Misurato da Roland Berger-Siae il valore sottratto dal web ai contenuti

La cultura su internet paga, ma non fino in fondo. Una ricerca di Roland Berger-Siae fissa al 27% dei ricavi raccolti da intermediari la percentuale media di mancato ritorno economico a favore di chi ha creato quei contenuti.

  • Questo lo scenario. La ricerca Roland Berger-Siae parte da un'analisi di quel che succede con i distributori autorizzati come Netflix e Spotify. Entrambe spendono il 70 per cento dei ricavi per i contenuti con una differenza nei ricavi netti annuali per utente: su Netflix ogni abbonato vale 62 euro all'anno, su Spotify 17. Dopo il pagamento dei contenuti, il ricavo per utente medio scende a 16 euro all'anno per Netflix e a 5 per Spotify.
  • Per quanto riguarda gli intermediari tecnici, in Europa i ricavi sono di 22 miliardi di euro l'anno, di cui 16 per Google e 3 per Facebook con un impatto diretto dei contenuti culturali sui ricavi pari a 5 miliardi, il 23 per cento del totale.
  • In Italia, invece il 27% sul business di social, motori di ricerca, piattaforme, servizi cloud che pesa 369 milioni di euro è il  "value gap" dei contenuti culturali e che riguarda cinema, musica, radio, tv, fotografia, stampa, libri, videogames, esibizioni live, tutte a disposizione nell'era del digitale.
  • “La musica è stato il primo settore economico ad essere violentemente impattato dalla  rivoluzione digitale -afferma Filippo Sugar, presidente designato Siae- e l'impatto è stato devastante. L'industria del disco valeva 35 miliardi, oggi ne vale 14. Quello che è accaduto al comparto musicale succederà a catena anche agli altri comparti: tv, cinema, editoria. C'è una cultura che mette in dubbio che bisogna remunerare chi crea o chi produce contenuto creativo.  C'è qualcun altro che sta prosperando sui contenuti creati e prodotti dagli artisti”.
  • In chiave prospettica, l'idea che il frutto della creatività debba essere gratuito è sbagliata. I grandi intermediari della rete che generano ricavi enormi sui contenuti culturali non redistribuiscono questo valore. Ne deriva che si sfruttano ora le opere passate, ma si pregiudicano quelle presenti e future. Sulla necessità di riequilibrare la redistribuzione del valore Siae chiede il supporto delle istituzioni.

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