Startup Agrifood e l’innovazione ambientale

L’innovatività è di declinazione e di modello, poi tecnologica. Questa è la strada che diverse realtà di startup agrifood hanno preso (da Mark Up 278)

L’obiettivo è ambizioso: di cogliere una circolarità di vantaggi: la produzione agricola e l’impatto ambientale generato, che faccia anche da raccordo tra i dislivelli territoriali in termini di carbon footprint. Un approccio che ha nella sostenibilità un fattore chiave intesa soprattutto come capacità di restituire valore nel tempo.

A questo tipo di startup si sta interessando la finanza sostenibile che coinvolge non solo soggetti privati, ma le istituzioni a diversi livelli. In Italia, è attivo e formalizzato dal gennaio 2018 l’Osservatorio Italiano sulla Finanza Sostenibile (Oifs) che opera mediante quattro gruppi di lavoro. In un tale contesto, è utile esplorare come si possano applicare strumenti finanziari sostenibili, per valorizzare e sviluppare l’ambito dell’Agrifood: gli esempi sono molteplici, alcuni anche noti. Un punto di partenza è quello che identifica le politiche pubbliche a sostegno all’innovazione nel campo dell’agrifood e nello sviluppo della sua filiera, citando un esempio virtuoso che ha come protagonista il Comune di Milano. Di fatti, il capoluogo di regione lombardo è il capofila di OpenAgri: New Skills for new Jobs in Periurban Agriculture, un contenitore progettuale messo a punto con il fine di fornire sostegno all’imprenditorialità agricola in ambito periurbano (luogo intermedio tra città e campagna, con un alto potenziale agricolo), grazie ad un progetto europeo. Il progetto, infatti, iniziato il 1 novembre 2016 e con termine previsto il 31 ottobre 2019, nasce nell’ambito del primo bando dell’iniziativa europea denominata “Urban Innovative Actions”, ai sensi dell’art. 8 del Fesr (Fondo Europeo di Sviluppo Regional)e, volta ad individuare e a testare nuove soluzioni che affrontino i problemi relativi allo sviluppo urbano sostenibile e che siano rilevanti a livello europeo. Il progetto mira a mettere a fattor comune rigenerazione urbana e promozione di imprese sociali di agrifood urbane. Nello specifico,l’area milanese coinvolta è quella di Porto di Mare Parco della Vettabbia, con particolare attenzione alla ristrutturazione di Cascina Nosedo, in modo da generare modelli gestionali e di finanziamento, animati da spirito di coprogettazione volta alla sostenibilità. In termini di modellizzazione e scalabilità, il cofinanziamento pubblico di Openagri funge da detonatore per la valorizzazione di asset pubblici abbandonati e per il settore agroalimentare sarà in grado di attrarre investimenti per la produzione di ulteriori processi innovativi. Un altro esempio virtuoso in ambito Agrifood è certamente quello di Sfera Agricola, ovvero una serra attiva in grado di adattare in tempo reale il suo clima per far sì che la crescita degli ortaggi avvenga sempre in condizioni ottimali, indipendentemente dalle condizioni metereologiche esterne, situata nel cuore della Toscana. L’av-ventura di Sfera Agricola è stata possibile grazie al finanziamento di Oltre Venture, un gruppo che promuove e supporta aziende che operano in settori di rilevanza sociale, adottando il modello operativo del venture capital in un’ottica di impact Investing. Oltre Venture si focalizza, quindi, su un venture capital sociale, investendo capitali di rischio in start up o in giovani aziende impegnate in un’attività economicamente sostenibile e che abbiano l’obiettivo intrinseco nel proprio modello di business di creare un impatto sociale positivo a tutti i livelli.

Esperienze affini a quelle di Sfera Agricola sono quelli della arcinota foodtech company Cortilia, un vero e proprio mercato agricolo digitale che gestisce cibo freschissimo in temperatura controllata in modo efficiente e sostenibile grazie ad innovativi tools di demand planning basati su intelligenza artificiale e algoritmi di ottimizzazione in ambito di trasporti. Ma anche MyFoody, ovvero un’app che digitalizza la scorta di cibi in scadenza, evitando lo spreco alimentare e i costi di smaltimento di questi prodotti; e di Rice House, una start-up piemontese che coniuga edilizia ed agricoltura che utilizza la filiera delle materie seconde della coltivazione del riso facendole diventare nuovi materiali per un’edilizia sana e un nuovo modo etico e tecnologicamente avanzato. Da tutto ciò emerge come l’agricoltura e l’ambiente più in generale debbano entrare sempre più nelle nostre prospettive finanziarie, anzitutto dal punto di vista etico-morale, anche in merito al il debito ambientale che i Paesi sviluppati hanno contratto negli anni. Inoltre, l’ambiente sarà centrale in quella che definiamo la “quarta rivoluzione industriale”, e le imprese che aderiranno il prima possibile ad un tipo di economia circolare, saranno quelle più competitive sul mercato.

La finanza sostenibile

A livello europeo la Commissione, dopo aver incaricato nel 2016 un gruppo di esperti ad alto livello sulla finanza sostenibile, ha approvato il 31 gennaio 2018 un Action Plan proprio sulla Finanza Sostenibile che promuove una visione globale sui modi per elaborare una strategia finanziaria sostenibile per l’Ue. Il piano d’azione sottolinea i due imperativi riguardanti il tema:

1) migliorare il contributo della finanza alla crescita sostenibile e inclusiva, finanziando le esigenze a lungo termine della società;

2) consolidare la stabilità finanziaria integrando i fattori ambientali, sociali e di governance (gli Esg) nel processo decisionale relativo agli investimenti.

Attorno a questi imperativi, la Commissione ha affiancato 8 raccomandazioni chiave, diverse raccomandazioni trasversali e molteplici azioni mirate a specifici settori del sistema finanziario. Esemplificando alcuni punti che emergono dalle raccomandazioni, si ritrovano aspetti come il ridirezionamento dei flussi di capitali verso un’economia più sostenibile, l’integrazione della sostenibilità nella gestione dei rischi, la promuovere della trasparenza e di una visione a lungo termine, l’introduzione di una tassonomia dell’Ue per la sostenibilità che coinvolga anche i prodotti finanziari e la promozione di investimenti in progetti sostenibili.

In Italia l’Osservatorio Italiano sulla Finanza Sostenibile opera mediante quattro gruppi di lavoro: 1) Centro finanziario italiano per la sostenibilità. Gruppo col compito di promuovere la costituzione di un centro finanziario italiano sul tema, da porre in collegamento col network internazionale dei centri finanziari per la sostenibilità auspicato nel G7 Ambiente.

2) Finanza verde per la reindustrializzazione. Gruppo il cui compito è quello di incoraggiare il ruolo della finanza verde a sostegno di una reindustrializzazione sostenibile a cui attengono investimenti di diversificazione.

3) La dimensione internazionale. Gruppo per integrare nella dimensione nazionale gli sviluppi internazionali relativi alla finanza verde e sostenibile.

4) Monitoraggio di attuazione delle 18 opzioni del rapporto Finanziare il Futuro. Gruppo che fornirà monitoraggio ai progressi del sistema paese.

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