L’innovazione di Parmalat parte dal consumatore

Il largo consumo alimentare ha una grande opportunità nel cambio di sensibilità delle persone. Un trend che continuerà (da Mark Up n. 265)

È possibile per un’azienda alimentare fare innovazione con prodotti di base? Sì, se è in grado di seguire i trend di consumo e di stile di vita cogliendo in anticipo ciò che gli esperti chiamano i nuovi “need”. Un trend da seguire sia per il prossimi dodici mesi, sia oltre, è quello del mutare delle sensibilità dei consumatori. Sensibilità spesso sollecitate dal mercato (basti sottolineare quanto il “free from” sia un concept influencer) ma anche da prese di coscienza. Questo può determinare la crescita di nicchie in modo esponenziale fino a farle diventare mainstream ma, questa volta, premium. Uno dei mega trend è sicuramente quello salutistico, su questo versante il consumatore dimostra di essere ricettivo. Mark Up ha incontrato Giovanni Pomella (Dg Bu Italia) e Giuliano Gherri (Dm Bu Italia) per parlare di innovazione e cambiamento per un’azienda come Parmalat che nel 2017 ha aderito alla campagna Nutrizione è Salute.
Parmalat è tra le prime cinque aziende del food in Italia con 19 milioni di famiglie raggiunte. Come un’azienda di queste dimensioni approccia il tema dell’innovazione?
Pomella: Sensibilizzare i consumatori sui benefici di una corretta alimentazione è da sempre uno dei nostri obiettivi che si unisce alla volontà di garantire con i nostri prodotti il miglior benessere al consumatore. Questo è il punto di partenza che si unisce a tutto ciò che è prevenzione e che passa attraverso la promozione di stili di vita sani ed equilibrati.
Però il latte è un alimento di base per il quale l’innovazione ha significati più ampi di una nuova referenza.
Gherri: Per noi il latte non è solo un alimento di base ma molto di più. Per questo motivo, siamo in costante ascolto dei bisogni del consumatore e già da anni abbiamo preso
la strada di segmentare a scaffale il prodotto, offrendo un assortimento che possa rispondere a esigenze diversificate. È un approccio che fa dell’innovazione il filo conduttore per lo sviluppo. Basti pensare a temi come omega3, calcio, vitamine ecc.
Quali sono i fattori attraverso i quali passa una innovazione che colga un trend crescente?
Gherri: La comunicazione veritiera è fondamentale. E oggi, con il bombardamento di fake news il tutto diventa più critico. Per questo motivo abbiamo una strategia di comunicazione multicanale che mira a informare i consumatori anche direttamente attraverso l’uso dei social network. Facebook, ad esempio, è per noi un canale interattivo che utilizziamo anche per ascoltare con massima attenzione ciò che viene dal consumatore.
Tornando al prodotto. Per il latte quanto spazio c’è per incidere nel mercato con nuove proposte?
Gherri: Più di quanto si possa pensare. Prendiamo Zymil. Oggi è la terza referenza più venduta dalla grande distribuzione comprendendo tutte le categorie del food & beverage (fonte: IRI.Ipermercati, Supermercati, Libero Servizio-Piccolo- 05-2017)! È nato come prodotto di nicchia per intolleranti al lattosio ed è diventato un main-stream premium adatto a tutti. Ma è un risultato che è stato raggiunto grazie a un attento lavoro di sviluppo della categoria che ha tenuto in considerazione molteplici parametri e realizzato tutte le varianti: fresco, uht, yogurt, yogurt alla greca fino alla panna. E questa è grande innovazione applicata.
Anche sulla filiera si può fare innovazione. Ma in che modo per il vosto modello?
Pomella: Sì. Siamo un’azienda che in Italia è presente con 9 stabilimenti produttivi e
che opera sul territorio con un approvvigionamento basato sul “multilocalismo”. Siamo presenti in Italia anche attraverso diversi marchi locali che rappresentano eccellenze del nostro territorio: Berna in Campania, Centrale del Latte di Roma in Lazio, Carnini e Lactis in Lombardia, Latte Oro in Liguria, Latte Sole in Sicilia, Torvis e Latterie Friulane in Friuli Venezia Giulia. La valorizzazione delle produzioni locali e delle filiere territoriali è un elemento di sviluppo che Parmalat da sempre sostiene. Da questa base siamo partiti ad esempio per sviluppare la filiera del biologico con alcuni produttori, attraverso accordi di durata pluriennale.
Per quanto riguarda i canali di vendita, l’online può essere interessante anche per un prodotto come il latte?
Gherri: Il mercato non è ancora maturo. Ma noi siamo attenti e attivi anche su questo versante come testimonia la nostra recente partecipazione ad Amazon Fresh di cui stiamo valutando i risultati.

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