Con “Frutta nelle scuole”: 4,9 migliaia di tonnellate di frutta e verdura distribuite (70% frutta), per un valore di 13 milioni di euro

Il trend di mercato di questi ultimi anni per il mercato degli “school lunch” ha segnato la sua decisa apertura verso il “frutta snack”. Tradotto, ciò ha significato che sempre più famiglie hanno fatto sì che i propri figli abbandonassero (o riducessero) il consumo a scuola di merendine, confezionate e non, volgendo la propria scelta per una ricreazione a base di frutta e verdura, preferibilmente fresca ma non solo. Sicuramente ciò è avvenuto anche in virtù di campagne di sensibilizzazione che a questi risultati hanno teso, mobilitando più attori e risorse, com'è per il progetto governativo e comunitario “Frutta nelle scuole” (http://www.fruttanellescuole.gov.it). Con “Frutta nelle scuole” 4,9 migliaia di tonnellate di frutta e verdura hanno preso la via della distribuzione scolastica (70% frutta), per un valore di 13 milioni di euro. 

 

 

Così spiegano infatti dal Ministero Politiche Agricole, entrando nel merito dell'articolazione dell'intervento: “Frutta e verdura nelle scuole è un programma di educazione alimentare istituito dalla Commissione Europea dal 2009, con regolamento 288/2009, successivamente sostituito dal Regolamento del Consiglio e del Parlamento Europeo 1308/2013. Il progetto ha la duplice finalità di educare i bambini nelle scuole alla sana alimentazione, così da contrastare il fenomeno del sovrappeso e dell’obesità infantile, e altresì quello di sostenere il settore ortofrutticolo in crisi di consumi. Il programma è finanziato interamente con fondi europei. Ad esempio, per quanto riguarda il finanziamento dell’Unione europea per l'anno scolastico 2018/2019, parliamo di risorse stanziate per un ammontare complessivo di 20,8 milioni di euro. In Italia il programma è gratuito per gli alunni e le scuole. Si rivolge a bambini che frequentano le scuole primarie, sia pubbliche che paritarie, senza discriminazione alcuna. Ogni anno partecipa circa il 32% degli alunni delle primarie, ossia parliamo all'incirca di un milione di bambini per ogni campagna. L'intervento viene attuato dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari Forestali e del Turismo, in collaborazione con il Ministero della Salute, il Ministero dell’Istruzione e le Regioni e Provincie autonome. Nello specifico, il programma si compone di prodotti ortofrutticoli distribuiti agli alunni, misure educative di accompagnamento, nonché  attività di promozione e comunicazione. Con una gara d’appalto si selezionano i distributori dei prodotti ortofrutticoli da distribuire agli alunni. Prevalentemente al bando di gara partecipano organizzazioni di produttori agricoli e ne vengono selezionati dieci, poiché il territorio è stato suddiviso in 10 macroaree. Ossia, c'è un aggiudicatario per ogni lotto, i cui nominativi sono riportati sul sito del Ministero”.

Questo per quanto riguarda l'organizzazione del progetto “Frutta nelle scuole”, i suoi destinatari finali negli istituti primari e quelli, a monte, nel comparto della produzione ortofrutticola. Per il resto, dal Ministero fanno solo un breve cenno - “Le varietà di prodotto più gradite fra i bambini, sono ovviamente le fragole, le ciliegie e le albicocche” - per poi rimandare completamente ogni discussione alle tabelle del monitoraggio annuale sul sito del progetto. E tutto passa ai report sul web...

L'attività di monitoraggio è affidata ad ISMEA, Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Aimentare e fa riferimento all'anno scolastico 2017/2018, che ha coinvolto 2.483 istituti, con un totale di 5.595 plessi (su 17.296 plessi complessivi a livello nazionale) per un numero complessivo di 960.740 alunni. Dieci le imprese fornitrici, ossia una per lotto come si diceva, con lotti che vanno dalle oltre 700 scuole di Trentino e Veneto alla novantina della Sardegna: per Piemonte, Liguria e Valle D'Aosta, MELAVI Soc. Coop. Agr.; COF SPA in Lombardia; ALEGRA Soc. Coop. Agr. per Trentino Alto Adige e Veneto; Cooperativa Ortofrutticola Mantovana Soc. Coop. per Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Marche; APOFRUIT Italia Soc. Coop. Agr. per il Lazio; CDP Srl per Campania e Molise; OP Arca Fruit per Basilicata e Puglia; RTI Natura - O.P. Natura Soc. Cooperativa Agricola per Calabria e Sicilia; Leonardos srl per Abruzzo, Toscana e Umbria; Cooperativa Ortofrutticola Mantovana in Sardegna.

La fornitura – si legge - è stata complessivamente pari a 4,9 migliaia di tonnellate di frutta e verdura, per un valore di circa 13 milioni di euro (70% frutta e 30% verdura). Il prodotto tale quale intero ha inciso per il 71%, il porzionato in classe per il 4%, la quarta gamma per il 17%, il trasformato (mousse e succo di frutta, centrifugati, spremuti) per il restante 8%. Nel dettaglio, in valore di milioni di euro, si parla di un prodotto tale quale intero (9,25 mln), porzionato in classe (0,45 mln), quarta gamma (2,13 mln), trasformati (0,78 mln) e spremute, centrifugati, estratti (0,35 mln).

Analizzando le preferenze di consumo, secondo le risposte dei referenti scolastici ai questionari somministrati, le preferenze dei bambini vanno in favore di frutta e verdura confezionate e pronte all’uso (49%), rispetto a quelle intere (33%), cui segue il gradimento di spremute e centrifughe (16%). L’apprezzamento di genitori e bambini viene inoltre riferito propendere maggiormente per il biologico (56%) in confronto ai prodotti tipici certificati (34%) e soprattutto a quelli provenienti da coltivazioni a lotta integrata (5%).

Nel complesso, il biologico ha cresciuto la sua quota rispetto agli scorsi anni (14%). Il prodotto tutelato da un marchio DOP o IGP è stato il 38% del totale, mentre il prodotto rispondente a un disciplinare di produzione integrata ha rappresentato il 39% del valore totale. In complesso, la produzione Global Gap ha superato il 70% del totale. E anche qui, considerando i quantitativi in valore (milioni di euro), la distribuzione risulta così articolata: prodotti tutelati da un marchio DOP o IGP (4,98 di cui biologici 0,41); prodotti con altri marchi collettivi (2,18 di cui biologici 1,10); prodotti rispondenti a un disciplinare di produzione integrata (5,00) e prodotti senza marchio specifico (0,80 di cui biologici 0,35). Laddove si mettono in luce per incidenza in valore del prodotto biologico, lotti come il Campania-Molise (35,4%) e Abruzzo-Toscana-Umbria (32,6%).

La principale regione di approvvigionamento risulta essere stata l’Emilia-Romagna, seguita da Trentino Alto Adige, Sicilia e Abruzzo

Tutti i fornitori (tranne uno) avevano già partecipato alle precedenti edizioni del programma. La distribuzione del prodotto alle scuole è avvenuta sia direttamente che indirettamente (ossia in subappalto tramite consorzi di padroncini oppure per mezzo di personale scolastico a seguito di apposita convenzione). Al fine di controllare i fattori di rischio, tutti i fornitori hanno attivato sistemi di controllo qualità del prodotto in ogni fase della filiera produttiva e distributiva. Controlli sia di tipo analitico (chimico, fisico e microbiologico) sia di tipo sensoriale, a campione attraverso prelevamento di prodotti, oppure sui mezzi di trasporto per verificare il mantenimento della catena del freddo. Sono state organizzate inoltre dai soggetti fornitori delle attività di accompagnamento. Circa 6 scuole su 10 hanno partecipato alle attività proposte dai distributori: giornate a tema (frutta day), corsi di degustazione e laboratori del gusto, visite a mercati contadini e orti botanici, ma anche visite a fattorie didattiche e aziende agricole, oppure agli stessi magazzini di lavorazione ortofrutticola. Attività cui comunque si sono aggiunte visite a un centro CREA (“Scuola in campo”), le Olimpiadi della frutta (un campionato interscolastico via Internet), corsi di formazione per gli insegnanti, giornate speciali per la formazione degli operatori, incontri frontali per le famiglie con i ricercatori e/o dietisti.

La relazione tra scuola e fornitori, stando alle indagini promosse, è stata giudicata molto positiva nel 23% dei casi, abbastanza positiva per il 65%. Particolarmente favorevoli sono stati i riscontri ottenuti in Trentino Alto Adige e Veneto; Lazio; Basilicata e Puglia. Una situazione che può essere in parte associata all’assenza di problemi nella distribuzione (69%). Mentre le principali difficoltà riscontrate fanno riferimento, in ordine di importanza, alla qualità delle singole forniture (problema superiore alla media in Sardegna e nell’area Abruzzo, Toscana e Umbria), alla puntualità delle consegne, alla corretta quantità delle forniture, alla distribuzione in tempi e con modalità non sempre adeguate all’organizzazione scolastica. Si sono poi verificati casi di mancata consegna delle singole forniture (più frequenti della media in Lombardia) e qualche scuola ha sollevato il problema della scarsa numerosità di operatori, insufficiente rispetto al numero di alunni della scuola.

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