Leadership al femminile: Lisa Ferrarini, un’eccellenza del nostro Paese

Lisa Ferrarini, sposata, 52 anni ad aprile, è una donna che spesso si è trovata a lavorare in un mondo di uomini. Vice presidente Confindustria per l’Europa, è stata il primo Presidente donna di Assica – Associazioni Industriali delle Carni e dei Salumi. È entrata ufficialmente in azienda a 19 anni, dopo il diploma. “La nostra era la classica situazione casa bottega in cui senti parlare di lavoro fin da piccolo -ricorda Lisa Ferrarini-”. È un’azienda agroalimentare, la Ferrarini, fondata dal padre Lauro nel 1956: “Ho imparato tutto seguendolo negli acquisti e alle fiere” -prosegue-. I suoi figli, cinque fratelli unitissimi, due maschi e tre femmine, sono tutti in azienda: “Con ruoli intercambiabili perché abbiamo fatto tutti lo stesso percorso e siamo molto uniti e in armonia” -precisa la manager-.

 

 

Come è la situazione delle donne al vertice nelle aziende di largo consumo?
Siamo ancora indietro rispetto ad altri Paesi europei, eppure in aziende che vendono i loro prodotti a un pubblico ampio e i cui acquisti sono in gran parte decisi dalle donne, una sensibilità femminile sarebbe quanto mai utile, anche a livello apicale. Le donne poi hanno una sensibilità verso i dettagli e una percezione e un approccio più globali. Stemperano le tensioni e sono più “commercianti”, più in grado di mediare, di contrattare. Sono convinta che un management diversificato sia un punto di forza per l’azienda.

Esiste uno stile manageriale femminile?
Non credo, il buon imprenditore, donna o uomo, deve essere rispettato perché è capace di fare squadra. Le donne hanno però una motivazione mediamente superiore, perché hanno fatto più “gavetta”, è stata necessaria una grande determinazione per arrivare al vertice.

 

 

Cosa ne pensa della legge Golfo Mosca sulle quote rosa?
Il concetto non mi piace perché penso che le donne debbano fare carriera per i loro meriti. Però se sarà in grado di accelerare il processo di inserimento nei CdA, ben venga. La diversità come risorsa in azienda, passato da tempo nelle multinazionali, fatica ancora a imporsi nelle aziende più piccole, a parte quelle a conduzione famigliare che a volte beneficiano del passaggio generazionale se ci sono figlie. La società sta cambiando, anche se lentamente. In Parlamento sono stati fatti passi avanti con tante donne ministro, ma nelle imprese spesso le poche donne ai vertici sono presidenti, una carica più di rappresentanza, che amministratori delegati. Avrei visto bene una donna presidente della Repubblica, c’erano delle candidate adatte, sarebbe stato un bel segnale per il Paese.

Come aiutare le donne a raggiungere più posti di comando?
La donna tiene unita la famiglia, ne gestisce le finanze, decide gli acquisti, lavora fuori e dentro casa. Sarebbe necessaria una maggiore flessibilità sulle pensioni femminili. E quando raggiungiamo il vertice, chiamiamo donne capaci a ricoprire ruoli importanti: io da presidente Assica ho coinvolto quattro donne, tutte bravissime. Le donne sono un’eccellenza del nostro Paese. Più donne che lavorano, specie se ai posti di comando, potrebbero dare un bello sprint per ripartire.

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