Secondo l'Ania (Associazione nazionale imprese assicuratrici), le perdite economiche derivate da catastrofi naturali sono ammontate nel 2016 a 43 miliardi di euro, ma la penetrazione delle polizze assicurative dedicate non va ancora oltre il 30%

Secondo Ania (Associazione nazionale imprese assicuratrici), i danni conseguenti a catastrofi naturali registrati nel 2016 ammontano al doppio di quelli dell’anno precedente, ma la percentuale delle perdite assicurate è rimasta sostanzialmente invariata. L’82% delle polizze incendio attive riguarda le unità abitative, il 13,5% i fabbricati, e solo il 4,4% le unità commerciali, mentre l’estensione per le catastrofi naturali è inclusa solo nel 5% delle polizze. È comunque un dato in crescita: dalle 35.000 polizze con copertura per il rischio terremoto e/o alluvione nel 2009, il numero ha superato a fine settembre 2016, le 400.000.
Le unità abitative assicurate sono concentrate nel Nord Italia, soprattutto in Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e parte di Friuli-Venezia Giulia. In quasi tutto il Nord Italia un’abitazione su due è assicurata contro l’incendio, mentre nel Sud non si supera il 20%.

 

 

Estensione contro le catastrofi naturali: solo il 2%
Decisamente più limitata l’estensione contro le catastrofi naturali: delle oltre 12 milioni di unità abitative assicurate per l’incendio, solo 610.000 (il 2%) hanno questo tipo di tutela (principalmente per terremoto e/o alluvione) e di queste circa l’80% è in Nord Italia.
Secondo i dati Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) solo il 6% degli italiani sa di vivere in un territorio sismico. I rischi di catastrofe naturale in Italia sono anche altri, come le criticità idrogeologiche attestate da oltre 500.000 frane censite, e la presenza di numerosi vulcani (il Vesuvio, l’Etna, le isole di Vulcano e Stromboli). Ingv ha recentemente attivato anche una rete per il monitoraggio del rischio tsunami correlato a terremoti che potrebbero interessare le coste tirrenica e ionica, dove la tettonica è più intensa e il maggiore gradiente batimetrico può favorire il coinvolgimento di volumi di masse d’acqua imponenti.

"Le perdite economiche derivate da catastrofi naturali, secondo i dati Ania (Associazione nazionale imprese assicuratrici), sono ammontate nel 2016 a 43 miliardi di euro, ma la penetrazione delle polizze assicurative dedicate non va ancora oltre il 30% -precisa Alessandro De Felice, presidente di Anra-Associazione nazionale dei risk manager e responsabili assicurazioni aziendali-. Più volte si è discusso sull’ipotesi di renderle obbligatorie, ma il permanere della funzione assistenziale dello Stato non ha incentivato fino ad oggi il cambiamento dello status quo. Anche a livello macroeconomico l’allarme lanciato dall’agenzia di rating Standard & Poor’s, secondo cui un grande evento sismico potrebbe comportare un downgrading del livello di affidabilità del debito pubblico italiano, non è certo rassicurante. Il rischio appare dunque sicuramente elevato e la prevenzione costa un decimo della ricostruzione, pur trattandosi di un percorso che richiede decenni per essere completato".

 

 

"Analizzando i dati Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) sembra che gli italiani non siano ancora pienamente coscienti dei reali rischi che si corrono continuando a costruire con le stesse modalità e nei medesimi luoghi inadeguati -commenta Alessandro De Felice, Presidente di Anra-.  Secondo Ingv non sta accadendo nulla di diverso dal passato: i terremoti sono manifestazioni a-periodiche, ma in media ogni secolo la nostra Penisola conta una ventina di eventi sismici calamitosi. Oggi, però, grazie all’unione di geoscienze e informazioni storiche, è possibile ridurre l’imprevedibilità del terremoto ipotizzando la magnitudo attraverso lo studio approfondito delle aree geografiche: esistono zone dove la pericolosità sismica è maggiore, come i territori dell’asse della catena appenninica, della fascia pedemontana alpina insieme a qualche zona interna delle Alpi. In termini di magnitudo, l’Ingv attribuisce a queste aree una potenza massima raggiungibile di almeno 7.5 della scala Richter (X scala Mercalli, ndr)”.

 

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