Ripresa più forte del previsto: l’Italia meglio dei partner europei

Luigi Dell'Olio
Per l’anno in corso è attesa una crescita del Pil nell’ordine del 5,8%, con un ritorno ai livelli pre-Covid già nel 2022

Una ripresa così forte era difficile da immaginare. Se il Covid ha colpito pesantemente (anche) l’economia italiana, il 2021 si va caratterizzando come un anno di radicale inversione del trend. Tanto da far immaginare un ritorno ai livelli pre-pandemia già nel 2022, quindi uno-due anni prima di quanto stimato solo fino a pochi mesi fa.

Numeri incoraggianti

Secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), quest’anno il Pil italiano dovrebbe crescere nell’ordine del 5,8% rispetto al 2020, tanto che “nella prima metà del prossimo anno il nostro Paese potrebbe recuperare i livelli di attività pre-Covid”, per usare i termini riportati dal documento dell’organismo parlamentare. Un livello di crescita che in Italia non si vede dal Dopoguerra, per altro frutto della corsa in soli tre trimestri, dato che fino al periodo gennaio-marzo è proseguita la recessione imposta proprio dalla pandemia.

“Dopo il forte incremento congiunturale del secondo trimestre”, l’attività economica continuerà “a espandersi nel terzo trimestre, sebbene con un rallentamento la cui entità dipenderà molto dalla recrudescenza pandemica in corso”, spiega il documento.

Per il 2022, invece, l’Upb stima una crescita del 4,2%, ancora grazie “alle misure finanziate con il bilancio pubblico e con i fondi europei del Recovery Plan. Sulla base di stime effettuate –prosegue la nota– il pieno ed efficace utilizzo delle risorse del Next generation Eu” farà crescere il Pil di “circa due punti percentuali entro l’anno prossimo”, riportando l’economia italiana “su valori prossimi a quelli registrati prima della pandemia nella prima metà del 2022”.

Solo poche settimane prima la Banca d’Italia aveva stimato per il 2021 un’economia nazionale in crescita del 5,1% rispetto allo scorso anno (anche se con una previsione leggermente migliore per il 2022, con un +4,4%), sottolineando il peso della frenata di inizio anno, mentre il Fondo monetario internazionale è fermo su un +4,9% per quest’anno e di un +4,2% per il prossimo.

Gli indici in crescita

Le ragioni per essere ottimisti non si esauriscono qui. L’indice Pmi, indicatore macro-economico riferibili ai settori manifatturiero, servizi e costruzioni, è salito per sei mesi consecutivi fino a luglio, arrivando lo scorso mese a quota 58,6 punti (sopra i 50, significa che c’è una fase espansiva in corso), dai 58,3 di giugno e dai 52,5 di luglio 2020. Un trend, spiegano gli analisti, che conferma come la ripresa abbia ormai preso piede, ben oltre le previsioni di inizio 2021. Intanto, la produzione industriale è cresciuta nel secondo trimestre del 3,7% in chiave congiunturale, del 32,5% rispetto allo stesso periodo del 2020, oltre che del 9,3% rispetto al secondo trimestre del 2019.

Bene il commercio

Le ultime rilevazioni Istat sulle vendite di giugno segnalano che l’allentamento delle restrizioni ha avuto un effetto positivo in particolare per le piccole superfici, che hanno messo a segno una crescita del +14,8%. Un trend sensibilmente superiore al +3,8% registrato dalla grande distribuzione, che però aveva avviato la ripresa già ad aprile. L’aumento delle vendite nell’ultimo mese considerato coinvolge tutti i settori merceologici non alimentari, con una forte accelerazione soprattutto per vendite di Abbigliamento e Calzature (rispettivamente +24,5% e +19,2% rispetto allo scorso anno).

Va anche detto che le analisi e le previsioni risentono della situazione di ridotto allarmismo in merito al Covid. È certo che, in caso di nuovo boom di ospedalizzazioni e decessi, gli indicatori peggiorerebbero.

Intanto, è giusto godersi uno scenario ideale per innescare un circolo virtuoso di medio periodo, fatto di nuovi investimenti – domestici e internazionali – che porterebbero a una crescita dell’occupazione e a benefici anche per i conti pubblici.