Scarti alimentari: le sei strade del riciclo

Nuovo cibo edibile, mangime per animali, fertilizzanti, elettricità, bioplastiche, carburanti: molte giovani start up sviluppano prodotti ecosostenibili e concorrenziali riutilizzando i rifiuti organici (da Mark Up n. 253)

Schermata 2016-10-19 alle 11.52.56Chi  è  stato  all’Expo  2015,  e  ha  visitato  il  Padiglione  Italia,  ha  scoperto che tra i simboli della creatività e ingegno delle regioni del nostro Paese, persone capaci di trasformare gli ostacoli in idee che cambieranno il futuro, sono stati scelti  per la Sicilia Adriana Santanocito  ed  Enrica  Arena.  Ovvero  i  creatori  di  Orange  Fiber,  una  start up che sviluppa filati e tessuti innovativi per la moda partendo dagli scarti delle oltre 700.000 tonnellate di sottoprodotto che l’industria di trasformazione agrumicola italiana produce annualmente. Il riciclo dei prodotti organici e agroalimentari è finalmente diventato  una  parola  d’ordine  per  l’Italia,  consapevole  che  i  costi  di  smaltimento non sono immuni da complicazioni. Uno stimolo è arrivato grazie anche all’identificazione della riduzione dei rifiuti alimentari  come  target  negli  obiettivi  di  sviluppo  sostenibile  delle  Nazioni Unite. I trattamenti convenzionali per i rifiuti organici, ovvero la digestione anaerobica e la decomposizione aerobica, cioè in presenza di ossigeno (compostaggio), hanno pur sempre degli effetti collaterali: sono dispendiosi dal punto di vista energetico e determinano comunque emissioni di Co2. Il compostaggio, in particolare, più semplice come processo, richiede la depurazione  dell’aria  insufflata  all’interno  del  rifiuto,  che  altrimenti libererebbe in atmosfera sostanze gassose anche tossiche. E i problemi di inquinamento aumentano se finisce tutto in discarica, in assenza di raccolta  differenziata.  Dagli  scarti  si  possono  ottenere, invece, altri prodotti. Molte start up lavorano, pertanto, sul tema del riutilizzo, con direzioni e sbocchi  diversi.  A  livello  generale,  secondo  uno  studio  di Frost & Sullivan (Emerging trends and opportunities in food waste management) i fronti principali sono sei: carburanti, come il biodiesel, mangime per  animali,  fertilizzanti,  produzione  di  elettricità,  bioplastiche e nuovo cibo edibile.

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