Parte lo stop alla plastica monouso: la direttiva recepita in Italia

Entra in vigore nel nostro Paese il nuovo decreto legislativo con alcune deroghe su plastica biodegradabile e compostabile che fanno discutere

Mentre il comparto del packaging continua ad essere oggetto di importanti investimenti in ricerca e sviluppo, volti a coniugare sicurezza e sostenibilità, entra in vigore anche in Italia la direttiva europea 2019 sullo stop alla plastica monouso (Sup). Vietata dunque, fino a esaurimento scorte, la vendita di una serie di prodotti quali piatti e posate usa e getta di plastica, bastoni per palloncini, contenitori per bevande in plastica monouso, tappi, coperchi, cannucce, attrezzi da pesca contenenti plastica.

Nel nostro Paese, tuttavia, potranno rimanere in commercio piatti e posate al 100% di plastica biodegradabile, oltre che piatti e posate in plastica lavabile e riutilizzabile. Non solo. È riconosciuto anche un contributo sotto forma di credito d’imposta per le imprese che, nel triennio 2022/20224, acquistano e utilizzano prodotti riutilizzabili definiti dalla direttiva o realizzati in materiale biodegradabile o compostabile certificato secondo la normativa Uni EN 13432:2002.

Il dibattito. Un modo di recepire la direttiva europea, il cui spirito è favorire un'economia circolare e green mettendo fine al consumo usa e getta, che non ha mancato di suscitare critiche. Già nel 2021 un gruppo di Ong (Greenpeace, Ecos, ClienthEarth e Rethink Plastic Alliance) sottoposto un reclamo ufficiale alle autorità europee per segnalare un contrasto tra la legge italiana e i dettami comunitari. I responsabili di Greenpeace, in particolare, sottolineano le "incomprensibili esenzioni nei confronti di prodotti rivestiti in plastica e deroghe ingiustificate per gli articoli monouso in plastica compostabile". Deroghe che vedrebbero il mercato popolarsi anche di alternative di dubbia soluzione e impatto green, come plastiche riutilizzabili solo un numero limitato di volte, così come contenenti additivi che portano alla la frammentazione della materia plastica in micro-frammenti.

Al di là del fatto che l'Ue decida o meno di avviare l'iter per una procedura di infrazione, resta il fatto che, come spesso ricordiamo su queste pagine, la vera innovazione sostenibile deve guardare al lungo termine e saper superare anche gli eventuali limiti del legislatore. La storia del business insegna infatti che l'unico approccio vincente a livello competitivo è quello che sa leggere e inglobare con il giusto anticipo le tendenze destinate a diventare dominanti, addirittura educando il mercato laddove non maturo. La lotta alla cultura usa e getta si candida a buon diritto diventare una di queste tendenze.

Il decreto attuale, comunque, prevede per chi trasgredisce multe da 2.500 a 25mila euro, che possono arrivare fino a 50mila euro se il quantitativo di prodotti illeciti supera in valore il 10% del fatturato aziendale.

Nel frattempo, la cosiddetta Plastic Tax è rinviata al 2023.

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