L’Ispettorato e il field marketing

A distanza di un anno dall’appello di Anasfim contro il dumping contrattuale nel settore del field marketing, abbiamo voluto verificare la posizione dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro. Aspetto tanto più di attualità vista la posizione centrale assegnata dal nuovo governo al Ministero del Lavoro (da Mark Up n. 271)

Da quando si è insediato il nuovo governo da parte di politici, giornalisti e analisti, il ruolo e l’importanza dei contratti di lavoro per migliorare la legalità e le condizioni di lavoro degli italiani è oggetto di ampie dissertazioni. In questo contesto torna quindi di attualità il ruolo del contratto di secondo livello per i merchandiser e i promoter, di cui Mark Up si è occupato anche in virtù del convegno nella sede Confesercenti del maggio 2017 (vedi www.mark-up.it), dove si sollevava il rischio reale di dumping contrattuale, con retribuzioni al di sotto del minimo stabilito dallo stesso contratto, e conseguente competizione irregolare da parte delle imprese che non lo applicavano. Era quindi interessante sapere oggi quali fossero le risultanze dell’azione sul campo dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro (Inl) e per questo abbiamo voluto sentire, il parere del direttore generale Danilo Papa.

L’Inl risolve pragmaticamente problemi specifici intercettati sul territorio nei vari settori lavorativi. Oltre a comminare multe agli inadempienti, serve anche a creare un corpus di nozioni di base utili a programmare la stessa vigilanza, corretto?

La scelta di quali siano gli obiettivi da ispezionare deriva da molteplici fattori. Anzitutto sono definite le strategie ad inizio anno da parte della Commissione centrale di coordinamento della vigilanza presieduta dal Ministro del lavoro. Successivamente, in relazione a ciascun ambito di intervento, ci sono diverse forme di intelligence che aiutano a definire una prima lista di obiettivi che viene definitivamente stilata nell’ambito di Commissioni regionali di programmazione dove siedono anche Inps e Inail. Detto questo è chiaro che le conseguenze sanzionatorie costituiscono un “corpus di nozioni” utili non solo a indirizzare la vigilanza, ma anche ad indirizzare gli stessi attori del mercato a tenere un comportamento corretto. L’aver sanzionato un determinato comportamento può certamente costituire un indirizzo per altri datori di lavoro.

Una volta che l’Inl abbia accertato l’inadempienza da parte di un’azienda quale è il passo successivo?

Ogni inadempienza rilevata può avere diverse conseguenze. Sul piano delle sanzioni amministrative, sul piano di violazioni di carattere civile o penale. A seconda della tipologia di violazioni l’Ispettorato e l’ispettore del lavoro rivestono un ruolo diverso. Ad esempio, nel caso dell’accertamento di violazioni penali, il personale ispettivo riveste la qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria.

Dal 2010 al 2017 risulta un aumento del 74% nei contratti collettivi nazionali. Riuscite a star dietro all’aumento di lavoro? Ci vorrebbero più ispettori?

I contratti collettivi che rilevano, per legge, al fine di poter fruire di benefici, di poter utilizzare validamente contratti flessibili o di derogare, a determinate condizioni, a disposizioni normative sono solo alcuni e cioè quelli sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. Pertanto, per il personale ispettivo è sufficiente verificare che il contratto collettivo applicato non sia fra quelli previsti dalla legge per poter adottare provvedimenti di carattere sanzionatorio o di recupero contributivo.

Con questi numeri si pone con evidenza l’utilità di assegnare a un organo terzo il controllo sulla contrattazione collettiva in termini di rappresentatività. È il Cnel ad occuparsene?

Sono diverse le istituzioni che hanno interesse ad evidenziare il grado di rappresentatività delle organizzazioni firmatarie dei contratti collettivi, anche il Ministero del Lavoro lo sta facendo su richiesta dell’Ispettorato.

Entriamo in ambito field marketing. A seguito della denuncia di Anasfim dello scorso anno, ci può dire quali sono le azioni ispettive mirate verso le aziende che non rispettano il contratto di secondo livello che si applica ai “promoter” e ai “merchandiser”?

Abbiamo avviato diversi interventi ispettivi in tutta Italia per verificare, nel settore, quali siano i contratti collettivi applicati. In tutti i casi in cui sarà verificata l’applicazione di un contratto collettivo sottoscritto da soggetti privi di rappresentatività ci saranno conseguenze sanzionatorie e di recupero contributivo. Se poi ci troviamo in regime di appalto, in forza di un principio di solidarietà, ci potrebbero essere conseguenze anche in capo al committente che si è affidato a soggetti che applicano contratti collettivi sottoscritti da organizzazioni prive del requisito della maggiore rappresentatività in termini comparativi.

Qual è il soggetto che rischia maggiormente, in sede di causa legale, fra committenza e distributore che ospita l’attività di field marketing?

Sicuramente il datore di lavoro ma, come detto, ci sono ampi rischi anche in capo al committente che, per mere ragioni economiche, affida un servizio a soggetti che applicano i contratti collettivi privi dei requisiti di legge.

Un azienda ha libertà di non aderire ad alcun contratto. Dunque quale aspetto giuridico la costringerebbe ad applicare il contratto Anasfim?

Il principio di libertà sindacale è indiscusso. È possibile applicare il contratto collettivo che si vuole o di non applicarne alcuno, quindi in generale non c’è alcuna “costrizione”.

Quindi l’alternativa ad Anasfim è di trovare un contratto con condizioni salariali più basse: questo non finisce con l’avere l’effetto di sfociare nel dumping contrattuale?

L’azione di contrasto al fenomeno del dumping contrattuale, iniziata a gennaio 2018, è in corso su tutto il territorio nazionale, in particolare nel settore del terziario (circolare n. 3/2018), nel quale si riscontrano violazioni di carattere contributivo o legate alla fruizione di istituti di flessibilità in assenza delle condizioni di legge. L’azione si concentra nei confronti delle imprese che non applicano i contratti “leader” sottoscritti da Cgil, Cisl e Uil, ma i contratti stipulati da OO.SS. che, nel settore, risultano comparativamente meno rappresentative, questo in conformità quanto l’Ispettorato ha chiarito con la circ. 3/2018 ed esplicitato nel comunicato stampa pubblicato sul sito istituzionale www.ispettorato.gov.it/it-it/notizie.

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