Scenari Immobiliari, dopo il Covid19 il mercato ritornerà a volare

"L'alba ritornerà e ci porterà un mondo nuovo -scrive Mario Breglia-. La ripresa coinvolgerà i mercati e anche nuovi soggetti

La crisi odierna ha molte somiglianze con quella del 2001, ma anche con quelle del 1973 e del 1930, dove le riprese hanno visto mercati, prodotti e soggetti nuovi. Un messaggio ottimista quello di Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari, rivolge, in una sua lettera aperta alla comunità del mondo immobiliare. "Tanti accomunano gli effetti del Coronavirus a quanto accadde dopo l’11 settembre 2001. Anche allora, si mise in discussione il modello di crescita delle città, la conurbazione eccessiva e la mancanza di attenzione alla sicurezza dei cittadini. Un certo modello di sviluppo era dato per morto; data per finita la costruzione dei grattacieli perché obiettivi troppo facili da colpire. Il nuovo modello di sviluppo doveva puntare ai piccoli centri e non alle metropoli. Come oggi, crollò il turismo e fu messa in discussione la globalizzazione".

 

 

"Al Forum di Scenari, poche ore dopo l’attentato alle Torri Gemelle, si parlò esplicitamente di fine del real estate -prosegue Breglia-. Cos'è successo dopo? Si sono costruiti circa 800 grattacieli nel mondo, di cui una ventina in Italia. La popolazione mondiale trasferita nelle metropoli è aumentata del 10%".

La crescita galoppante dopo le Torri Gemelle

"Nel febbraio 2002 al convegno Censis -continua Breglia- si discusse sull'esplosione della bolla immobiliare dopo una crescita dei prezzi medi e del fatturato del mercato di quasi il 10% nei cinque anni precedenti. Nel quinquennio successivo all’11 settembre 2001 il mercato immobiliare italiano è cresciuto del 27% e i prezzi di quasi il 20% mentre quello europeo del 35%, con un incremento delle nuove costruzioni superiore al secondo dopoguerra".

"Questa lunga premessa introduce il mio pensiero attuale -aggiunge Breglia- non di conforto, ma di stimolo a chi legge. Nell’ora più buia (e questa sicuramente lo è) non si vedono i bagliori dell’alba. Questa, però, arriverà e ci porterà (in) un mondo nuovo. La crisi odierna ha molte somiglianze con quella del 2001, ma anche con quelle del 1973 e del 1930, dove le riprese hanno visto mercati, prodotti e soggetti nuovi. Questi mesi in sospensione stanno dando un nuovo valore a quello che potremmo definire spazio vitale individuale".

I cambiamenti nella domanda di spazi

"Già ho parlato dell’inadeguatezza della maggior parte delle nostre case -continua Breglia-.  Ora qualche considerazione sui luoghi del lavoro terziario. Abbiamo atteso lo smart working e ora che lo abbiamo conosciuto non vediamo l’ora di tornare nei nostri cari uffici. A parte la debolezza delle reti e un tempo doppio per la metà del risultato, abbiamo visto che il lavoro è scambio di idee, collaborazione, sintesi tra i diversi, dialogo anche senza parole".

"Ci sarà necessità di più metri quadrati per addetto. La logica dello sfruttamento intensivo dello spazio -conclude Breglia- non è più adatta ai tempi nuovi. Dove alle necessità sanitarie si aggiunge una nuova consapevolezza dei bisogni delle persone. Vanno ripensati i luoghi del lavoro su superfici maggiori e con servizi innovativi. Il recupero dei tanti contenitori vuoti deve essere prioritario, oltre a nuove e diverse costruzioni. Ci muoveremo meno e quindi le zone centrali o quelle meglio collegate varranno di più. Ci sarà una nuova gerarchia di investimenti, così come avvenne nei primi anni del secolo. La velocità del mercato non dipende solo dalla nostra volontà, ma anche dalle scelte di politica economica nazionali e internazionali. E quindi il momento della ripresa è incerto. Ma in quel momento avremo bisogno di più mercato".

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