Operazione Inalca-Unipeg, a sostegno del bovino italiano

Luigi Scordamaglia, presidente di Federalimentare
Luigi Scordamaglia, Ad di Inalca (Cremonini) spiega i progetti di sviluppo legati alla recente acquisizione, con cui l’azienda di riferimento del mercato nazionale consolida ulteriormente la propria posizione nel mondo (da Mark Up 251)

Con  il  controllo  di  Unipeg,  Inalca  (gruppo Cremonini) diviene il primo polo privato nel segmento della trasformazione  della  carne  bovina  in  Europa.  Si  posiziona a livello internazionale con un fatturato che dovrebbe aggirarsi attorno ai 2 miliardi di euro (di cui 1,47 miliardi di euro di Inalca e 410 milioni di euro di Unipeg), e una quota di mercato domestico significativa pari al 24%, secondo Databank.  Una  percentuale  importante  che chiaramente va a modificare anche gli equilibri all’interno del settore della carne, che (si veda a tal proposito quanto pubblicato su Mark Up n. 250 alle pagg 47-56) sta vivendo una fase di reazione dopo un lungo periodo sostanzialmente difensivo.  Di  questo,  e  non  solo,  abbiamo parlato con Luigi Scordamaglia, amministratore delegato di Inalca.

Oggi  avete  una  posizione  di  indiscusso  primato  nel  comparto,  anche  in termini di market share. Qualche competitor avrà storto il naso ...
Non vedo francamente perché. Voglio rispondere in proposito non con le mie parole,  ma  con  quelle  dell’Antitrust.  Ecco  quanto riportato nel Bollettino Antitrust n. 16, del 16/5/2016 “... la presente operazione, pur comportando la concentrazione tra il primo e il secondo operatore nazionale nel settore delle carni bovine, non appare idonea a provocare effetti tali da eliminare o ridurre in modo sostanziale e durevole la concorrenza sui mercati  interessati”.  In  altri  termini,  l’Antitrust ci ha dato l’ok a procedere all’acquisizione perché, anche mettendo insieme tutta questa nostra capacità produttiva, arriviamo ad una percentuale di concentrazione che è lontana dal determinare una riduzione della libertà di concorrenza.

Per  essere  precisi,  di  che  quota  di  mercato stiamo parlando?
La  percentuale,  sempre  da  quanto  espresso dall’Antitrust, può variare a seconda  delle  fonti  cui  si  fa  riferimento. Se ci atteniamo alle rilevazioni Databank,  per  esempio,  parliamo  di  una  quota del 24% circa, un dato che la stessa  autorità  garante  della  concorrenza  e del mercato giudica sovrastimato, in quanto  basato  su  una  valutazione  del  valore complessivo del mercato pari a circa  2,7  miliardi  di  euro,  che  risulta  di gran lunga inferiore a quella desunta da altre fonti. Per Ismea, per esempio, il mercato dell’industria di macellazione avrebbe un valore di circa 3,9 miliardi:  la  quota  complessiva  sarebbe quindi pari al 17% circa. Qualunque dato si voglia considerare, parliamo comunque di percentuali lontane dal generare  qualsiasi  preoccupazione  e  soprattutto ben lontane a quelle esistenti in altri Paesi comunitari in cui il settore è meno frammentato.

Si tratta comunque di numeri importanti, che potranno offrire nuovi stimoli al vostro business...
La valenza strategica del progetto è indubbia,  innanzitutto  perché  ci  consente  di  dar  vita  a  un  nuovo  polo  agrozootecnico interamente italiano in grado di competere a livello internazionale e, quindi, valorizzare al meglio la nostra produzione. Le nostre radici produttive sono rappresentate  dagli  allevamenti  italiani,  con  un network oggi ancora più vasto grazie all’inclusione di quella che è la rete Unipeg. Contestualmente, consolidando, razionalizzando e anche specializzando sia gli impianti produttivi di Inalca sia, oggi, quelli derivanti da Unipeg, abbiamo creato una struttura molto più efficiente nel valorizzare e nel premiare il lavoro quotidiano, per niente semplice, dei nostri allevatori.

Ci spieghi meglio questo punto.
Unipeg  ha  sempre  fatto  un  mestiere  molto  tradizionale  di  vendita  alla  gdo  e  al  normal  trade  di  carne  bovina;  Inalca  si  è  invece  caratterizzata  dall’aver sempre associato a tale attività tradizionale una industrializzazione spinta della produzione. In questo senso ricordo che siamo leader in Europa nella produzione di hamburger e tra i primi nella carne in scatola. Nella fattispecie, produciamo oltre 100.000 tonnellate  all’anno  di  hamburger  e  200  milioni di scatolette, con 7.200 referenze di prodotto (con i marchi Montana, Manzotin, Ibis e CorteBuona). Credo  che  il  dato  più  interessante  per  far capire il nostro modello è che Inalca ottiene da ogni singolo bovino circa 3.000  differenti  articoli  contro  le  poche  centinaia  di  un  nostro  concorrente medio. Questo perché ciascuna parte dell’animale e ciascun taglio vengono differenziati e diversamente valorizzati in tutti i canali commerciali che riusciamo a coprire e nei numerosi mercati mondiali in cui commercializziamo i nostri prodotti. Per far questo servono volumi e processi di trasformazione industriali  avanzati  che  ora  mettiamo  al  servizio  anche  del  bacino  di  allevatori  di Unipeg.

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