Progettazione ecocompatibile: arriva il passaporto digitale europeo dei prodotti

La Commissione europea sta lavorando a una proposta di norme più specifiche in materia di eco progettazione. Il contributo di EuroCommerce e GS1 in Europe sul tema

Nell'ambito del Green Deal europeo, la Commissione europea ha presentato nel marzo 2020 un nuovo piano d'azione per l'economia circolare (Circular Economy Action Plan), in cui ha annunciato anche un'iniziativa legislativa riguardante i prodotti sostenibili (Sustainable Product Initiative – SPI). Sintetizzandone per sommi capi gli scopi, l’iniziativa mira a rendere i prodotti adatti a un'economia circolare, a raggiungere un’efficienza sostanziale in termini di risorse e la neutralità dal punto di vista climatico, a ridurre i rifiuti e a garantire che le prestazioni dei “leader” di sostenibilità, di modo che diventino progressivamente la norma. Tale iniziativa legislativa ricomprende anche una revisione della Direttiva sulla progettazione ecocompatibile, ampliandone il suo campo di applicazione oltre ai prodotti legati all'energia, come nel caso del contrasto alla presenza di sostanze chimiche dannose nei prodotti nelle apparecchiature elettroniche, tessili, mobili, acciaio, cemento e prodotti chimici.

Missione climatica per un saving energetico

La guerra della Russia in Ucraina ha, in questo contesto, solo aggiunto l'urgenza della missione climatica dell'UE, sottolineando ulteriormente la necessità di nuovo approccio al tema, iniziando dall’abbandonare rapidamente l'uso dei combustibili fossili e dal favorire, il più rapidamente possibile, la transizione energetica verso alternative più sostenibili. Secondo quanto reso noto dalla Commissione europea lo scorso 30 marzo 2022, si sta lavorando in seno alle istituzioni per svincolare quanto prima l’UE dalla dipendenza dall'energia e dalle risorse esterne, in modo che diventi più resistente agli shock e attenta alla natura e alla salute delle persone. È stato, quindi, presentato a fine marzo 2022 il nuovo pacchetto di norme nell'UE per rendere i prodotti sostenibili, promuovere modelli di business circolari e responsabilizzare i consumatori per la transizione verde, già annunciato con il sopramenzionato nuovo Circular Economy Action Plan, uno dei pilastri del Green Deal 2020. Le proposte ora in essere si basano sui risultati delle attuali regole di progettazione ecologica dell'UE, che hanno portato, secondo quanto riportato dalla Commissione europea, notevoli riduzioni del consumo energetico dell'UE e risparmi significativi per i consumatori. I dati della Commissione sottolineano come, solo nel 2021, i requisiti di ecodesign esistenti hanno fatto risparmiare ai consumatori 120 miliardi di euro. Le regole hanno anche portato a un 10% in meno di consumo energetico annuale da parte dei prodotti in fase d’utilizzo. Con le novità ora in vigore, entro il 2030, “il nuovo quadro potrebbe portare a 132 mtep (million tonnes of oil equivalent, ovvero milioni di tonnellate equivalenti di petrolio) di risparmio di energia primaria, che corrisponde approssimativamente a 150 bcm (billion cubic metres, ovvero miliardi di metri cubi) di gas naturale, quasi equivalente all'importazione di gas russo dell'UE”.

La roadmap dell'Espr

La proposta di Regolamento sulla progettazione ecocompatibile di prodotti sostenibili (ESPR, Ecodesign for Sustainable Products Regulation) è il fulcro del pacchetto in oggetto. Definisce, infatti, un quadro volto a fissare più puntuali specifiche di progettazione ecocompatibile per determinate categorie di prodotti, così da ottenere un marcato miglioramento della loro circolarità, della prestazione energetica e di altri aspetti legati alla sostenibilità ambientale.

Panoramica delle iniziative del pacchetto Economia circolare
© COM(2022) 140 final,"Prodotti sostenibili: dall'eccezione alla regola"

Come si legge nella Comunicazione in proposito della Commissione europea Prodotti sostenibili: dall'eccezione alla regola, le specifiche di progettazione ecocompatibile previste riguarderanno “quanto segue, in funzione della categoria di prodotti regolamentata:  

  • durabilità, affidabilità, riutilizzabilità, possibilità di upgrading, riparabilità, facilità di manutenzione e ricondizionamento dei prodotti;
  • restrizioni della presenza di sostanze che rappresentano un ostacolo per la circolarità di prodotti e materiali;
  • uso di energia o efficienza energetica dei prodotti;
  • uso delle risorse o efficienza delle risorse dei prodotti;
  • tenore minimo di contenuto riciclato nei prodotti;
  • facilità di smontaggio, rifabbricazione e riciclaggio di prodotti e materiali;
  • impatto ambientale dei prodotti nel ciclo di vita, segnatamente l'impronta ambientale e di carbonio;  prevenzione e riduzione dei rifiuti, inclusi quelli di imballaggio.”

Sempre nell’ottica di aiutare imprese e consumatori a scegliere con cognizione di causa, oltre alle specifiche di fabbricazione, il Regolamento fornisce anche un quadro per fissare obblighi di informazione sulla sostenibilità ambientale dei prodotti. Tra questi vi è il passaporto digitale del prodotto (Digital Product Passport - DPP) che è pensato con lo scopo di consentire ai prodotti di essere contraddistinti e identificati e rimanda alle informazioni pertinenti sulla circolarità e la sostenibilità. Il ricorso a questa soluzione è definita nella sopraccitata Comunicazione come “pionieristica per i dati sulla sostenibilità ambientale” in quanto “può anche aprire la strada alla condivisione volontaria di altre informazioni, non limitata ai prodotti e ai requisiti contemplati dall'ESPR. Inoltre il passaporto digitale può essere usato per veicolare informazioni su altri aspetti legati alla sostenibilità dei gruppi di prodotti interessati, laddove atti normativi distinti dell'Unione ne richiedano la divulgazione”. Riassumendo, uno strumento come il passaporto digitale del prodotto è importante perché interverrebbe su:

  • Il data management dei prodotti sostenibili;
  • La condivisione efficiente dei dati di prodotto lungo le supply chain globali, ed infine su
  • L’accessibilità e la portabilità di dati di alta qualità relativi ai prodotti.

Passaporto digitale

Di fatto, il passaporto digitale del prodotto è stato già riconosciuto come uno strumento dal grande potenziale, tanto da essere stato inserito dal Parlamento europeo nei documenti strategici relativi all’attuazione del Green Deal europeo e del Circular Economy Action Plan. Nella pratica si è ora nella fase di sviluppo del passaporto digitale del prodotto che, nelle mani della Commissione europea, deve sì redigere un’apposita normativa per renderlo operativo. Tuttavia, in prima battuta deve identificare le informazioni da memorizzare nel passaporto digitale dei prodotti e standardizzarle. Vi è un dibattito piuttosto acceso da parte dei vari stakeholder su cosa far rientrare nelle prescrizioni del passaporto. Un esempio in tal senso è il paper redatto congiuntamente da EuroCommerce, la principale organizzazione europea di rappresentanza del settore del commercio, e GS1 in Europe, organizzazione non profit dedicata all’implementazione degli standard globali GS1 in diversi settori in Europa, a cui partecipa pure GS1 Italy. L’obiettivo del paper è fare emergere le istanze e condividere il punto di vista concreto di chi ha un’expertise specifica nell’ambito con l’obiettivo di sensibilizzare la Commissione europea sulle caratteristiche, i requisiti e gli standard che dovranno caratterizzare il DPP per assicurarne la completa operatività e la totale affidabilità. Infatti, solo con un’adeguata struttura dei dati, il DPP sarà realmente in grado di raggiungere gli obiettivi politici ed economici per cui è stato concepito e di portare vantaggi anche ai consumatori finali, e per questo EuroCommerce e GS1 in Europe, come si legge nel loro joint paper, dettagliano alcuni punti, raccomandando che il passaporto digitale dei prodotti dell’UE sia: basato sulle esigenze delle imprese e flessibile; interoperabile, aperto e adeguato alle esigenze future (ad esempio, conforme agli standard ISO), inclusivo e pertinente, basato su dati richiesti da normative già esistenti (in modo da non gravare burocraticamente sul tutto), decentralizzato per semplificare l’accessibilità e la portabilità dei dati e coerente ed uniforme in nell’ecosistema armonizzato delle politiche in materia.

Come dimostra l’apporto di EuroCommerce e GS1 in Europe sul tema, il dibattito su uno strumento strategico come il passaporto digitale europeo dei prodotti e, più in generale, sul ventaglio di settori ricompresi nel Green Deal è qualcosa su cui ci deve interessare, anche perché le ripercussioni sia a breve che a medio-lungo termine saranno ben evidenti. Ad esempio, per il retail, l’introduzione del passaporto presenta un mix di sfide ed opportunità, con cui dover interfacciarsi per direzionarle a proprio favore, con uno sguardo agli impatti sulle risultanti comuni in termini di avanzamento sostenibile.

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