Mareblu sostiene nuovamente la ricerca di Legambiente

MatteoScarpis_DirettoreGenerale_MarebluPer il secondo anno consecutivo Mareblu ha supportato Legambiente nella realizzazione del programma di ricerca Marine Litter, il monitoraggio e lo studio dei rifiuti solidi galleggianti nelle acque dei mari italiani i cui risultati sono stati recentemente illustrati a Rimini in occasione della fiera Ecomondo.

“Siamo orgogliosi di aver contribuito alla realizzazione di un programma di ricerca riconosciuto a livello internazionale come Marine Litter, che non si limita alla puntuale denuncia dei danni provocati dall’abbandono e dal riversamento in mare di rifiuti non biodegradabili di ogni genere - dichiara Matteo Scarpis, direttore generale Mareblu. L’importanza di questo programma, infatti, risiede anche nei suoi contenuti propositivi, che offrono alle istituzioni e alle aziende preziose indicazioni su come ridurre e, quanto prima, annullare questa seria minaccia alla vita marina, alla pesca e alla salute umana.”

Il sostegno alla ricerca Marine Litter è uno dei punti qualificanti della partnership che Mareblu, seconda azienda italiana nel mercato delle conserve ittiche ha stretto con Legambiente nel 2012. L’indagine condotta sugli inquinanti solidi dispersi nelle spiagge e nei mari, ed estesa da quest’anno anche agli ecosistemi lacustri, s’inserisce a pieno titolo nel percorso di responsabilità sociale, sostenibilità delle attività aziendali e difesa dell’ambiente marino intrapreso da Mareblu.

I risultati presentati a Rimini, durante Ecomondo 2016, sono estremamente eloquenti. La densità media dei rifiuti a galla nelle aree marine monitorate dalla Goletta Verde di Legambiente è di 58 rifiuti per Km2, con il Mar Tirreno in cima alla lista nera con una densità di 62 rifiuti/km2. Un dato eloquente che si ripercuote non soltanto sulla salute dei nostri mari ma anche sull’economia: secondo uno studio commissionato ad Arcadis dall’Unione Europea, infatti, l’impatto economico del Marine Litter su scala continentale è pari a 476,8 milioni di euro l’anno, di cui 61,7 milioni di euro rappresentano l’impatto sul settore della pesca.

Negli ultimi anni, l’azienda italiana che fa capo al Gruppo Thai Union, ha aderito ad ulteriori iniziative promosse da Legambiente, quali “Spiagge e Fondali Puliti”, il Centro di Recupero delle Tartarughe Marine di Manfredonia e il Museo Vivo del Mare di Pollica, nel Cilento, ed ha messo in campo altre azioni per garantire la sostenibilità dei prodotti e delle attività aziendali. Entro la fine dell’anno, Mareblu introdurrà sul mercato italiano la prima referenza di tonnoskipjack (tonnetto striato) certificata MSC Pesca Sostenibile da parte del Marine Stewardship Council, organizzazione indipendente considerata uno degli enti di certificazione della pesca sostenibile più rigorosi e autorevoli al mondo.

Per Mareblu si tratta del primo step in un progetto che si propone di raggiungere entro il 2020 l’ambizioso obiettivo di avere il 100% dei suoi prodotti proveniente da pescherecci che rispettano gli standard MSC o che hanno intrapreso progetti di miglioramento della pesca volti a raggiungere tale certificazione. Da tempo, infine, l’azienda ha adottato buone pratiche di trasparenza e tracciabilità, semplificando le informazioni in etichetta che consentono al consumatore di risalire velocemente alle origini del prodotto acquistato attraverso il sito www.mareblu.it

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