Le filiere unite spingono il cibo italiano

Il traguardo dei 50 miliardi di export è sempre più vicino, mentre riprende vigore anche il mercato interno. Il sistema Italia cambia strategie (da Mark Up n. 268)

Il comparto alimentare chiude il 2017 con risultati rilevanti: l’export è aumentato del +7,5% sull’anno precedente, raggiungendo quota 41 miliardi di euro, e anche le vendite sul mercato interno registrano qualche segnale interessante con un incremento del 3,2% dopo un +2% nel 2016, ma con un divario rispetto al pre crisi ancora di 10 punti. Arrivate a un fatturato complessivo di 137 miliardi di euro (190 circa se consideriamo l’intero comparto agroalimentare, comprensivo del primario), le industrie italiane puntano nel 2018 a rinnovare il buon passo del 2017. In dieci anni Nomisma ha rilevato che l’export dell’agroalimentare italiano è cresciuto del 68% (vino incluso), in particolare con i prodotti che registrano maggiori difficoltà sul mercato interno: lattiero-caseari +84% e carne e derivati +70%. L’origine italiana della materia prima è considerata nel Belpaese il primo driver d’acquisto dal 75% dei consumatori, seguita da biologico (47%), facilità nella preparazione (46%) e qualità al giusto prezzo.

Anticipando i tempi di emanazione dei decreti attuativi del Regolamento comunitario 1169/2011 sull’etichettatura, negli ultimi mesi il Governo italiano ha introdotto, in via sperimentale e su iniziativa unilaterale, l’obbligatorietà dell’indicazione d’origine su latte e latticini, pasta e riso e derivati del pomodoro. Le ragioni economiche e l’imposizione normativa stanno delineando così un nuovo assetto del sistema agroalimentare italiano basato su filiere integrate (che sembrano essere preferite alla poco accolta spinta all’interprofessione promossa dalla Pac 2014-2020) e sui sistemi regionali. Se nel primo caso la segmentazione dell’offerta con linee di prodotti 100% italiani è apprezzata soprattutto sul mercato interno, gli aggregati regionali si propongono invece come propulsori dell’export.

Oltre l’interprofessione: con l’obiettivo comune di difendere, sostenere e valorizzare il made in Italy, industria e agricoltura si sono unite, con anche il beneplacito di Coldiretti, fondando nel novembre scorso l’associazione Filiera Italia, una sorta di contenitore di tutte le filiere integrate italiane (una trentina al momento quelle che vi hanno aderito). Promotori dell’iniziativa Coldiretti, Ferrero, Inalca/Cremonini e Consorzio Casalasco (Pomì e De Rica) e tra i soci fondatori Bonifiche Ferraresi, Ocrim, Farchioni Olii, Cirio agricola, Donna Fugata, Maccarese, Ol.Ma, Giorgio Tesi Group, Terre Moretti (Bellavista) e Amenduni Spa.

Tra le prime battaglie in cui Filiera Italia è impegnata il contrasto all’etichettatura a semaforo, rispetto alla quale sta lavorando a una proposta grafica alternativa, che il Governo italiano dovrebbe presentare a Bruxelles entro fine anno, basata sull’apporto nutrizionale di una porzione di un alimento rispetto al fabbisogno complessivo dei singoli nutrienti. Rispetto al tema dell’etichettatura d’origine vigilerà perché la proposta attuativa della Commissione europea non lasci discrezionalità e applicazioni differenziate e si batterà perché le decisioni politiche e le premialità della Pac, soprattutto della prossima, vadano a beneficio di chi fa vere filiere.

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