Quanto tech nel nostro food; nuova frontiera delle start up

L'alimentazione è al centro di gran parte degli investimenti di ricerca e monopolizza gli sforzi di chi guarda al futuro (da Mark Up 251)

Sicuramente il mondo del food è uno di quegli ambiti nei quali negli ultimi anni si sono concentrate alcune tra le più interessanti esperienze di startup. Con  il  tempo  -e  con  nuove  tecnologie  in campo- il fenomeno non solo non accenna ad attenuarsi, ma anzi trova nuove declinazioni nelle quali manifestarsi. Perché se ancora molte startup si muovono nella sfera dell’eCommerce, puntando da un lato alla scoperta delle eccellenze locali e regionali, dall’altro a nuove forme di home delivery, ce ne sono altrettante che hanno trovato il loro spazio nell’ambito del food tech, vale a dire le tecnologie applicate alla filiera alimentare, con l’obiettivo sia di migliorare le produzioni esistenti, sia per creare i cosiddetti cibi del futuro. Sono accompagnate nel loro percorso da un lato da incubatori e funder, da Digital  Magics  a  Intesa  San  Paolo,  dall’altro dal mondo accademico -non è un caso che molte delle iniziative siano spin off universitari-, dall’altro ancora da enti pubblici, come il ministero delle Politiche  Agricole,  o  Istituti,  quali  il  Future Food Institute.

I  nuovi  cibi  sono  probabilmente uno degli ambiti nei quali la ricerca sta cercando  nuovi  sbocchi,  con  obiettivi  diversi,  che  vanno  dalla  necessità  di  trovare sempre nuove risorse anche per quella parte della popolazione mondiale che vive in deficit alimentare, sia per trovare  nuove  componenti  nutrizionali  per chi è attento al benessere, sia ancora per offrire qualcosa di nuovo ai palati dei gourmet. In  Italia,  ad  esempio,  Fingerlime.co  si  è posta l’obiettivo di creare un consorzio  di  produttori  italiani  per  promuovere  l’uso  e  la  coltivazione  del  Microcitrus Australasica, il Caviale di Limone, un agrume che si presenta in forma di  perline  trasparenti,  particolarmente  apprezzato nel mondo della ristorazione. Parallelamente,  troviamo  Spirufarm, che  si  occupa  di  nuove  forme  di  agricoltura sostenibile e che sta lavorando a un progetto ambizioso: coltivare spirulina, un’alga ampiamente utilizzata come integratore  alimentare  naturale,  100%  italiana  e  biologica  tramite  un  metodo  innovativo che garantisca una produzione costante per tutto l’anno utilizzando l’energia termica di scarto dei biogas.

L'intero articolo su Mark Up n. 251

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