Perché non si può fare sviluppo a debito

Gli opinionisti di Mark Up: Mariano Bella

di Mariano Bella - Confcommercio
@confcommercio

Gli aspetti tecnici dei trattati europei sono ormai di tale complessità che non li capisce neppure chi ha contribuito a scriverli. Si contesta, poi, e con grande fondamento, che alcune regole acuiscano i problemi piuttosto che risolverli. Perché, con il nobile obiettivo di creare occupazione, non si possono fare, per esempio, investimenti a debito? Perché -dicono i guardiani del tempio- se il massimo che si può ottenere dal sistema economico, il cosiddetto prodotto potenziale, è vicino a quanto stiamo effettivamente ottenendo, le politiche espansive genererebbero inflazione e non crescita. Immaginate di avere, insomma, una specie di limite massimo al nostro Pil: se siamo vicini a questo limite, l’unica cosa da fare è migliorare il sistema attraverso le cosiddette riforme strutturali per alzare il limite stesso. Purtroppo, in questo condivisibile ragionamento, i metodi di calcolo non funzionano sempre. Poniamo, come è accaduto, che l’occupazione scenda. Se questa contrazione ha, o potrebbe avere, anche effetti di lungo termine - perché provoca scoraggiamento o riduzione delle abilità - accade che il prodotto potenziale scenda. Quindi, quel limite teorico segue il Pil effettivo che è sceso comportando la prima caduta dell’occupazione. Ma più il limite e il Pil vero sono vicini, tanto minori sono le possibilità di contrastare la stessa caduta dell’occupazione. Risultato: impossibile agire. La soluzione dovrebbe essere ispirata al buon senso, cioè di permettere politiche moderatamente espansive anche in presenza di effetti negativi di tipo strutturale; inoltre, come caldeggiato dal Ministro Padoan, un calcolo più ragionevole del Pil potenziale aiuterebbe molto.

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