro marchio è costituito da ogni singola interazione in corso, da ogni esperienza dell’utente, per cui ogni volta che ne turbiamo l’equilibrio o non risolviamo un problema abbastanza in fretta andiamo ad erodere e a danneggiare quel brand in un modo che nessun investimento pubblicitario potrà compensare”.
  3. Economia collaborativa. Le aziende sono sempre più interconnesse e si stanno rendendo conto che l’autarchia spesso non è la miglior formula di business. Alias: nessuno è un’isola, nemmeno per quanto riguarda i vari team e la gestione interna. Si pensi ad esempio ad Apple, che è un grande player dello spazio cloud e che dispone di una serie crescente di datacenter, ma che si appoggia anche sui servizi di altri fornitori per aumentare la propria capacità.
  4. consumatore_customer serviceCustomer-centricity. Ottenere una visione più olistica del consumatore è un elemento imprescindibile per i marketers, che puntano a semplificare la brand experience, ma anche a migliorarla e ad integrarla attraverso tutti i touchpoint rendendola intuitiva e trasparente. Si tratta di un vantaggio competitivo dalla valenza riconosciuta all’unanimità.
  5. Ricerca del talento. Non è certo una novità, ma si tratta di una frontiera oggi più che mai aperta e legata all’evoluzione delle competenze richieste, una su tutte l’adattabilità. Annabel Venner, global brand director di Hiscox, ribadisce che le aziende non devono smettere di chiedersi come attrarre figure interessanti e smart e come farle crescere all’interno dell’azienda. “In passato si assumeva un senior marketer per quello che conosceva, o per chi conosceva…oggi si viene assunti per quello che si è disposti a imparare”, conferma Julian Boulding, presidente e fondatore di Thenetworkone.
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