Seeds&Chips: il food tech cambia il mondo

Molti i focus con visione prospettica: sostenibilità, questione idrica e Africa. Con il grande apporto dei “teen innovators” (da Mark Up n. 279)

I temi che Seeds&Chips riesce a sviluppare in ogni edizione sono molteplici e di estrema attualità pur con una valenza prospettica di ampio respiro. Mark Up ha incontrato Marco Gualtieri, imprenditore e fondatore delle manifestazione per approfondire i trend più importanti.

 

 

I temi caldi stanno diventando roventi. Food Tech, sostenibilità, sviluppo planetario. Da che parte iniziamo?

Partiamo dal packaging e dal mondo della sostenibilità. L’intero sistema sta facendo i conti con l’inquinamento da plastiche e il legislatore è sempre più pressato all’intervento. Un tema che trattiamo a questa edizione di Seed&Chips per il quale le tecnologie per porvi rimedio ci sono o ci potranno essere in modo sempre più efficace. Non credo alla possibilità di un mondo “plastic free” ma a delle soluzioni che possano risolvere il problema. A partire dalle bio plastiche.

 

 

Si tratta di un problema globale che richiede interventi globali. E il mondo non ha dimostrato finora di mettersi d’accordo facilmente...

Il 2018 può essere considerato l’anno dello tsunami ambientale. Repentinamente il consumatore è diventato consapevole di questo tema in modo profondo. Questo ha un risvolto molto importante: il consumatore può punire o premiare le aziende che assumono un comportamento virtuoso rispetto all’uso delle plastiche e, secondo me, questo è il vero fenomeno nuovo. È sufficiente? Chiaramente no. Servono soluzioni, normative e best practice. Soprattutto è la consapevolezza che esprime il driver principale del cambiamento che punta su logiche di economia circolare dove nascono anche interessi per agire e rimediare alla situazione. Non siamo ancora in questa situazione ma ci si sta muovendo celermente.

È sufficiente limitare la produzione delle plastiche?

No. Occorre intervenire per rimuove quella disseminata negli oceani. E per far questo diventa necessario implementare dei modelli economici che rendano l’operazione interessante. Su questo stiamo lavorando e producendo proposte concrete.

Entriamo nel dettaglio...

È un manifesto di cinque punti che inquadra il problema, inquadra degli attori e propone delle soluzioni. Uno dei punti forti di questa proposta sono i modelli e le soluzioni che abbiamo definito. È comunque una macchina in movimento e stiamo lavorando con diversi soggetti di livello internazionale e partiremo dal Mediterraneo.

E sul versante idrico?

Adesso anche la gente comune si rende conto che il cambiamento climatico è un fatto e non solo i ricercatori. Come sappiamo l’agricoltura è il più grande bevitore e fino a ieri questo aspetto non interessava. Oggi che l’acqua manca occorre prendere provvedimenti. Le tecnologie sono disponibili e c’è grandissimo spazio di innovazione. Occorre portarle su ampia scala.

In Seeds&Chips si apre con i “teen innovators”. Entriamo nel merito.

Dalla seconda edizione di Seeds&Chips del 2016, abbiamo dato un ruolo rilevante alla presenza dei giovani, dei Millennials. Li abbiamo definiti “teen innovators”. Questo per due motivazioni forti. La prima è che hanno una sensibilità rispetto ai temi ambientali spiccatissima e spontanea. La seconda è legata al loro atteggiamento sui problemi, molto orientato a trovare e realizzare soluzioni. Questo grazie anche alle tecnologie digitali che permettono loro di instaurare relazioni con un’efficacia sconosciuta alle generazioni precedenti.

Ricordo che presentai nella seconda edizione due ragazzini di 13 anni che identificarono come problema il cambiamento climatico e la presenza eccessiva di zucchero nelle bibite e realizzarono delle “soluzioni”. Per esempio una app in grado di leggere il codice a barre e ricavare il contenuto di zuccheri presenti nella bevanda. Prima non c’erano né strumenti né la mentalità per agire in questo modo. La nostra intuizione si è dimostrata corretta e in anticipo. Oggi il fenomeno Greta è una conferma del trend: non è mai successo che ragazzi adolescenti e preadolescenti si siano messi in movimento.

Però l’Italia non è un Paese per giovani e startup.

Sulle startup sto combattendo una battaglia da tempo perché l’Italia non può essere il fanalino di coda. Il Fondo Italiano per l’Innovazione appena lanciato dal Governo in carica va nella direzione corretta. Però i fondi non bastano, abbiamo bisogno di case history di successo che aprano al strada. Siamo l’unico Paese che non è riuscito a creare delle “Unicorn”. Spero che il Food Tech sia un settore in cui vi possa essere sviluppo. Il 7 maggio 2019 presentiamo un piano per il Mezzogiorno italiano in cui le startup hanno un peso importante.

Nei nostri tempi qualsiasi tema è globalizzato. Sostenibilità e scarsità idriche sono collegate. Pensiamo all’Africa.

Infatti. Noi quest’anno abbiamo una presenza molto cospicua di attori africani. Questo perché i temi della sostenibilità e del futuro del cibo non possono essere affrontati senza coinvolgere l’Africa. È quindi arrivato il momento di fare qualcosa di importante nel continente africano e dal 2020 Seeds&Chips avrà un’edizione africana. Stiamo lavorando come promotori a un progetto specifico, una call da un miliardo di euro al pubblico e privato a livello internazionale, per aprire in 10 paesi africani altrettanti 10 innovation hub per l’innovazione della filiera agroalimentare. Appuntamento a Seeds&Chips.

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