Ma l’Italia ha una risorsa unica: puntare al pluralismo distributivo

Secondo una ricerca Cermes-Bocconi il 70% dell’inefficienza totale del sistema distributivo italiano è dovuta al divario strutturale con i mercati europei di riferimento

1. Frammentazione del commercio italiano
2. Due terzi dei comuni italiani hanno una popolazione inferiore a 10.000 abitanti

La ricerca Cermes-Bocconi attribuisce quasi il 70% dell’inefficienza totale del sistema
distributivo - stimato in 8.426,9 milioni di euro - al divario strutturale tra il commercio
italiano e l’assetto distributivo tipico di quattro paesi europei (Regno Unito, Francia, Germania, Spagna), definiti “benchmark”, benchmark”, ossia di paragone/riferimento.
Fra i molteplici aspetti che evidenziano le differenze tra noi e questi mercati si possono
enucleare 5 fattori:
1) concentrazione distributiva: alta in Europa vs media in Italia;
2) peso limitato degli store brand (15% circa contro una media europea del 30%)
3) bassa penetrazione del discount (8,1% in Italia contro il 17,1% della media dei 4 paesi
benchmark)
4) frammentazione della struttura distributiva e alto numero di centri decisionali;
5) debolezza di alcuni indicatori chiave del conto economico, a partire dai margini (lordo
merci, netto Iva, ebitda ed ebit) che sono però in larga parte legati a dinamiche macroeconomiche esogene inflazione, crisi dei consumi, bassa produttività al mq) non commerciali, ma interne (costo del lavoro).

Un libro ricco di spunti
Questi aspetti differenzianti sono anche quelli evidenziati nel libro (“Liberare la concorrenza”, Egea) nel quale Roberto Ravazzoni dedica un intero capitolo, il secondo, alla distribuzione alimentare e al suo ritardo rispetto ad alcuni paesi europei. Premessa la bontà la precisione del lavoro, frutto di un team che comprende, oltre al citato Ravazzoni, Maria Grazia Cardinali, Elisa Fabbi, Francesco Daveri, Mario Menegatti, Onorio Zappi e Michele Deodati, non possiamo esimerci dal segnalare che il difetto di queste analisi - interessanti e proficue su un piano stati-stico - non consiste nell’inesattezza della diagnosi, ma nelle carenze individuabili a livello di anamnesi e terapia. Tutto nasce, infatti, da un pregiudizio di fondo - e bottegaio: già, perché la Gda in questo non è diversa dal dettaglio tradizionale - che è il solito e si ripete da almeno vent’anni, da quando, cioè, Bersani fece la famosa legge di parziale liberalizzazione del settore (una buona legge, secondo noi); il difetto consiste nell’omettere la seguente realtà: l’Italia non può, e non deve, imitare le strutture distributive tedesche, francesi e inglesi, per il semplice motivo che l’Italia non è né l’Inghilterra, né la Francia né la Germania. E Ravazzoni ne è cosciente perché nello stesso capitolo in cui parla del ritardo strutturale della nostra Gda, ricorda saggiamente che l’Italia vanta la peculiarità di un pluralismo distributivo più unico che raro.

Allegati

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