Sacchetti bio, parla la distribuzione

Sacchetti bio

Dal 1 gennaio, quando è entrata in vigore la legge che obbliga i distributori a impiegare sacchetti bio degradabili per l'ortofrutta e a farli pagare, evidenziando sullo scontrino il prezzo, infuriano le polemiche. L'ingresso in campagna elettorale e i consueti aumenti (generalizzati) che purtroppo accompagnano ormai da anni i consumatori nel mese di gennaio non contribuiscono alla chiarezza, anzi contribuiscono a incendiare il dibattito aggiungendo argomenti spesso totalmente fuori tema.

 

 

La proposta della distribuzione: cambiare la legge sui sacchetti bio

Ne abbiamo parlato su gdoweek: i professionisti della distribuzione si stanno aggregando attorno alla proposta espressa da Mario Gasbarrino (Unes) su twitter:

 

Non sono piaciute le proposte del ministero della Salute, l'applicabilità infatti rimane nell'utopia:

Il parere di Federdistribuzione

Sul tema si è espressa anche Federdistribuzione in una nota Ansa del 4 gennaio. "Il fatto che si possano portare da casa sacchetti nuovi per la spesa di frutta e verdura è pura teoria - ha dichiarato Giovanni Cobolli Gigli, presidente di Federdistribuzione - perché il consumatore per essere in regola dovrà trovare esattamente quelli che si usano nei punti di vendita, dello stesso peso, biodegradabili e biocompostabili".

Ecco la soluzione sul tema sacchetti bio lanciata da Federdistribuzione: "Quello che chiediamo ai tre ministeri coinvolti - prosegue Cobolli Gigli - è più semplificazione e più chiarezza per non creare confusione nel consumatore e nei punti di vendita". Sarebbe infatti assurdo che la distribuzione si facesse anche carico del compito di verificare la conformità dei sacchetti bio che il consumatore porta da casa.

La questione del prezzo

Cobolli Gigli sottolinea in merito a quanto stabilito dalla legge per quanto riguarda il prezzo, ovvero che ogni azienda può applicare il costo a patto che sia compreso nel range indicato dalla legge, come il fattore che determina le variazioni di prezzo (stando alle nostre rilevazioni irrisorie, si va da 1 a 3 centesimi di euro) sia in fin dei conti il migliore o peggior prezzo spuntato dal retailer che acquista maggiori o minori quantità di prodotto. Coinvolti piccoli e grandi retailer, dalla gdo ai dettaglianti e gli ambulanti, in tutto quasi 700 mila esercizi.

 

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