Nomisma, 9 milioni di famiglie vorrebbero acquistare casa (ma non possono)

red paper house with euro banknotes and calculator
Secondo il nuovo Rapporto di Nomisma sulla finanza immobiliare, 9 milioni di famiglie acquisterebbero una casa se non fossero escluse dal sistema economico e bancario: sono per lo più nuclei con età 35-44 anni, con figli

Il numero di complessivo di famiglie italiane che esprimono un’intenzione di acquisto di abitazioni rispetto al 2017 (2,6 milioni nel 2018 vs 2,2 milioni) è aumentato di ben oltre 100 bp (+10,2%). È uno dei dati più rilevanti dell’11° Rapporto sulla Finanza Immobiliare 2018 presentato da Nomisma nella due giorni della settima edizione di RE Italy a Milano.

Sono 722.000 le famiglie che si stanno già muovendo (2,8%), mentre circa 1,9 milioni esprimono un’intenzione di acquisto nel breve termine (7,4%). La propensione più marcata si registra tra i giovani (18-34 anni) che rappresentano nuclei familiari con status finanziario e lavorativo qualificato e un reddito familiare medio oltre i 3.500 euro al mese (quindi una nicchia molto ristretta  di happy few, ndr).

Altro gruppo che si identifica con l’intenzione di attivarsi nei prossimi 12 mesi per l’acquisto di una casa sono nuclei familiari con età media dei componenti fra 45-54 anni, figli, occupazione soddisfacente (dirigenti, imprenditori, liberi professionisti) e reddito mensile tra 1.800 e 2.400 euro.

Nomisma riscontra come sia sempre più evidente la "barriera all’entrata" che "arresta l’intenzione potenziale di quei nuclei familiari che per situazioni lavorative e di reddito e per mancanza di una rete familiare o sociale di supporto non intendono neppure rivolgersi al mercato finanziario per ricevere sostegno al proprio fabbisogno abitativo".

Nello stesso tempo sono complessivamente 1,7 milioni le famiglie italiane (il 65,9% delle intenzioni) che desiderano procedere con l’acquisto della "prima casa" o manifestano il desiderio di "sostituzione" per vivere in una casa più confortevole e in un luogo più vicino al posto di lavoro oppure in una zona più attrattiva. Le motivazioni di acquisto di una "seconda casa per uso familiare" si mantengono oggi ancora elevate (18% delle famiglie italiane, circa 476.000 nuclei).

Un ulteriore e importante elemento che emerge dall’11° Rapporto sulla Finanza Immobiliare di Nomisma riguarda la ripresa della componente di investimento che ha raggiunto il 15,4% delle manifestazioni d’interesse arrivando a riguardare circa 400.000 famiglie (nel 2017 la percentuale era del 6,1%). Questo dato è per l’Istituto bolognese uno "tra i segnali inequivocabili di una prospettiva di miglioramento del mercato immobiliare".

Le motivazioni di questo rialzo percentuale sono la migliore convenienza economica (spesso solo percepita) del mercato immobiliare e la mancanza di valide opportunità di investimento alternativo. Si tratta di famiglie monocomponenti nella fascia 45-54 anni, che vivono in una casa di proprietà, svolgono attività imprenditoriali e libero professionali con a disposizione un reddito netto mensile compreso tra i 1.800 e i 2.400 euro mensili.

Spostando l’attenzione sulle famiglie che non intendono acquistare casa Nomisma rileva "un’ampia frammentazione della domanda": 9,2 milioni di famiglie (35,5%) avrebbero bisogno di acquistare un’abitazione ma restano di fatto escluse dal mercato. Di queste circa 8,3 milioni non si avvicinano al mercato residenziale per la mancanza di risorse economiche sufficienti mentre 900.000 famiglie dichiarano di non essere nelle condizioni di accendere un mutuo: si tratta di coppie, fascia di età 35-44 anni, con figli e con difficoltà occupazionali (spesso inoccupati) e con un reddito medio familiare mensile che non supera 1.200 euro.

Nomisma sottolinea che si tratta di "un segmento di domanda che non riesce a manifestarsi e a trovare un supporto dal punto di vista finanziario poter avviare progetti a lungo respiro"; al contempo vi sono circa 11,5 milioni di famiglie che non avvertono la necessità di acquistare un’abitazione perché sono già proprietarie di case. Sono per lo più pensionati, coppie con 2 componenti e con un reddito medio disponibile tra 2.400 e 3.500 euro al mese che vivono nel Nord Italia.

Per un ulteriore 6,3% delle famiglie italiane non vi è interesse ad acquistare altre abitazioni – pur vantando buone condizioni reddituali, in età lavorativa, già proprietari di case senza mutuo – perché ritiene che la tassazione sugli immobili sia troppo elevata o che non sia un investimento molto conveniente.

Cresce la domanda di prestiti da parte delle famiglie: il 35% delle famiglie che intendono acquistare un’abitazione prevede di ricorrere sicuramente al canale bancario (925.000 famiglie), mentre il 47,5% (1,2 milioni di famiglie) ritiene altamente probabile l’accensione di un mutuo. Un ulteriore segnale positivo viene dalle famiglie che hanno recuperato nel corso dell’ultimo anno i pagamenti insoluti e una più accentuata percezione di minore difficoltà – nei prossimi 12 mesi – a rispettare i pagamenti delle rate del mutuo.

Sono circa 362.000 le famiglie che nel 2017 hanno fatto richiesta di un mutuo ipotecario alle banche senza che poi venisse concesso (1,4% delle famiglie) a causa della condizione finanziaria non soddisfacente.

Non a caso nel 2017 è diminuita la quota di famiglie che ha stipulato un mutuo rispetto al totale delle famiglie che detengono un mutuo (da 11,5% nel 2017 a 7% nel 2018). Ulteriore ribasso si è riscontrato nella quota di famiglie che ha rinegoziato il mutuo (da 19,2% a 11,8%).

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