Plasmare la ripresa: resilienza e sostenibilità parole d’ordine per UE e Italia

SOTU - PNRR
© European Union 2020; © Presidenza del Consiglio dei Ministri
Il discorso di Ursula von der Leyen sullo Stato dell'UE e il Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza del Governo Conte indirizzano la recovery

La giornata di mercoledì 16 settembre 2020 è stata paradigmatica e programmatica per quelle che saranno le politiche di ripresa dalla crisi economico-sanitaria, nell'immediato futuro. Protagonisti della giornata sono stati, sul fronte europeo, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, alla prova del suo primo discorso sullo Stato dell'Unione europea (State of the Union – SOTU), l’appuntamento annuale che vede il presidente della Commissione in carica fare il punto sui risultati conseguiti nell'ultimo anno e presentare le priorità per l'anno successivo; mentre, sul fronte nazionale, il Governo Conte, impegnato nella presentazione alle Camere da parte della proposta di Linee guida per la definizione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

 

 

Partendo da Bruxelles, con un discorso di 8.179 parole, lungo 79 minuti, Ursula von der Leyen ha passato in rassegna quello che la Commissione ha fatto nell’anno trascorso e presentato una serie di nuove iniziative dell’UE. Il punto di partenza dovuto è stato il riferimento alla pandemia, delineando le azioni in corso e le sfide capitali che l’UE sta portando avanti a 360 gradi (migrazioni, cambiamenti climatici, brexit, relazioni sino-europee/ transatlantiche, ecc.), ponendo l’accento sullo storico risultato relativo al pacchetto Next Generation EU e al Quadro finanziario pluriennale dell'Ue 2021-27. Next Generation EU, in particolare, prevede uno stanziamento di 750 miliardi di euro (tra prestiti e contributi a fondo perduto), ed introduce un accordo storico per un debito comune, un primo passo, seppur in un contesto di estrema complessità, verso  l’integrazione finanziaria.

Molti i riferimenti e le suggestioni della von der Leyen al business e a questioni che lo toccano nel suo day by day: a partire dagli obiettivi green e di sostenibilità dell’Unione in termini di neutralità climatica e decarbonizzazione (che saranno finanziati con circa 277 miliardi di euro da Next Generation EU), fino alla questione dati e privacy. Vi è, infatti, la consapevolezza del grandissimo valore strategico dei dati e del loro destino ad aumentare esponenzialmente nel prossimo futuro: la quantità di economic e industrial data quadruplicherà nei prossimi cinque anni e l’80% di questi dati non è ancora raccolto e, conseguentemente, non utilizzato. I dati, inoltre, in ottica di sovranità digitale, devono essere protetti, e al contempo resi accessibili per promuovere l’innovazione: ciò vede impegnata la commissione nella  realizzazione di un cloud interamente europeo come parte di Next Generation EU, basato su GaiaX (ovvero il progetto franco-tedesco di un Cloud europeo sovrano, capace di fornire un’alternativa valida al predominio americano e cinese).

 

 

Alla base di tutto ciò, vi è però la necessità di sopperire a casi, purtroppo non isolati (il 40% dei cittadini europei che vivono in zone rurali non hanno accesso a connessioni veloci a banda larga), di digital divide, con una nuova infrastruttura per la connettività, con l’auspicio di concentrare gli investimenti sulla connettività diffusa e sicura, ma soprattutto in reti in fibra, in reti 5G e nelle future reti 6G. Da ciò, dipende la possibilità di impegnarsi in progetti ad alto spessore tecnologico, come la costruzione di supercomputer all’avanguardia Made in Europe, e di microprocessori di nuova generazione, che consenta di utilizzare i crescenti volumi di dati in modo efficiente e sicuro dal punto di vista anche energetico.

Arrivando a solcare i confini del Belpaese, molte assonanze con quanto menzionato dalla presidente von der Leyen si ritrovano anche nelle linee guida del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) proposte a Camera e Senato dal Governo, in risposta al già citato Next Generation EU, approvato dal Consiglio Europeo il 21 luglio 2020, che, al pari del Bilancio 2021-2027 dell’Unione Europea, è attualmente al vaglio del Parlamento Europeo e dovrà poi essere ratificato dai Parlamenti nazionali. Il PNRR, coerentemente con il Piano di Rilancio discusso lo scorso giugno 2020, si basa su una valutazione equilibrata dei punti di forza e di debolezza dell’economia e della società italiana, e prenderà in carico sfide, missioni divise per cluster, progetti e riforme strutturali che saranno collegate ad uno o più cluster di intervento. In particolare, le sei missioni su cui si concentreranno gli forzi saranno quelli di:

  1. Digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo
  2. Rivoluzione verde e transizione ecologica
  3. Infrastrutture per la mobilità
  4. Istruzione, formazione, ricerca e cultura
  5. Equità sociale, di genere e territoriale
  6. Salute.

Agenda europea e agenda nazionale sembrano muoversi armonicamente e costruttivamente, almeno sulla carta, superando come  inconsistente l’antico adagio “Ce lo chiede l’Europa”, in una sorta di – sudata e ancora precaria  – comunione d’intenti, che però ha fruttato la messa a disposizione di una somma di risorse economiche non indifferenti, da sapere ora spendere nella maniera più congeniale. Il Parlamento italiano, chiamato a partecipare a tutte le fasi interlocutorie prima dell’adozione definitiva del Piano, avrà pertanto un ruolo fondamentale nel valutare, indirizzare e contribuire a definire le scelte del Governo, sperando che tra Strasburgo e Bruxelles pure le scelte dell’UE si mantengano nel solco della solidarietà, sostenibilità e resilienza.

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