Prosciutto Modena Dop accoglie le sfide del mercato mondiale

Il riconoscimento europeo della Dop per Prosciutto di Modena è arrivato nel 1996
Un fatturato di circa 6 milioni di euro, con una quota export del 7-8%, ottenuta in particolare sui principali mercati europei, come Francia e Germania

Per il Prosciutto di Modena il punto focale per il futuro sta nella comprensione dei mercati e nella possibilità di illustrare ai consumatori target, in Italia e all’estero, le caratteristiche peculiari del prodotto e del territorio del quale è espressione. Le celebrazioni per il 50esimo anniversario della fondazione del Consorzio del Prosciutto di Modena Dop sono l’occasione per valutare i limiti e le potenzialità inespresse di questa piccola Dop emiliana, che con le sue 80mila cosce suine marchiate l’anno da 10 produttori sparsi nell’areale di produzione (fascia collinare modenese con qualche sconfinamento tra province di Reggio Emilia e Modena) rappresenta un po’ il paradigma dei tanti tesori gastronomici che punteggiano l’Italia da Nord a Sud, ossia il capitale su cui si fonda la cultura del made in Italy, ma di difficile fruizione e comprensione al di fuori della zona vocata.

 

 

“Il consorzio nacque su base volontaria - spiega Giorgia Vitali, presidente del Consorzio Prosciutto di Modena Dop – nel 1969, mentre il riconoscimento europeo della Dop è arrivato nel 1996. Oggi abbiamo un fatturato di circa 6 milioni di euro, con una quota export del 7-8%, ottenuta in particolare sui principali mercati europei, come Francia e Germania, ma abbiamo aperto anche il mercato statunitense e quello dell’Estremo Oriente, in particolare quello giapponese. I consumatori stranieri sono affascinati dalla nostra tradizione, sono interessati dalla naturalità del Prosciutto di Modena con i suoi due ingredienti, carne suina e sale, e sono deliziati dal punto di vista organolettico, con la nostra stagionatura minima di 14 mesi”.

“Naturalmente – prosegue Vitali – privilegiamo canali di vendita che sappiano valorizzare il prodotto, come il dettaglio specializzato, la ristorazione e anche qualche linea premium nel retail, i nostri numeri non ci permettono certo di lavorare sul mass market. Dal nostro punto di vista, crediamo che per una produzione con queste caratteristiche sia importante legarsi al territorio il più possibile, anche in fase promozionale: Modena è un brand forte in tutto il mondo per le nostre eccellenze non solo alimentari e la sinergia con un certo turismo è fondamentale per a nostra crescita. Anche per questo motivo avvieremo attività promozionali specifiche per il mercato giapponese, con l’obiettivo di spiegare le peculiarità e il portato tradizionale che stanno dietro al nostro marchio”.

 

 

Piccolo è bello, tradizionale e naturale sono aggettivi sempre più ricercati dai consumatori e questa domanda è in espansione in tutto il Pianeta, in particolare tra gli strati sociali con un profilo culturale ed economico sopra la media, quindi con una maggiore capacità media di spesa per la propria alimentazione. Un’opportunità, questa, che i prodotti alimentari tradizionali italiani tutelati devono poter cogliere sullo scenario internazionale in maniera crescente e che già stanno facendo oggi: i numeri espressi oltreconfine dai “mostri sacri” del nostro food sono un chiaro esempio della forza di attrazione e di fidelizzazione del food made in Italy. Su 822 produzioni alimentari Eu protette dal sistema Dop-Igp-Stg, infatti, ben 299 sono italiane, con un giro d’affari all’estero di 3,5 miliardi di euro ed export più che triplicato dal 2008 a oggi. Ma se si segmenta questo dato in base alle “dimensioni” della produzione tutelata, ossia dei volumi prodotti, emerge come i primi 15 brand realizzino oltre l’86% del fatturato al consumo e circa il 95% dell’export, di fatto monopolizzando il comparto.

 

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