Microsoft: colture idroponiche per la mensa a km zero

microsoftCirca 40.000 pasti al giorno, 10 milioni di pasti in un anno. Dove? Nel Campus di Microsoft a Redmond, nello Stato di Washington. Un campus che si estende su 600 acri di terreno sui quali insistono 109 edifici e che è oggi oggetto di un importante progetto di Urban Farming, con l’obiettivo di portare maggiore innovazione e sostenibilità anche nell’ambito delle mense aziendali. Lo ha raccontato Mark Freeman, senior manager dei Global Dining Services della società, forte sostenitore del principio che il “il cibo non deve semplicemente avere un buon sapore, ma deve essere buono”, dando, evidentemente, all’aggettivo “buono” un’accezione molto vicina al “salutare”.

I numeri che girano in mensa sono tali da rendere non solo ragionevole, ma anche auspicabile un approccio metodologico che guardi concretamente a sostenibilità, efficienza e riduzione degli scarti: Freeman parla di 670.000 fette di pizza, di 248 tonnellate di cibo servito dal “salad bar” aziendale e di 10 milioni di litri di bevande a libero servizio. Due le strade percorse: da un lato incoraggiare quanto possibile l’agricoltura di prossimità, ad esempio incentivando l’approvvigionamento a chilometro zero o quasi (e secondo Freeman “il nostro servizio mensa supporta oltre cento produttori locali”), dall’altro iniziare a coltivare direttamente nel campus ciò che serve al servizio di ristorazione. Microsoft dunque ha deciso di avviare direttamente sui propri terreni la coltivazione di verdure e insalate da destinare al consumo interno.

La scelta è caduta sulle colture idroponiche, vale a dire tecniche di coltivazione fuori dal suolo nelle quali la terra è sostituita da uno strato inerte e il nutrimento delle piante viene garantito da soluzioni specifiche di acqua ed elementi minerali. Si tratta di una modalità di coltivazione sostenibile, che consente di ottenere produzioni qualitativamente controllate. Microsoft le ha realizzate all’interno del suo Campus, facendole di fatto diventare parte del design e dell’architettura del luogo, così come è riuscita a rendere elemento di attrattività anche le serre realizzate sui suoi terreni. I vantaggi? Secondo Freeman evidenti: “I dipendenti sanno di più della provenienza del cibo che mangiano, noi abbiamo quasi raggiunto la copertura del fabbisogno del campus, ottenendo in cambio anche un significativo risparmio dell’acqua consumata”. “Pensiamo a Microsoft come a una città e il nostro compito è quello di rispondere ai bisogni dei nostri abitanti offrendo loro una varietà di cibi salutari. Non si tratta di un mero esercizio di pensiero, ma un percorso di cambiamento e sperimentazione nel quale tutti si sentono coinvolti”.

Nel campus sono coltivate dieci qualità di insalate e sono state installate oltre 50 torri idroponiche: si semina in una struttura apposita e dopo otto giorni le piantine sono trasferite nelle unità dove ricevono acqua ricca di nutrienti. Dopo due settimane sono pronte per la prima raccolta. L’iniziativa è stata accolta con entusiasmo dai dipendenti, che non solo apprezzano l’idea di alimenti realmente a chilometro zero, ma diventano contributori dell’esperimento con suggerimenti e idee. Di utilizzare per esempio le luci al plasma invece delle alogene o delle lampade a Led.

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