Lo spumante a vocazione mondiale, ma ancora legato alle ricorrenze

Focus vino Spumanti – Si chiude un’annata di grandi soddisfazioni per i produttori del comparto nazionale

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1. La destagionalizzazione
avanza con lentezza

2. Manca intanto per
l'export la capacità di
proporsi come prodotto
unico, sull'esempio
francese

Il 2008 chiude un'annata
di grandi soddisfazioni per
il mercato delle bollicine. Le
cifre confermano positive performance
sui mercati esteri e
significative conferme sul mercato
nazionale. Il giro d'affari mondiale supera i 2,3 miliardi
di euro, con oltre 300 milioni
di bottiglie vendute, 277,7
milioni con Metodo Charmat
(Asti, Prosecco) e 22,3 milioni
con Metodo Classico (Trento
Doc, Oltrepò Pavese, Franciacorta).
Sono 153 milioni le bottiglie
consumate in Italia e 161
esportate. Il consumo nazionale,
compresi gli spumanti
importati, è 165,6 milioni di
bottiglie. Sul fronte dei consumi
molte cose sono state fatte
in termini di destagionalizzazione
e creazione di nuovi abbinamenti
possibili. Un dato su
tutti lo conferma; negli ultimi
5 anni le bottiglie sono passate
da 230 milioni a 300 milioni (da
16 milioni a 22 milioni quelle
a Metodo Classico) come conseguenza
dell'evoluzione della cultura del consumo dello spumante
a tutto pasto.

Il successo dei vini spumanti italiani
sui mercati esteri sembra
legato a molti fattori: in primis
quelli legati a una percezione
positiva del valore della cucina
italiana nel mondo e, quindi, ai
possibili abbinamenti con prodotti
della tradizione italiana;
l'ampia scelta di gamma offerta
dalla produzione spumantistica
italiana, in grado di soddisfare
una platea assai allargata di
consumatori anche inesperti;
non ultimo, poi, la riconoscibilità
internazionale della qualità
e del valore delle produzioni
made in Italy, ampiamente
dimostrata dalla maggiore crescita
del fatturato rispetto alla
crescita in volume.

 

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