“Made in”, Europa al secondo round

Europa – Il Parlamento Europeo riprova a rendere obbligatoria l’etichettatura di provenienza dei prodotti non alimentari. Il fine è aumentare la sicurezza per i consumatori


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Si tratta di una seconda partita quella giocata e vinta a metà aprile dal Parlamento Europeo sul tema cosiddetto del “made in”, ossia l'etichettatura di provenienza dei prodotti non alimentari in commercio nell'Ue. Ma fa parte di una competizione che non è ancora terminata, dovendo approdare, come prassi istituzionale impone, sul tavolo degli Stati. E con ogni probabilità dovrà essere arbitrata dalla Presidenza italiana del Consiglio dell'Ue, nel corso del secondo semestre 2014. Quello sul “made in” è, appunto, un secondo tentativo. Il primo fu fatto alla fine del 2010, con l'approvazione a Strasburgo di un minuzioso regolamento, frutto del lavoro di molti eurodeputati, con gli italiani in prima fila, durato anni. Il fine era eliminare dal campo dei consumatori e da quello dei produttori tutti i dubbi circa la provenienza di un prodotto immesso nel circuito commerciale europeo.
Allora se ne sottolineava l'importanza, in particolare, per i settori abbigliamento, tessile, calzature, ceramica, oreficeria. Si disse che tale regolamento intendeva premiare la produzione autoctona. Semplificando per immagini, la partita si giocava tra paesi Nordeuropei a vocazione mercantile (NL, UK e De) contro un resto d'Europa di retaggio “artigianale” capitanato dai paesi del Sud, Italia in prima linea. In sede consiliare vinsero i primi: il regolamento non fu adottato e la Commissione europea, appellandosi anche a difficoltà incontrate in sede di Wto, decise di ritirarlo.
La nuova partita si è giocata su un campo più ampio: il Regolamento per la sicurezza dei prodotti al consumo, redatto dalla Commissione Europea e presentato al PE, che lo ha prima emendato e poi votato. Così ad aprile a Strasburgo è passato un testo che chiede pene più severe per le imprese che non rispettano le norme di sicurezza e vendono prodotti potenzialmente pericolosi. Contestualmente è stato votato un articolo (il numero 7) per rendere obbligatorie le etichette “made in” sui prodotti non alimentari venduti sul mercato comunitario. Tecnicamente il Parlamento ha votato i testi “in prima lettura” per consentire al nuovo Parlamento, che uscirà dalle urne del 25 maggio, di utilizzarli come base per i negoziati con gli Stati.

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Allegati

229_Made_in_Ue

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