"Pluralità di vincoli normativi ed eccesso di burocrazia rappresentano freni allo sviluppo economico" ha ribadito Ancd Conad nel corso della presentazione, a Bologna, del X Rapporto sulla legislazione commerciale

Per aprire un ristorante in Italia ci vogliono, in media, 38 autorizzazioni, che variano di volta in volta a seconda delle leggi regionali di riferimento (delle 12 in vigore).
Per un supermercato occorrono 9 permessi e una spesa di circa 3.000 euro in carte bollate, senza tenere conto dei regolamenti dei singoli Comuni, che richiedono a volte iter e nullaosta supplementari. Chi ha avviato un distributore di carburanti negli ultimi anni si è scontrato con disposizioni regionali che introducevano nuovi vincoli e obblighi, in alcuni casi dichiarati illegittimi dalla Corte Costituzionale. Lo ha ricordato Ancd Conad nel corso della presentazione, a Bologna, del Decimo Rapporto sulla legislazione commerciale.
Secondo gli indicatori "Doing business" della Banca mondiale, avviare un qualunque tipo di attività imprenditoriale è molto più difficile in Italia che nelle altre principali economie Ue:  nella classifica 2017 il nostro paese si colloca al 63° posto su 190 per facilità di avviare un’attività imprenditoriale.
Ancd Conad ha inoltre ricordato che l’eccesso di burocrazia è considerato dal World economic forum il principale ostacolo all’attività commerciale e imprenditoriale in Italia. Il Fondo monetario internazionale ha stimato che se l’efficienza del settore pubblico si allineasse al livello delle migliori regioni del Paese la produttività media dell’impresa aumenterebbe del 5-10% con un incremento complessivo del Pil par al 2%.
Il tema delle liberalizzazioni è molto complesso e rimanda, fra l'altro, anche allo spinoso argomento delle competenze Stato-Regioni e degli equilibri normativi tra istituzioni centrali e territoriali.
Ancd Conad è una delle paladine, insieme a Federdistribuzione, della cosiddetta battaglia di liberazione da lacci e lacciuoli onde sbrigliare i cavali della concorrenza sul terreno delle liberalizzazioni (che poi spesso, in alcuni settori, come gli orari di apertura, non portano tutti questi grandi risultati attesi, ma questo è un altro discorso).
Secondo Ancd-Conad, burocrazia, deficit di concorrenza in molti settori, illegalità e corruzione diffusa impediscono all’Italia di tenere il passo con i ritmi europei: così si spiega la crescita da lente d'ingradimento che si stima supererà di poco l’1% nel 2017, fanalino di coda dell’Ue.

 

 

A presentare il X Rapporto sulla legislazione commerciale di Ancd Conad, coordinato da Piero Cardile, responsabile Ufficio legislativo Ancd Conad, sono intervenuti Marzio Ferrari e Sergio Imolesi, rispettivamente presidente e segretario generale di Ancd.
Hanno preso parte alla tavola rotonda Giovanni Toti, presidente Regione Liguria, Andrea Corsini, assessore al Commercio e turismo della Regione Emilia-Romagna, Stefano Ciuoffo, assessore attività produttive turismo e commercio di Regione Toscana, Francesco Pugliese, amministratore delegato Conad, e Roberto Ravazzoni, docente dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Ha chiuso il dibattito Stefano Bonaccini, presidente Regione Emilia-Romagna.
Il Rapporto Ancd Conad sottolinea l'importanza delle Regioni nell'avviare o facilitare il percorso strutturato e concertato verso la semplificazione, ritenuta propedeutica a uno sviluppo più veloce, collaborando con il Governo, interpretando con la maggiore uniformità possibile le norme quadro nazionali, e legiferando in direzione pro concorrenza.
Secondo Ancd Conad questo processo è mancato, come dimostrano le norme regionali in vigore sul tema del commercio, che in molti casi hanno superato la riforma del 1998 (Dlgs 114/1998) con restrizioni all’accesso superiori rispetto a quelle definite dalla legge nazionale.
Ancd Conad sottolinea che persino la rivoluzione prevista dall’articolo 1 della legge 27/2012, che aboliva oneri, restrizioni e divieti per le nuove aperture, non è ancora stata pienamente attuata. Ne è un esempio la legge regionale 4/2016 del Friuli Venezia Giulia bocciata in maggio dalla Corte Costituzionale, che per un anno e mezzo ha imposto agli esercizi commerciali l’obbligo di chiusura in determinati giorni festivi.
Commenta Sergio Imolesi, segretario generale Ancd: "In Italia ci sono circa 8.000 comuni e 20 regioni: senza volere negare il diritto all’autonomia legislativa nelle materie di propria competenza, è indispensabile che le Regioni restituiscano al mondo produttivo e ai cittadini un quadro normativo di riferimento il più omogeneo possibile. In questo momento storico è emersa in tutta la sua evidenza la necessità ridurre i centri decisionali, e definire regole comuni. Si registrano ancora comportamenti del legislatore nazionale non sempre in linea con le aspettative dei cittadini. È il caso del ddl Concorrenza che, nell’attuale formulazione, disattende le richieste avanzate dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato su diversi aspetti".
Il ddl concorrenza è stato approvato dalla Camera: ora deve ritornare in Senato per la quarta lettura.

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